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21/07/2026 ore 17.30
Cronaca

Infiltrazioni della 'ndrangheta nel Comasco, amministrazione giudiziaria per Euroscatola: «Management rimasto inerte»

Il Tribunale di Milano dispone l'amministrazione giudiziaria per la società di Cantù dopo gli sviluppi dell'inchiesta "Cavalli di razza". Contestati rapporti con imprese riconducibili alle cosche e carenze nei controlli interni

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Nuovo sviluppo nell'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel tessuto economico lombardo. Il Tribunale di Milano ha disposto l'amministrazione giudiziaria della Euroscatola Spa, azienda con sede a Cantù, in provincia di Como, specializzata nella lavorazione di carta e cartone. Il provvedimento è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Como nell'ambito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, guidate dal pubblico ministero Pasquale Addesso, già sfociate nell'operazione "Cavalli di razza".

Secondo la Procura di Milano, gli accertamenti avrebbero evidenziato una progressiva infiltrazione della criminalità organizzata nell'attività dell'impresa, senza che il management adottasse misure adeguate per interrompere i rapporti ritenuti a rischio.

Rapporti economici con società riconducibili alle cosche

Le indagini avrebbero ricostruito una continuità di rapporti commerciali, avviati già dal 2019, tra Euroscatola e una società con sede a Lomazzo, ritenuta riconducibile a un esponente di primo piano della locale di 'ndrangheta di Fino Mornasco, già condannato in via definitiva per trasferimento fraudolento di valori aggravato dall'agevolazione mafiosa.

Secondo gli investigatori, i rapporti economici sarebbero proseguiti anche dopo le condanne definitive nei confronti del presunto referente mafioso.

La Procura evidenzia inoltre che la società avrebbe intrattenuto rapporti commerciali anche con imprese operanti nel trasporto merci, i cui titolari risultano condannati in via definitiva per associazione mafiosa.

Le contestazioni: controlli insufficienti e assunzioni a rischio

Tra gli elementi richiamati nel decreto figura anche la presunta carenza di verifiche sul personale assunto. Secondo gli inquirenti, questa situazione avrebbe consentito l'impiego di lavoratori gravati da precedenti penali e destinatari di misure cautelari per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti.

Per la Procura, tali circostanze dimostrerebbero l'assenza di un efficace sistema di prevenzione e controllo capace di impedire l'infiltrazione della criminalità organizzata nei processi aziendali.

Il ruolo di Valcart e del clan Iaconis

Nel decreto della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Milano trova spazio anche la società Valcart, definita dai giudici come un'impresa sviluppatasi nell'orbita di Euroscatola e operante, secondo l'accusa, sotto la protezione del gruppo mafioso guidato dallo storico boss lombardo Bartolomeo Iaconis.

I magistrati richiamano anche la figura di Alessandro Tagliente, indicato come presunto socio occulto della società costituita per ottenere il redditizio appalto nella lavorazione della carta. Entrambi sono già stati condannati nell'ambito del procedimento nato dall'inchiesta "Cavalli di razza": Iaconis a oltre undici anni di reclusione in appello e Tagliente a sedici anni e quattro mesi.

L'ex assessore e il sistema delle cooperative

Nel provvedimento viene richiamata anche la posizione di Cesare Pravisano, ex funzionario bancario ed ex assessore del Comune di Lomazzo, già condannato. Secondo i giudici, avrebbe ricoperto formalmente il ruolo di titolare di alcune cooperative utilizzate per realizzare un articolato sistema di frodi fiscali e reati finanziari finalizzato, secondo l'accusa, al finanziamento dell'organizzazione mafiosa.

Un'informativa della Guardia di Finanza di Como depositata agli atti ricostruisce inoltre come, tra il 2015 e il 2019, le cosche avrebbero consolidato la propria presenza tra Como e Varese attraverso l'acquisizione di appalti nei servizi di pulizia e facchinaggio.

L'obiettivo dell'amministrazione giudiziaria

Il provvedimento disposto dal Tribunale non rappresenta una misura sanzionatoria nei confronti dell'impresa, ma uno strumento di prevenzione previsto dalla normativa antimafia.

L'amministratore giudiziario, operando insieme agli organi societari, dovrà verificare i contratti in essere, interrompere gli eventuali rapporti con soggetti direttamente o indirettamente collegati alla criminalità organizzata e rafforzare i sistemi di controllo interno, con l'obiettivo di prevenire nuove infiltrazioni mafiose in un territorio che gli stessi giudici definiscono caratterizzato da una forte presenza delle locali di 'ndrangheta di Fino Mornasco, Appiano Gentile, Cermenate e Mariano Comense.