«La Calabria non molla», parte un’altra settimana di proteste: agricoltori e trasportatori in piazza contro il caro carburanti
Tre appuntamenti a inizio settimana (Tarsia, Falerna e Corigliano Rossano), il tentativo di riprendere il presidio a Vibo Marina e poi dal 16 al 20 il blocco deciso da Fedralog. La tensione sale per una mobilitazione che ha radici profonde e legate non soltanto alla crisi energetica
Altre albe di protesta, perché è così che va: agricoltori e autotrasportatori avviano le loro mobilitazioni al mattino presto. Oggi si riparte da Tarsia e già il manifesto (“La Calabria che produce non molla”: dimenticate il vecchio Paintbrush delle manifestazioni anni 90, ci si affida all'Intelligenza artificiale) parla di una levataccia: tutti allo svincolo A2 alle 5,45 perché chi dorme non blocca nulla. D'altra parte il caro carburanti (e non soltanto quello) toglie il sonno a lavoratori, dipendenti, aziende. Le stesse per le quali (fonte Confartigianato) muovere un tir è costato da febbraio a settembre 11mila euro in più rispetto all'anno scorso.
«Occhiuto e Gallo smettano di pensare ai reel»: a Cosenza la rabbia di agricoltori e cittadini contro il caro vitaOggi Tarsia, domani Falerna, mercoledì Corigliano Rossano. E poi c’è il presidio annunciato a Vibo Marina, nei pressi dei serbatoi, dove il parziale stop ai mezzi nella scorsa settimana ha provocato assalti alle colonnine di diesel e benzina per il calo di rifornimenti ai distributori. Il quadro, insomma, è complesso e rischia di complicarsi di pari passo con la preoccupazione di chi - espressione abusata quanto azzeccata - fatica ad arrivare a fine mese. Insomma, finora tutto bene e speriamo che tutto resti in questi binari.
La road map porta alla scadenza del 16 ottobre, quando Fedralog, delusa dalle proposte della Regione ai trasportatori, partirà con il blocco delle spedizioni programmato fino al 20 ottobre: «Niente merce nei supermercati, ci dispiace tanto ma non ne possiamo più», hanno detto i suoi rappresentanti dopo l'incontro in Cittadella.
Si andrà così a oltranza – è l’indicazione di massima - perché i soldi non bastano e i contributi neanche: di certo non quelli promessi dalla Regione, 15 milioni trovati tra le pieghe del bilancio (tra referendum cancellato e avanzi di amministrazione) che i più gentili hanno definito un'elemosina, in attesa di sapere come e quando saranno distribuiti tra le imprese in crisi.
Crisi energetica che, peraltro, si sovrappone ad altre e più antiche vertenze del settore agricolo, ad altre emergenze sociali che l’aumento del costo di diesel e benzina ha peggiorato. Tutte o quasi sono risuonate nella manifestazione di Cosenza. Salvatore Frontera, farmacista di Crotone figlio di contadini, ha raccontato due facce dello stesso disagio: quello degli agricoltori che rischiano di lasciare soltanto debiti ai propri figli e quello di chi non ce la fa neanche a comprare le medicine per curarsi. «Dal 16 del mese in farmacia la gente inizia a chiederci credito: la situazione è grave per tutti i cittadini, comprese le forze dell'ordine che spesso non arrivano a fine mese».
Dal palco improvvisato sulla scalinata della chiesa di piazza Loreto risuonano gli echi di malanni economici antichi: «Il nostro olio, tra i migliori al mondo, resta nei serbatoi mentre nei porti scaricano dall'estero prodotti di qualità inferiore. Vale anche per il grano: noi produciamo a perdere e in Italia arriva una schifezza che non si può neanche chiamare grano». Già sentito, certo. Ma il malcontento è lì da anni senza che siano spuntate soluzioni diverse dai contributi distribuiti a pioggia e alimenta retoriche antieuropeiste, speculazioni, infiltrazioni. Non tanto quelle criminali denunciate con uscita poco felice dal sottosegretario Wanda Ferro, quanto quelle di osservatori interessati che potrebbero soffiare sulla cenere. Finora tutto bene, insomma. Almeno fino alla prossima alba.