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08/10/2026 ore 10.42
Cronaca

Humanity 1, la Corte d’Appello di Catanzaro dà ragione alla Ong: «Il soccorso in mare non può finire in Libia»

Dopo quasi tre anni di battaglia giudiziaria, dichiarato illegittimo il fermo imposto alla nave nel dicembre 2023. Per i giudici non erano vincolanti gli ordini della cosiddetta Guardia costiera libica

di Redazione Cronaca
La nave Humanity 1

Dopo tre anni di procedimenti giudiziari, la Corte d'Appello di Catanzaro ha dichiarato illegittima la detenzione imposta alla Humanity 1 nel dicembre 2023. La Corte ha respinto la tesi del governo italiano secondo cui il capitano non avrebbe rispettato le istruzioni della cosiddetta Guardia Costiera libica, stabilendo che tali istruzioni erano illegittime.

La Corte, si legge in una nota della Ong, ha affermato che un ordine che abbia per effetto il respingimento delle persone in Libia non è mai vincolante, e pertanto una nave che si rifiuta di eseguire tale ordine non può essere sanzionata. Nella sentenza del 23 settembre 2026, la Corte d'Appello ha dichiarato illegittima la detenzione imposta alla Humanity 1 nel dicembre 2023 e ha stabilito che il salvataggio di 46 persone a rischio di annegamento è stato condotto nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale e del diritto europeo.

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La sentenza rafforza la posizione giuridica di SOS Humanity e dell'alleanza Justice Fleet, che ritengono la cosiddetta Guardia Costiera libica un attore illegittimo in materia di ricerca e soccorso. «Questa importante sentenza ribadisce chiaramente che la Libia non è un luogo sicuro, quando invece un'operazione di soccorso può concludersi solo in un tale luogo sicuro. Il mancato rispetto di ordini illegittimi impartiti da soggetti marittimi che violano la legge, costringendo le persone in pericolo a tornare in Libia invece di soccorrerle, non è punibile», afferma Cristina Cecchini, avvocata di SOS Humanity, che insieme all'avvocato Giulia Crescini difende la Ong in tribunale. Facendo riferimento alla sentenza n. 101/2025 della Corte costituzionale italiana, il Tribunale di Catanzaro ha affermato che un salvataggio in mare si considera concluso solo quando i sopravvissuti vengono sbarcati in un luogo sicuro, dove la loro vita e i loro diritti fondamentali siano tutelati. Gli ordini che violano tale obbligo non sono vincolanti.

«Questa decisione ha il grande merito di applicare i principi della sentenza della Corte Costituzionale italiana sulle sanzioni alle ONG impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso (SAR) del maggio 2025. Si tratta di un prezioso precedente per i procedimenti in corso e per eventuali futuri fermi, che dimostra come il diritto internazionale e i diritti umani siano alla base di qualsiasi giurisdizione», aggiunge Giulia Crescini. «La sentenza chiarisce che un tribunale deve valutare se le persone soccorse sarebbero realisticamente sbarcate in un luogo sicuro, in linea con il diritto marittimo". Il 30 novembre 2023, l'equipaggio della Humanity 1 aveva soccorso 46 persone in pericolo.

Successivamente, la nave era stata fermata, in base alla legge Piantedosi: il governo Italiano aveva falsamente accusato il capitano di non aver rispettato gli ordini delle autorità marittime libiche, e di aver contribuito a creare una situazione di pericolo. SOS Humanity aveva immediatamente presentato ricorso contro la decisione; il Tribunale di Crotone aveva tuttavia respinto il ricorso, ritenendo che la cosiddetta Guardia Costiera libica stesse effettuando i soccorsi in modo corretto e concordando sul fatto che la Humanity 1 avesse contribuito a creare la situazione di pericolo. «Si tratta di un'altra sentenza che conferma il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, per i quali le organizzazioni di ricerca e soccorso si battono nel Mediterraneo centrale. Ancora una volta, una decisione giudiziaria dimostra che i fermi amministrativi previsti dal decreto-legge Piantedosi sono punitivi e illegali», afferma Janna Sauerteig, responsabile dell'Advocacy di SOS Humanity.