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10/07/2026 ore 16.51
Cronaca

Incarichi alla Regione in cambio di voti in Consiglio, assolto l’ex consigliere regionale Claudio Parente

L’inchiesta “Corvo” scattata nel 2020 lo vedeva accusato di corruzione e peculato. Il Tribunale si è pronunciato per l’insussistenza del fatto. Il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni

di Luana Costa

Il Tribunale di Catanzaro, in composizione collegiale, ha assolto l’ex consigliere regionale Claudio Parente dai reati di corruzione e peculato per insussistenza del fatto. La pronuncia è arrivata oggi al termine del processo originato da una inchiesta della Procura di Catanzaro che ha ipotizzato una dazione di incarichi in cambio dell’approvazione nel Consiglio comunale di una pratica favorevole a Parente.

Corruzione e peculato, rinviato a giudizio Claudio Parente e due consiglieri di Catanzaro

Si tratta nello specifico del progetto di riqualificazione di due quartieri a sud di Catanzaro - Corvo e Aranceto - realizzato dall'associazione Vivere Insieme Onlus riconducibile a Claudio Parente. In cambio del voto favorevole in aula a Catanzaro l’ex consigliere regionale avrebbe assicurato al fratello di Francesco Gironda e alla compagna di Giuseppe Pisano incarichi retribuiti nella struttura consiliare della Regione Calabria.

L’inchiesta si era articolata inizialmente in un decreto di sequestro che aveva attinto il conto corrente di Parente. Già in quella fase vi fu un intervento della Corte di Cassazione che, investita da un ricorso interposto dagli avvocati Francesco Gambardella e Giacomo Maletta, nel 2021, lo aveva annullato senza rinvio ritenendo insussistente il fumus del delitto di peculato, che era il reato posto a fondamento del decreto di sequestro.

Successivamente, celebrata l’udienza preliminare, è intervenuto il rinvio a giudizio per Parente per i reati di corruzione e peculato e per Gironda e Pisano per il reato di corruzione. Dopo una lunga istruttoria dibattimentale, protrattasi per tre anni, in data odierna, dopo la conclusione delle parti, il Tribunale ha deliberato la finale sentenza.

Il pm ha chiesto l’assoluzione di tutti e tre gli imputati per il delitto di corruzione, mentre per il solo Parente ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per il delitto di peculato. Anche il difensore della parte civile, per la Regione Calabria, ha chiesto la condanna di Parente. Sono quindi intervenuti gli avvocati Gatto e Loiero per Pisano, e l’avvocato Valerio Morgano per Gironda i quali si sono associati alla richiesta di assoluzione già formulata dal pm nei confronti dei loro assistiti, motivando ulteriormente le ragioni dell’assoluzione.

Sono quindi intervenuti per Parente l’avvocato Giacomo Maletta ed in conclusione l’avvocato Francesco Gambardella i quali, nell’evidenziare come già la Corte di Cassazione avesse ritenuto insussistente il delitto di peculato, per cui il pm ha (oggi) chiesto una condanna a quattro anni di reclusione, hanno affrontato tutti profili della vicenda, per poi concludere ritenendo insussistenti sia la corruzione che il peculato. Dopo due ore di camera di consiglio il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione per insussistenza dei fatti contestati.