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22/06/2026 ore 13.24
Cronaca

Inchiesta Ponte sullo Stretto, il “portafoglio d’oro” del giudice Miele: la Procura indaga su due anni di incarichi

I carabinieri del Ros ricostruiscono la ragnatela di incarichi da centinaia di migliaia di euro ottenuti dal magistrato della Corte dei Conti. Dalle poltrone nei consorzi dei costruttori della mega opera alla presidenza delle licenze Uefa: legami segreti e conflitti d’interesse al centro dell’indagine per corruzione

di Pablo Petrasso

L’inchiesta sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto entra in una nuova fase, con i carabinieri del Ros, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe De Falco, impegnati a mappare quello che appare come un vero e proprio “collezionismo di poltrone” da parte di Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei Conti. Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi due anni di consulenze del magistrato, ipotizzando che dietro quella che Miele definiva con orgoglio al telefono una «decina di incarichi, uno più grosso dell'altro», si nascondessero rapporti finalizzati a oliare il meccanismo bucoratico costruito attorno alla mega opera.

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Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, il magistrato contabile avrebbe messo a disposizione informazioni riservate e la propria influenza per lubrificare l'iter autorizzativo dell'opera da 13,5 miliardi di euro. Al centro del presunto sistema corruttivo figurano l'avvocato Giacomo Saccomanno (ex commissario della Lega in Calabria e all’epoca nel CdA della Stretto di Messina Spa) e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio.

Le intercettazioni mostrano una sicurezza granitica da parte dei mediatori: Saccomanno descriveva Miele come cruciale per sciogliere i dubbi della magistratura contabile sull’infrastruttura. Parlando dell'andamento dei lavori alla Corte dei Conti, il leghista assicurava ai suoi interlocutori: «Questo lo potrò sapere, probabilmente lo saprò». In cambio di queste "soffiate" sulle camere di consiglio, Miele avrebbe ricevuto la promessa di un futuro professionale dorato post-pensionamento.

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Il conflitto d'interessi: un giudice "a libro paga" dei costruttori?

Il capitolo più delicato dell'indagine riguarda la sovrapposizione tra l'attività di controllo di Miele sul dossier Ponte e i ricchi incarichi ottenuti da soggetti direttamente interessati alla grande opera.

Il Ros ha acceso un faro su una nomina specifica del settembre 2025: il ruolo nel Collegio consultivo tecnico di Iricav Due. Si tratta di un incarico che avrebbe fruttato a Miele circa 300mila euro l'anno per la realizzazione di una tratta dell’alta velocità ferroviaria (la Verona-Vicenza-Padova). Il dato inquietante è che il consorzio Iricav Due è partecipato all’83% da Webuild, ovvero il colosso industriale capofila del gruppo che deve costruire il Ponte sullo Stretto. Non solo: le nomine avvengono su indicazione di Rfi, società del gruppo Fs che detiene quote della Stretto di Messina Spa.

In sintesi, mentre Miele era chiamato a vigilare sulla legittimità dell'opera più cara d'Italia, riceveva un incarico da 300mila euro dai costruttori di quella stessa opera.

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Una rete tentacolare: dal Csm alla Figc

La "fame" di poltrone del magistrato non si fermava però alle infrastrutture. Le indagini hanno documentato un’espansione del raggio d'azione di Miele in ogni ganglio del potere.

C’è il Csm: Il 3 aprile 2025 ottiene la presidenza del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio Superiore della Magistratura; un incarico passato da gratuito a retribuito per 27mila euro annui.

Nella Figc, sotto la guida di Gabriele Gravina, Miele viene nominato presidente della Commissione Licenze Uefa di primo grado.

In politica, invece, I rapporti con il centrodestra apparivano già consolidati nel luglio 2023, quando Miele ricevette un premio dall’associazione Accademia Calabria, fondata proprio da Giacomo Saccomanno.

Oggi Miele ha scelto la linea del «passo indietro», rassegnando le dimissioni dai vari incarichi per tentare di eliminare i conflitti d'interesse. Ma per i pm, il danno alla credibilità delle istituzioni potrebbe essere già stato consumato in quella zona grigia: l’ipotesi è che le notizie riservate dello Stato fossero barattate con l'ingresso nei salotti che contano. In settimana è attesa la decisione del Tribunale del Riesame sui sequestri effettuati a carico degli indagati.