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21/04/2026 ore 09.44
Cronaca

Inchiesta Teorema, stanze segrete e documenti nascosti: così il “sistema Manica” era arrivato a Catanzaro

Nell’ordinanza del gip i tentativi di occultare le prove spostando le carte in altri uffici e il focus sul cantiere di Edison in cui l’ex vice presidente della Provincia di Crotone era riuscito a entrare con la “sua” Sinergyplus. I complimenti del socio: «Ha portato cinque lavori»

di Pablo Petrasso

La pressione investigativa dell’inchiesta Teorema aumenta e il sistema si muove: non cerca di fermarsi ma di proteggersi.

È il 2 aprile 2026 quando gli investigatori mettono nero su bianco un passaggio chiave: documenti considerati sensibili, già individuati mesi prima nella stanza di Fabio Manica all’interno della Sinergyplus - azienda al centro delle indagini sulle presunte tangenti nel Crotonese - vengono spostati. Non distrutti, ma trasferiti. Destinazione: lo studio legale del fratello, Francesco Manica.

Fabio Manica è il fulcro del sistema che la Procura di Crotone, guidata da Domenico Guarascio, reputa il meccanismo di trasmissione delle mazzette dal livello imprenditoriale a quello politico. È un consigliere comunale di Crotone in quota Forza Italia, ex vice presidente della Provincia (e anche presidente facente funzioni per una breve parentesi). Il trasferimento dei documenti non è, per gli inquirenti, un passaggio neutro.

Quei fogli manoscritti – una sorta di contabilità parallela, con nomi e cifre – rappresentano molto più di semplici appunti. Sarebbero la mappa dei rapporti, la traccia degli accordi economici, il possibile schema di ripartizione delle tangenti. Il loro spostamento, rilevano gli inquirenti, non è casuale: è un tentativo di nascondere prove, di sottrarle a ulteriori acquisizioni. Detto in termini più burocratici: un «tentativo di occultare prove in ordine agli accordi illeciti anche di riparto economico».

Nello studio legale emerge anche uno zaino, pieno di documentazione riconducibile a Fabio Manica. Non solo: gli investigatori scoprono l’esistenza di un ulteriore locale, a Crotone, utilizzato come archivio parallelo. Dentro, carte riferibili a più società – Kreosolution, Sinergyplus, Eimpresa – il cuore operativo del presunto sistema.

L’ipotesi che porterà il gip a firmare l’ordinanza di custodia cautelare – è che la struttura, anche sotto indagine, continui a muoversi con metodo: riduzione dei contatti, cautela nelle comunicazioni, ma soprattutto “gestione” fisica delle carte.

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Il sistema Manica: controllo, relazioni e ingerenze

Per gli inquirenti, Fabio Manica è il centro di gravità del sistema. Pur senza ricoprire incarichi formali, eserciterebbe un potere di ingerenza capillare. Interviene nelle procedure di affidamento, orienta decisioni e incide sulle liquidazioni. Una presenza costante, trasversale agli enti, come dimostrerebbero gli interventi su Cirò Marina, dove non ha alcun ruolo istituzionale. 

La definizione che emerge dalle carte è significativa: quella che lui stesso e il fratello chiamano “idea imprenditoriale” – la Sinergyplus – sarebbe diventata, per l’accusa, uno strumento per mercificare la funzione amministrativa. Non ci sono più appalti ma occasioni, non incarichi ma strumenti, non relazioni ma leve.

E non sarebbero di episodi isolati. Le condotte si protraggono nel tempo, si ripetono, si affinano. Anche dopo le prime attività investigative, il sistema non si ferma. Anzi, prosegue. È questo uno degli elementi che porta la magistratura a ritenere concreto il rischio di reiterazione: la capacità di adattarsi, di continuare, di operare anche quando i fari delle forze dell’ordine sono accesi e puntano su Sinergyplus.

La stanza segreta nella società “schermo”

Dentro la Sinergyplus c’è una stanza. Non è solo un ufficio ma la rappresentazione di un ruolo.

Fabio Manica, formalmente estraneo alla compagine societaria, dispone di uno spazio tutto suo nella sede di via Reggio a Crotone. Una presenza stabile, documentata da intercettazioni e testimonianze. Una stanza che diventa centro decisionale, punto di raccordo, luogo in cui prendono forma le scelte operative.

Le conversazioni intercettate sono chiare nell’interpretazione che ne dà il gip: Manica viene riconosciuto come figura di riferimento. È lui che “intercetta lavori”, che indirizza le scelte, che decide sugli assetti societari. Anche su questioni apparentemente tecniche – come il pagamento della caparra per la sede – la parola finale spetterebbe a lui.

La società, formalmente amministrata da altri, appare in realtà come uno strumento. Uno schermo operativo per attività più ampie. E la stanza di Manica ne costituirebbe il cuore nascosto.

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«Ha portato cinque lavori»: il peso negli appalti

Le cifre raccontano il sistema meglio di molte parole. In una conversazione intercettata, Giacomo Combariati snocciola numeri con orgoglio: 140mila euro generati in pochi mesi. Di questi, oltre 70mila sarebbero riconducibili direttamente agli incarichi “portati” da Manica.

Ne ha portati cinque”, dice Combariati, rivendicando una quota maggiore di utili rispetto ad altri soci. Cinque affidamenti pubblici, tutti nell’orbita di enti su cui Manica poteva esercitare influenza: Provincia e Comune di Crotone.

Licei, impianti sportivi, edifici pubblici. Una rete di incarichi che, secondo l’accusa, non è frutto del caso ma di una regia. Di una capacità di incidere a monte, prima ancora che le procedure prendano forma.

L’espansione: l’interesse per Edison e il cantiere di Catanzaro

Il sistema non resta confinato a Crotone. Punta oltre. Le intercettazioni raccontano un tentativo di salto di scala: entrare in circuiti più grandi, agganciare commesse rilevanti.

È qui che entra in scena il cantiere legato a Edison, a Catanzaro. Un meccanismo articolato: Edison affida a Sigma Italia, che a sua volta subappalta a Sinergyplus. Una triangolazione economica che consente al gruppo di inserirsi in lavori di livello superiore.

Le fatture, secondo gli inquirenti, inquadrano il flusso e le conversazioni aggiungono dettagli operativi. Quando Combariati è fuori sede, è Manica a prendere il suo posto. Va in cantiere per seguire le operazioni, presenzia ai collaudi. E non si comporta da osservatore esterno ma da protagonista.

La sua presenza fisica sul cantiere, documentata secondo i pm anche da intercettazioni telefoniche, diventa una prova ulteriore del suo ruolo reale: un socio occulto, ma operativo. Invisibile nelle carte ufficiali ma centrale nella gestione.

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Un gruppo compatto, un leader riconosciuto

Attorno a Manica si muove un gruppo stabile. Combariati sarebbe la “longa manus”, il tramite operativo. Gli altri partecipano, beneficiano, si adeguano alle condizioni imposte.

E poi c’è Francesco Manica, il fratello avvocato. Non solo un consulente, ma supporto strutturale: mette a disposizione lo studio, partecipa alle fasi cruciali, contribuisce a mantenere l’assetto che consente a Fabio di restare nell’ombra.

Le intercettazioni restituiscono un dato costante: Manica è il punto di riferimento. Le decisioni passano da lui, le strategie vengono condivise con lui, le difese si costruiscono attorno a lui.

Per il gip le dimissioni non bastano

Anche quando lascia gli incarichi politici, il sistema non si interrompe. Per gli inquirenti, le dimissioni non segnano una cesura e non indicano un ripensamento. Sono un passaggio formale, che non incide sulla sostanza.

Perché il potere di Manica, emergerebbe dagli atti, non dipende solo dalle cariche. Si fonda su relazioni, capacità di pressione e conoscenza dei meccanismi. È un potere che continua a operare anche fuori dagli uffici istituzionali.

E proprio per questo, secondo il gip, il rischio resta alto: che il sistema possa ripartire, riorganizzarsi, trovare nuovi spazi. Magari ancora più nascosti.