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30/07/2026 ore 07.44
Cronaca

Inchiesta Jonny, tornano in carcere quattro esponenti del clan Arena dopo le condanne definitive

Dopo le conferme della Cassazione, i Carabinieri hanno eseguito i provvedimenti nei confronti di quattro appartenenti alla cosca di Isola Capo Rizzuto. L'operazione aveva svelato il controllo mafioso sul Cara, sulle scommesse online e sulle attività economiche del territorio

di Redazione Cronaca

Dopo le conferme di condanna della Suprema Corte di Cassazione a carico di numerosi indagati nell’inchiesta Jonny, sono scattate le manette per soggetti legati al clan “Arena” di Isola di Capo Rizzuto. I Carabinieri della Tenenza, infatti, nei giorni scorsi hanno tradotto nei vari istituti penitenziari della regione alcuni degli esponenti di spicco della cosca, quali L. R., 65enne, L. V., 35enne, A. G., 59enne, e A. P. 33enne. Gli stessi, che erano già detenuti e poi liberati per decorrenza termine cautelare, dovranno scontare la restante parte della pena in carcere.

L’inchiesta Jonny

L'operazione "Jonny", scattata nel maggio 2017 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catanzaro sotto la guida di Nicola Gratteri, è una delle più imponenti inchieste giudiziarie contro la 'ndrangheta calabrese. L'indagine ha svelato il capillare controllo del territorio e gli affari illeciti della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto.

L'elemento centrale dell'indagine ha riguardato la sistematica distrazione di fondi pubblici destinati alla gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara) di Isola di Capo Rizzuto. Dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, oltre 36 milioni di euro sono finiti nelle casse del clan Arena. Il sistema si basava sul subappalto della ristorazione e dei servizi a società fittizie o controllate dalla cosca, a fronte di servizi spesso pessimi forniti ai migranti.

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Scommesse on line e slot

L'inchiesta ha documentato come la cosca avesse imposto il proprio monopolio anche nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e provincia, generando profitti milionari.

Il clan controllava capillarmente il tessuto economico locale tramite estorsioni a commercianti e villaggi turistici, imponendo forniture e aziende "amiche". L'operazione condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza aveva portato a 110 arresti e al sequestro di beni per oltre 84 milioni di euro.