Il "caso" Tropea e il ritorno di Mangialavori accanto a Macrì tra contraddizioni politiche e scenari giudiziari aperti
Il parlamentare di Forza Italia sceglie di non tenere conto dei pareri della Commissione parlamentare antimafia (in cui siedono pure esponenti del suo partito), del Ministero dell'interno, della Prefettura, e dei procuratori di Vibo e Catanzaro. Un sostegno esplicito al rieletto sindaco che rischia di mettere in "imbarazzo" anche la politica nazionale
Tropea ed elezioni comunali, una tornata amministrativa seguita con particolare interesse sia dagli organi deputati al controllo della vita degli enti locali, sia dalla politica poiché il voto non solo ha interessato il Comune turisticamente più importante della Calabria, ma soprattutto perché si usciva dal secondo scioglimento di fila degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose. Un periodo di commissariamento iniziato nell’aprile del 2024 quando il Consiglio dei ministri, accogliendo in tal senso la proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha deciso di sciogliere gli organi elettivi del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose. Sono quindi seguiti due ricorsi alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) presentati dagli ex amministratori, con in testa l’ex sindaco Giovanni Macrì. Entrambi i ricorsi sono stati bocciati e Tar del Lazio e Consiglio di Stato hanno confermato la legittimità dello scioglimento degli organi elettivi del Municipio di Tropea per infiltrazioni mafiose, recependo in toto la relazione della Commissione di accesso agli atti nominata a suo tempo dall’allora prefetto di Vibo Valentia Paolo Giovanni Grieco.
Il turno elettorale conclusosi lunedì pomeriggio ha quindi decretato la nuova vittoria di Giovanni Macrì a primo cittadino di Tropea, riuscendo ad avere la meglio per soli 59 voti in più sull’avversario Giuseppe Rodolico.
La presenza di Mangialavori a Tropea
Sono però i festeggiamenti seguiti alla vittoria elettorale e la presenza in particolare di alcuni personaggi politici venuti alla “luce” solo in tale occasione ad animare il dibattito politico e a prestarsi ad una serie di considerazioni che travalicano gli stretti confini provinciali. A seguire lo spoglio del voto “in diretta” ed a partecipare ai festeggiamenti per la vittoria di Giovanni Macrì, c’era infatti anche il deputato di Forza Italia Giuseppe Mangialavori, attuale presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e in passato anche coordinatore regionale di Forza Italia (stesso partito di Giovanni Macrì). Una presenza che non è passata inosservata, quella di Mangialavori, e che si presta ad una serie di considerazioni politiche e non solo.
Nell’ottobre del 2018, infatti, è stato proprio l’allora senatore (all’epoca era stato eletto da qualche mese senatore con Forza Italia per la prima volta) Giuseppe Mangialavori a presenziare nella “Perla del Tirreno” alla presentazione della lista “Forza Tropea” che candidava a sindaco Giovanni Macrì, poi divenuto primo cittadino (ed anche in tale caso si usciva da altro commissariamento per infiltrazioni mafiose decretato nel 2016 con l’amministrazione Rodolico). Anche in occasione della vittoria elettorale del 2018 Mangialavori era presente all’evento, ma la situazione era fortemente diversa da quella attuale per le considerazioni di cui diremo da qui a breve. L’intesa Mangialavori-Macrì è quindi proseguita negli anni anche nonostante diverse vicende giudiziarie che, pur non vedendo direttamente tra gli indagati i due personaggi, con le stesse si sono dovute confrontare. Nel luglio del 2020, infatti, il nome del senatore Giuseppe Mangialavori finisce nei capi di imputazione di tre persone arrestate nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Imponimento”. Secondo l’accusa avrebbero dirottato i voti del clan Anello di Filadelfia verso l’allora candidato al Senato Giuseppe Mangialavori. Dall’inchiesta della Dda e della Guardia di Finanza viene inoltre fuori che pochi mesi prima delle elezioni politiche del 2018, nella struttura medica privata della famiglia Mangialavori (la “Salus” con sede a Vibo Valentia e convenzionata con il sistema sanitario nazionale) è stata assunta a tempo indeterminato la figlia del boss della ‘ndrangheta di Filadelfia Tommaso Anello (riconosciuto quale boss da anni con sentenze definitive e attualmente recluso in regime di 41 bis), tra i principali arrestati dell’operazione Imponimento. Una vicenda sollevata, in seguito, anche dall’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, quest’ultimo poi querelato per tale vicenda da Mangialavori. Nicola Morra è stato però assolto dalla querela per diffamazione con formula ampia dal Tribunale di Cosenza che ha ribadito la verità della notizia e il legittimo esercizio del diritto di critica politica.
Tale inchiesta della Dda (Imponimento), unitamente ad alcuni articoli e inchieste delle nostre testate (LEGGI QUI), riprese poi da testate nazionali come La Repubblica e Il Fatto Quotidiano, sono costate nell’ottobre del 2022 a Giuseppe Mangialavori la nomina a sottosegretario di Stato per la ferma opposizione allo stesso da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nel febbraio del 2021 scoppia invece a Tropea lo scandalo del c.d. “Cimitero degli orrori” con lapidi distrutte dal custode del luogo sacro per far posto ad altri defunti (tra cui anche stretti congiunti di amministratori comunali), loculi venduti in nero, cadaveri bruciati e distrutti. Un vero e proprio scempio nel cimitero – in spregio alla pietas verso i defunti – che ha portato alla condanna di due persone in primo grado e che costituisce (così come si evince dalla sentenza del Tribunale di Vibo) solo una parte di un’inchiesta più ampia seguita per altri risvolti dalla Dda di Catanzaro. Pochi mesi prima dell’arresto del dipendente comunale e custode del cimitero, l’allora sindaco Giovanni Macrì lo aveva premiato con una manifestazione pubblica tenuta a Tropea con la motivazione di “abnegazione al lavoro”, pur avendo il premiato anche in corso all’epoca un processo per assenteismo.
Le due vicende giudiziarie sopra richiamate non hanno per nulla incrinato il rapporto idilliaco tra Mangialavori e Macrì sin quando non si è registrato un silenzio da parte del deputato Mangialavori all’atto dello scioglimento del (aprile 2024) Consiglio comunale e dell’amministrazione Macrì per infiltrazioni mafiose. Lo stesso Giovanni Macrì, nell’occasione, parlando in generale della classe politica nazionale e regionale (anche del suo partito) si è detto a più riprese amareggiato per il silenzio e il mancato sostegno alla sua “battaglia” contro un provvedimento dallo stesso ritenuto frutto di una norma da abolire.
I problemi politici per la presenza di Mangialavori lunedì a Tropea
Ecco quindi che la presenza di Giuseppe Mangialavori lunedì pomeriggio a Tropea assume un significato politico particolare e apre una serie di interrogativi al momento senza risposte.
1. Lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose non è mai stato commentato in due anni da parte di Mangialavori, né alcuna sua dichiarazione è arrivata sulle sentenze di conferma del Tar e del Consiglio di Stato con specifici e duri addebiti nei confronti di Macrì.
2. Giuseppe Mangialavori nella scorsa legislatura ha fatto parte della Commissione parlamentare antimafia.
3. Quando si scioglie un Comune per infiltrazioni mafiose è necessario in sede di ultima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica il parere positivo allo scioglimento sia da parte della Procura distrettuale (di Catanzaro) e sia da parte della Procura ordinaria (di Vibo Valentia in questo caso arrivato con il parere favorevole allo scioglimento da parte del procuratore di Vibo Camillo Falvo).
4. Giuseppe Mangialavori nelle scorse settimane è stato tra i primi – all’atto della nuova nomina di Falvo a procuratore aggiunto della Dda di Potenza – a complimentarsi con il procuratore Camillo Falvo per il lavoro fatto a Vibo Valentia, ma si tratta dello stesso procuratore che ha espresso parere positivo allo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Tropea
5. Giovanni Macrì e ben due assessori della sua giunta sono stati dichiarati “impresentabili” da tutta l’attuale Commissione parlamentare antimafia (deputati e senatori di Forza Italia compresi, stesso partito di Mangialavori) guidata da Chiara Colosimo, espressione del centrodestra e di Fratelli d’Italia. Impresentabilità che rappresenta un giudizio politico, etico e morale particolarmente forte e si lega a quegli stessi articoli della Costituzione che impongono per coloro che ricoprono incarichi pubblici elettivi di adempierli con “disciplina ed onore”.
6. Su Giovanni Macrì e alcuni suoi ex assessori pende attualmente dinanzi al Tribunale di Vibo (sezione civile) richiesta di incandidabilità (in base alla normativa antimafia) per ben due turni elettorali per come richiesta dal Ministero dell’Interno. I giudici si trovano allo stato in camera di consiglio per la decisione che, una volta definitiva, ha l’effetto di far automaticamente decadere dalle cariche elettive gli amministratori coinvolti.
7. Ecco quindi che la presenza di Mangialavori a Tropea assume un valore “politico” particolare perché lo stesso va ad avvalorare di fatto (con la sua sola presenza) teorie giuridiche errate e senza alcun fondamento che circolano in queste ore a Tropea e dintorni secondo le quali “la sovranità appartiene al popolo” e la “democrazia non si scioglie”. Tutto vero se non che i “fautori” di tali slogan hanno dimenticato di ricordare che la Costituzione vuole sì la “sovranità nelle mani del popolo”, ma che la stessa si esercita però “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il che, in “soldoni”, significa molto chiaramente che il voto elettorale non “lava” tutto e non può fermare la legge o le sentenze.
8. Ed a proposito di sentenze, ecco che non solo la sentenza sulla richiesta di incandidabilità per Macrì e di altri assessori potrebbe cambiare il corso politico degli eventi a Tropea, ma anche la sentenza del maxiprocesso Maestrale-Carthago in corso a Vibo - ed attesa per fine mese - che potrebbe avere ripercussioni sull’intera politica vibonese all’atto del deposito delle motivazioni. In tale maxiprocesso, infatti, uno dei principali imputati – Domenico Colloca di Mileto per il quale la Dda di Catanzaro ha chiesto 21 anni di reclusione per associazione mafiosa – deve rispondere anche della contestazione di essere “collegato politicamente al consigliere regionale Vito Pitaro, rappresentava – evidenzia la Dda di Catanzaro – anche il punto di riferimento del sodalizio nell’ambito politico ed istituzionale, vantando anche rapporti con uomini politici di livello nazionale come il senatore Giuseppe Mangialavori”.
Di più: un intero capitolo di tale inchiesta antimafia (Maestrale-Carthago) è dedicato al “sostegno elettorale della ‘ndrangheta a Mangialavori e Pitaro” (non imputati) e ben si capisce, quindi, come grande attesa vi è anche per la sentenza di tale procedimento penale e come la presenza di Mangialavori a Tropea pone interrogativi che meriterebbero risposte.