La ’ndrangheta e il monopolio del mare: il pizzo sulla flotta peschereccia e il racket del pesce tra Cariati e Cirò
Dall'obbligo di consegnare quotidianamente il pescato migliore ai controlli sulle banchine dei porti. Le carte della Dda svelano come la consorteria di Cirò e la 'ndrina di Cariati dominavano l'intero settore ittico
Il mare? Cosa loro. Il pesce? Anche quello, con robusti sconti (non proprio spontanei) da parte dei grossisti. Nelle dinamiche economico-criminali che caratterizzano la fascia jonica compresa tra la provincia di Cosenza e quella di Crotone, il mare e le sue risorse rappresentano da sempre un bacino strategico di arricchimento e di controllo territoriale. L'analisi del compendio d'indagine confluito nell'ordinanza dell'operazione Ginestra e nei faldoni della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro documenta come la Locale di Cirò abbia stretto una morsa soffocante sull'intero settore ittico, azzerando la libera concorrenza nel porto di Cirò Marina e nell'area portuale di Cariati.
Attraverso una presenza capillare sulle banchine e l'impiego di figure fiduciarie che si sarebbero occupate del controllo dei pescherecci, il clan ha imposto per anni una vera e propria gabella sulla flotta locale. Un sistema estorsivo strutturato non soltanto sulla richiesta di somme di denaro contante, ma sull'obbligo sistematico e quotidiano per gli armatori e i marinai di consegnare direttamente ai referenti della cosca una quota del pescato fresco appena sbarcato dalle imbarcazioni.
La regia di Cirò Marina e il monopolio del pescato
Nelle valutazioni degli inquirenti, il controllo materiale delle attività di pesca nei porti di Cirò Marina e Cariati figurava tra le mansioni operative assegnate ad elementi di comprovata fiducia.
Nello specifico, la Dda ripesca, per ricostruire il contesto, atti giudiziari che puntano la cosca di Cirò Marina e individua i terminali esecutivi incaricati dalla cupola di sovrintendere alle operazioni sul molo.
Come si legge nell'imputazione provvisoria e nei passaggi ricostruttivi elaborati dalla Procura distrettuale, questi membri del clan avrebbero «controllato, in nome e per conto della suddetta consorteria, la flotta peschereccia del porto di Cirò Marina e Cariati monopolizzando in tal modo l'intero settore ittico, mediante l'imposizione, tra le altre cose, ai pescatori di consegnargli quotidianamente il relativo pescato».
Il meccanismo avrebbe permesso alla 'ndrina di fare incetta delle specie ittiche di maggior pregio commerciale da destinare al rifornimento di pescherie e ristoranti compiacenti o controllati, imponendo il prezzo di vendita e drenando i profitti a beneficio diretto della cassa comune (la cosiddetta "bacinella") dell'organizzazione.
La 'ndrina di Cariati e il ruolo di Giorgio Greco
L'egemonia sul porto e sulla flotta di Cariati si inserisce nell'architettura gerarchica della 'ndrina distaccata di Cariati, storicamente riconosciuta come articolazione territoriale subordinata e dipendente dal Crimine di Cirò.
Dalle risultanze processuali e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiamate nelle fonti (tra cui i verbali del pentito Nicola Acri), la guida della struttura criminale cariatese viene attribuita a Giorgio Greco, individuato quale referente e punto di contatto per la gestione degli affari illeciti sul territorio.
La figura di Giorgio Greco e la presunta importanza strategica di Cariati nelle dinamiche interprovinciali trovano riscontro anche negli eventi conviviali e nei vertici svoltisi tra i rappresentanti dei vari gruppi locali. Gli accertamenti tecnici dei Carabinieri hanno infatti documentato come, in occasione di un matrimonio celebrato nella famiglia di Giorgio Greco, gli esponenti di vertice del Locale di Rossano si siano premurati di inviare la rituale "busta" con il regalo in denaro contante. Un gesto formale che, nell'ottica degli investigatori, testimonia il reciproco riconoscimento e la continuità dei rapporti d'affari sull'asse Rossano-Cariati-Cirò.
La subordinazione a Cirò e la rete di protezione
I verbali dei collaboratori di giustizia — da Gaetano Aloe a Ciro Nigro e Nicola Acri — convergono nel rimarcare come qualsiasi attività economica di rilievo svolta lungo la costa tra Cariati e Cirò dovesse fare i conti con la regia centrale della cosca Farao-Marincola.
Nel settore ittico, così come in quello dei lavori pubblici o delle estorsioni ai commercianti, il principio della sovranità cirotana rimaneva indiscutibile. Come dichiarato a verbale dal collaboratore di giustizia Gaetano Aloe nel ricostruire i canali di flusso economico del locale: «Tutto... gira tutto intorno a Cirò, Dottore... ovvero tutti quanti questi che appartengono tutti a Cirò, sono di... tutti a Cirò, fino a quando c'era Nicola si appoggiava a Franco, Franco Abbruzzese con i zingari, i cosi, però mo' tutti questi qua si sono appoggiati pure... quando... pure quando è stato in carcere Nicola, tutti i movimenti che fanno da là devono essere riferiti a Cirò».
La stretta creditizia e l'imposizione del pizzo sui pescherecci rappresentavano dunque una tessera fondamentale di quel mosaico che ha garantito per anni il controllo militare del litorale ionico, trasformando l'attività della marineria locale in una risorsa da spremere ad uso e consumo dei clan.