Sezioni
Edizioni locali
01/02/2026 ore 06.44
Cronaca

La ’Ndrangheta è una questione nazionale: dalle imprese alla politica, così le cosche calabresi penetrano l’Italia

Le relazioni dell’anno giudiziario mostrano un’espansione silente dei clan: imprese usate come “bare fiscali”, appalti pubblici, traffici di droga e riciclaggio anche al Nord e al Centro

di Redazione Cronaca

La ’ndrangheta continua a essere definita dai magistrati una “piaga purulenta”, capace di minacciare il tessuto sano delle comunità, dove la stragrande maggioranza dei cittadini desidera solo vivere in pace e portare a casa il pane. Il dato emerso dalle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario conferma che la criminalità calabrese non si limita più ai confini regionali: la sua presenza si allarga in tutta Italia, dai mercati imprenditoriali del Nord fino ai centri urbani del Centro.

La presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, sottolinea come la ’ndrangheta “pare perpetuarsi, di padre in figlio, di generazione in generazione”, mentre il procuratore generale Giuseppe Lucantonio evidenzia l’aumento dei delitti di stampo mafioso e dei procedimenti civili a tutela dei minori coinvolti, figli anche di collaboratori di giustizia. A Reggio Calabria, il procuratore generale Gerardo Dominijanni denuncia le imprese infiltrate, condotte a rovina: “La ’ndrangheta crea occupazione, lo Stato la distrugge”.

«A Vibo e Crotone maxiprocessi contro la ’ndrangheta con pochi giudici, così non va»: l’allarme di Epifano

Oltre alla Calabria, il fenomeno si manifesta in forme silenti ma pervasive. La Procura generale di Milano parla di società trasformate in “bare fiscali”, strumenti per l’evasione e la gestione di settori economici tramite strutture consortili, con un’occupazione gestita dalla criminalità organizzata a costi competitivi per gli imprenditori. La “mafiosità” lombarda si manifesta non tanto con intimidazioni dirette, quanto tramite il controllo economico e il traffico di droga, con legami anche con la comunità cinese impegnata in attività di riciclaggio. L’inchiesta Hydra ha rivelato un accordo stabile tra ’ndrangheta, camorra e Cosa Nostra, a testimonianza di una rete mafiosa nazionale sempre più integrata.

Anche regioni considerate “tranquille”, come l’Abruzzo, non sono immuni. Il procuratore generale Alessandro Mancini evidenzia la presenza di organizzazioni mafiose autoctone e delocalizzate, operanti in appalti pubblici, ristorazione, edilizia e logistica, con imprese intestate a prestanome. L’allerta riguarda in particolare Pescara, Chieti e il Sulmonese, dove le interdittive antimafia dimostrano quanto sia cruciale mantenere la vigilanza.

«Sarà più difficile lottare contro la ’ndrangheta»: Borrelli smonta la riforma della giustizia

Roma e il Lazio mostrano dinamiche simili. Il procuratore generale Giuseppe Amato parla di infiltrazioni mafiose diffuse nella capitale e nei comuni limitrofi come Aprilia, Nettuno e Anzio. Qui operano non solo gruppi autoctoni, ma anche “organizzazioni delocalizzate” della ’ndrangheta e della camorra, con 406 procedimenti aperti nell’ultimo anno, 726 indagati per associazioni mafiose e 950 per traffico di stupefacenti.

Il Nord non è immune: Torino e Valle d’Aosta sono diventate terre di accoglienza per le mafie esterne. La procuratrice generale Lucia Musti spiega che sempre più imprenditori si rivolgono alla ’ndrangheta per appaltare segmenti dei cicli produttivi – logistica, sicurezza, smaltimento rifiuti – in completa convergenza di interessi. Un fenomeno “non di costrizione, ma di libera scelta”, che richiede un rafforzamento delle procure distrettuali e delle attività investigative.

Le Marche e la Toscana confermano il trend: infiltrazioni nei subappalti pubblici, gestione di imprese e investimenti immobiliari mostrano come i capitali mafiosi si inseriscano nel circuito economico legale. In Toscana, il porto di Livorno diventa hub per traffici di droga legati alla ’ndrangheta e altre mafie storiche, con profitti reinvestiti in aziende agricole, ristoranti e edilizia. L’attenzione degli investigatori è sempre alta, ma la penetrazione nel tessuto economico-legale resta una sfida complessa.

«Nordio non risolverà i problemi della giustizia: la magistratura non sia condizionata dal potere», da Catanzaro il No alla riforma

Da Nord a Sud, dalle regioni centrali alle isole, l’affresco che emerge dalle relazioni dei magistrati è chiaro: la ’ndrangheta non è più solo calabrese. Si tratta di una rete nazionale in grado di infiltrarsi nei settori economici, pubblici e privati, e di influenzare scelte imprenditoriali e comunità locali. Un monito che richiede vigilanza costante e strategie coordinate tra forze dell’ordine, magistratura e società civile, per proteggere le comunità e fermare l’espansione delle cosche.

?>