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26/09/2026 ore 15.59
Cronaca

La ’Ndrangheta voleva i milioni dell’Ecobonus: la truffa sulle palazzine lungo la statale 106 ideata a Milano

Nelle carte dell’inchiesta Hydra le manovre finanziarie del locale di Legnano-Lonate Pozzolo per intercettare i fondi. Il vertice con un imprenditore di Botricello e l’obiettivo spostato da due capannoni agli edifici residenziali. Carte in disordine? Nessun problema: «Il trucco lo faccio io»

di Pablo Petrasso
Jakub Zerdzicki

Milano-Calabria andata e ritorno. Al Nord l’Hydra a tre teste (’Ndrangheta, Camorra, Cosa nostra) che prova a mangiarsi la capitale economica d’Italia, a Sud – lungo la statale 106 – il tentativo di lucrare sull’Ecobonus. Sempre di soldi si tratta. E di intercettazioni che finiscono in un’informativa della Dda di Milano e portano investigatori e riflettori sulla costa jonica.

Le indagini condotte dal Reparto Operativo - Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, confluite negli atti della maxi-inchiesta, ipotizzano la capacità della 'ndrangheta di convertire istantaneamente le proprie strutture operative nei nuovi e più redditizi canali di finanziamento pubblico. Tra questi, una posizione centrale è occupata dalle opportunità offerte dal meccanismo dell'Ecobonus 110%.

Il 12 settembre 2020, all'interno della sede convenzionalmente ribattezzata "Ufficio Dairago" (in piazza Mazzini a Dairago), i militari dell'Arma registrano un vertice operativo di fondamentale importanza. Intorno al tavolo si siedono i referenti del locale di Legnano-Lonate Pozzolo e i loro tecnici di fiducia. L'obiettivo della riunione è chiaro: studiare la fattibilità di un intervento di ristrutturazione edilizia da eseguire in Calabria a beneficio delle imprese riconducibili a un imprenditore della fascia jonica.

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I protagonisti del vertice di Dairago: profili e ruoli nell'operazione

Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dall'analisi degli atti emergono le figure chiave che compongono la catena di comando dell'affare.

C’è lo zio paterno (poi deceduto) del boss Vincenzo Rispoli (detto "Cenzo", storico capo della locale di Legnano-Lonate Pozzolo). Già emerso in storiche inchieste antimafia (Bad Boys, Infinito, Krimisa), considerato il punto di riferimento a Nord per il sostegno alle famiglie dei detenuti e per il raccordo con la madrepatria calabrese. Nel summit sull'Ecobonus agirebbe da garante politico e contabile.

C’è Massimo Rosi, tra i vertici del locale, condannato a 16 nel rito abbreviato di Hydra. È una presenza costante negli uffici di Dairago: per gli inquirenti rappresenta il braccio operativo della struttura. È l'uomo che si incarica della manipolazione delle carte e della gestione amministrativa delle pratiche non conformi.

C’è un tecnico e intermediario del gruppo che fa da cerniera tra le esigenze del territorio e il sistema delle asseverazioni e dei consorzi edilizi operanti in Lombardia.

Infine c’è – collegato in vivavoce dalla Calabria – anche l’imprenditore di Botricello beneficiario dell'operazione. Titolare insieme alla moglie di due società dolciarie, l’uomo fu arrestato nell'operazione Stige coordinata dalla Dda di Catanzaro: al termine del processo ha incassato un’assoluzione definitiva.

Il vicolo cieco dei capannoni e il ripiego sulla palazzina a mare

Le cimici catturano l'avvio della trattativa e l'esame dei documenti catastali inviati dalla Calabria. Si pone subito una questione. Lo zio di Rispoli spiega di cosa si occupano i suoi amici interessati all’affare: «Prodotti dolciari… hanno due capannoni ma adesso non ho capito questo».

«Capannoni no... devono essere tutti unità immobiliari... unità immobiliari di abitazioni», risponde il tecnico.

Di fronte al diniego – il professionista ricorda come le agevolazioni dell'Ecobonus 110% non possano essere applicate a capannoni o strutture puramente industriali – il garante del locale decide di contattare immediatamente l’imprenditore per comunicargli la sterzata operativa.

Chiusa la telefonata, fa appello ai propri ricordi personali per individuare una soluzione alternativa sullo stesso terreno lungo la Strada statale 106 Jonica: «Cioè tu ci sei venuto giù da me da mio suocero... quando siamo andati Catanzaro con Enzo poi non ci siamo fermati da mio suocero... e quella palazzina lì...sono, sono vecchi appartamenti... sì sì si fa subito come no... l'operazione lì della 110... questo si trova nello stesso posto dove si trova il capannone sulla 106 Jonica». Poi rassicura il tecnico, preoccupato che eventuali abusi edilizi possano stoppare la pratica: «No no l'immobile è regolare... e perché lui ha speso più di quello che aveva in tasca ... poi rompeva i c… soldi non ne abbiamo da spendere... e sono due appartamenti giù che sono circa 150 metri quadri, poi parlo piano terra, al primo piano sono uno, due, tre e quattro ... sono case da mare, cucina con sala e due camere da letto, bagno, corridoio sono intorno ai sessanta metri».

«Il trucco lo faccio io»: la regia milanese del Consorzio e i documenti aggiustati

Trovato l'immobile residenziale idoneo a mascherare l'operazione (una palazzina composta da due appartamenti al piano terra e quattro unità abitative al primo piano), l'attenzione del gruppo si sposta sul nodo cruciale: il superamento delle verifiche di regolarità urbanistica ed edilizia indispensabili per accedere al credito fiscale.

È in questo passaggio che emerge la forza della rete lombarda garantita dal tecnico e da Massimo Rosi. Il primo rassicura tutti spiegando la presenza di un canale prefissato nel Milanese: «Noi al Consorzio abbiamo tutto, il Consorzio è Legnano, io prima che porto le carte al Consorzio...».

Rosi interviene in maniera ancora più esplicita, svelando la totale disponibilità a falsificare o "sistemare" la documentazione tecnica prima dell'invio formale: «Il trucco lo faccio io». 

I riscontri effettuati dal Nucleo Investigativo dimostrano come il gruppo fosse perfettamente consapevole di muoversi su pratiche sprovviste dei requisiti di legge, ma contava sulla capacità di "truccare" le carte prima che venissero sottoposte agli organi di controllo. Una truffa concepita al Nord ma con una fase operativa prevista in Calabria. Una strategia capace di spaziare tra le regioni, unendo l'interesse per la speculazione edilizia al drenaggio dei fondi pubblici erogati per la transizione ecologica.