Il fallimento della politica sul Tirreno cosentino e la sfida delle Comunali: un voto decisivo sull’asse Paola-Cetraro-Scalea
Le elezioni arrivano in un momento di profonda crisi in tutti e tre i centri che hanno subito la presenza condizionante di potenti clan di ‘ndrangheta. Ora però anche gli elettori sono chiamati a uno scatto d’orgoglio e a scegliere in assoluta libertà i propri governanti locali
di Marco Cribari
Sono allineati su una retta immaginaria che copre sessanta chilometri di costa; la ferrovia, che scorre in parallelo, attraversa i rispettivi centri abitati e separa i borghi dalle marine. Sul Tirreno cosentino, il treno è ancora mito di progresso. E l’alta velocità, un sogno interrotto.
L’asse tra Paola, Cetraro e Scalea non è solo un fatto di geometria né di geografia. È proprio lì, su quel segmento di costa, che si deciderà a breve il futuro di un intero comprensorio e, per certi versi, di un’intera provincia. Il 25 e 26 maggio, a Paola, così come a Cetraro e Scalea, i cittadini saranno chiamati a eleggere sindaco e consiglieri comunali, una concomitanza rara che, già di per sé, assegna loro un destino comune. E che le elezioni arrivino poi in un momento di profonda crisi politica e amministrativa di tutti e tre i Municipi, dà ancora più consistenza a questa idea.
Non si tratta solo di coincidenze o congiunture elettorali. Non a caso, il ritorno alle urne, da Paola a Scalea, passando per Cetraro, è stato determinato dalla fine anticipata delle rispettive consiliature, il che può voler dire solo una cosa: che a quelle latitudini, la politica non è riuscita a rappresentare – e quindi a tutelare – le istanze dei cittadini. In altri termini: ha fallito miseramente.
Le parole dei protagonisti, forse, sono quelle che fotografano al meglio – anzi, al peggio - la situazione attuale: «Cinismo e arrivismo» sono state per il sindaco uscente, Giacomo Perrotta, la cifra di un’esperienza amministrativa, la sua, che lo ha visto infine soccombere; di un «paese inghiottito da una spirale di malvagità» parla addirittura Ermanno Cennamo nella vicina Cetraro. Con questi presupposti, il futuro appare tutt’altro che roseo, ma non è una prospettiva che quei territori possono permettersi. Nessuno può; a Paola, Cetraro e Scalea, meno che altrove.
Troppo importante la posta in palio. Il nodo dei trasporti, quello del diritto alla salute, del turismo e dello sviluppo economico, sono temi caldi demandati in buona parte ai governi regionali e nazionali, ma che non potranno mai essere risolti in assenza di amministrazioni locali rappresentative, competenti e, soprattutto, solide. Requisiti che, al momento, nel contesto incerto e frastagliato delle tre realtà politiche sembrano essere assenti, ma tant’è: non è forse dai momenti di crisi che nascono le grandi opportunità?
In tal senso, le elezioni une e trine, possono rappresentare un appuntamento decisivo, anche per affrontare, una volta per volte, uno dei problemi principali, fra i tanti il più irrisolto: quello della legalità. In tutti e tre i casi, parliamo di centri che, negli anni, hanno subito la presenza condizionante di potenti clan di ‘ndrangheta. Lo scioglimento del Comune per mafia, a Scalea, è un ricordo lontano, ma ancora doloroso. A Cetraro, l’ombra del clan Muto è meno estesa che in passato, ma sempre percettibile. Le attività illecite nella città del Santo, sono più sommerse e meno ruggenti, ma più che mai dinamiche.
Nessuno, insomma, può mettere in dubbio che anche stavolta, come di consueto, il crimine organizzato sarà il convitato di pietra dell’appuntamento elettorale ormai alle porte. Ecco perché, la politica, così incapace negli ultimi anni di trovare una sintesi sui temi vitali e più importanti per la collettività, deve trovarne almeno una su questo argomento. La politica deve arrivare prima della magistratura; mai come stavolta, sarà importante dare un senso a quella che, purtroppo, è rimasta per troppo tempo una formula vuota.
Una delle ultime inchieste antimafia sul tema delle estorsioni consumate proprio nell’Alto Tirreno cosentino, immortalano la sfiducia di una certa piccola imprenditoria nei confronti delle istituzioni, ritenute incapaci di garantire sicurezza e arginare lo strapotere criminale. È un quadro parziale quello che emerge dagli atti d’indagine, ma che rischia di diventare rappresentativo. Da questo punto di vista, la selezione di candidature credibili, autorevoli e possibilmente specchiate, sarebbe già un primo passo per ricomporre un rapporto di fiducia che, a giusta ragione, si è via via incrinato nel tempo, e che in buona parte si regge solo su opportunità e convenienza.
Se la politica deve fare la sua parte, anche gli elettori sono chiamati, però, a uno scatto d’orgoglio, a liberarsi dalle catene clientelari e a scegliere in assoluta libertà i propri governanti locali, nella certezza che una scelta così sarebbe il preludio a cambiamenti ancora più epocali. Banale, si dirà, ma è proprio da questo doppio cambio di passo che dipende il futuro di Scalea, Cetraro e Paola. L’alta velocità di cui c’è bisogno in assoluto.