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01/04/2025 ore 12.18
Cronaca

La ‘ndrina imponeva frutta calabrese agli imprenditori italiani in Germania: «Oggi Cariati si sveglia libera» – NOMI

L’indagine condotta dalla Dda di Catanzaro in collaborazione con la Procura di Stoccarda ha ricostruito l’organigramma del gruppo criminale legato alla locale di Cirò. Curcio: «Tutto è iniziato nel 1993»

di Luana Costa

L'odierna indagine condotta dalla Dda di Catanzaro in collaborazione con la Procura di Stoccarda ha colpito le proiezioni della locale di Cirò Marina in Germania e in particolare a Stoccarda. La presenza della ‘ndrina di Cariati è documentata nel tempo: secondo quanto riferito dal procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio, risale agli anni ‘90.

Per realizzare l'indagine si è costituito un joint investigation team. I reati contestati dalla Procura di Stoccarda sono di natura fiscale ed economici mentre la Dda ha contestato i reati di associazione mafiosa ed estorsioni che venivano messe in atto sia sul territorio calabrese sia in quello tedesco. In Germania tra le principali vittime della cosca di 'ndrangheta gli stessi calabresi lì trasferitisi per avviare attività economiche.

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Secondo quanto riferito dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, l'odierna indagine ha coinvolto anche professionisti, accusati di intestazione fittizia di beni.

Alla conferenza stampa sono presenti due rappresentanti della polizia di Stoccarda ma con il volto coperto per non essere riconosciuti.

«Oggi Cariati si sveglia libera», ha dichiarato il dirigente della Squadra mobile di Catanzaro Gianluca Origlia.

Il blitz

A dare esecuzione questa mattina all’ordinanza cautelare emessa dal gip di Catanzaro sono stati la Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (Sisco) di Catanzaro e la Squadra Mobile della Questura di Catanzaro con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, supportati in fase esecutiva da personale delle Squadre Mobili di Cosenza, Modena, Parma, Ferrara e Grosseto e delle Sisco di Bologna e Firenze, di pattuglie dei Reparti Prevenzione Crimine “Calabria Settentrionale - Meridionale e Centrale” e di due unità cinofile antidroga.

Venti gli indagati, di cui 13 destinatari della misura della custodia cautelare in carcere, mentre gli ulteriori 7 di quella degli arresti domiciliari.

Il provvedimento scaturisce da un’ampia attività di indagine diretta dalla Dda di Catanzaro, condotta dagli investigatori della Polizia di Stato, Squadra Mobile, Sisco di Catanzaro e Servizio centrale Operativo, che si è sviluppata mediante investigazioni di tipo tradizionale, attività tecniche, nonché riscontri e servizi dinamici sul territorio, e che si è avvalsa della cooperazione giudiziaria internazionale con la Germania, mediante la costituzione di una squadra investigativa comune tra la Procura della Repubblica di Catanzaro – Dda e gli uffici investigativi della Polizia di Stato, con la Procura di Stoccarda e la Polizia tedesca, con il supporto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e il coordinamento di Eurojust.

I reati, a vario titolo ipotizzati, ai delitti, sono associazione di tipo ‘ndranghetistico, estorsione, consumata e tentata, trasferimento fraudolento di valori, false dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri, in concorso, reati tutti con l’aggravante mafiosa.

Le indagini

Gli approfondimenti investigativi hanno riguardato l’operatività, sul territorio di Cariati, di un’organizzazione criminale di tipo ‘ndranghetistico, di cui è stato ricostruito l’organigramma, con i ruoli dei vari associati, nonché le plurime attività illecite poste in essere, rispettivamente, dagli indagati, e i vari settori di operatività, correlati alle ipotizzate fattispecie penali, capaci di condizionare le attività economiche delle persone offese.

Si tratta, in particolare, di gravi elementi indiziari circa l’attuale assetto di un’organizzazione criminale avente proiezioni in Germania, nell’ambito del quale si è accertato come la ‘ndrina abbia operato secondo stretti vincoli territoriali – similari a quelli adottati in Italia – nonché tramite l’utilizzo di metodi violenti finalizzati all’imposizione dei prodotti agli imprenditori italiani cariatesi presenti in territorio tedesco, ai quali è stato imposto – anche tramite atti di danneggiamento - l’acquisto di derrate di frutta provenienti dalla Calabria.

In tale contesto, nell’ordinanza cautelare, nei confronti degli indagati attinti dalle rispettive misure adottate, è stata ritenuta, allo stato, la gravità indiziaria, tra l’altro, per reati contro il patrimonio, tra cui danneggiamenti propedeutici alle attività estorsive ed estorsioni, anche perpetrate in territorio tedesco, nonché alcune condotte poste in essere anche da professionisti operanti sul territorio di Cariati afferenti ai delitti di intestazione fittizia di beni, di illecita concorrenza con minaccia o violenza, e di falso, reati tutti con l’aggravante mafiosa.

Contestualmente nel land tedesco del Baden-Württemberg, investigatori della Polizia di Stato e della Kriminalpolizeidirektion di Waiblingen, hanno dato esecuzione ad altre misure restrittive, nel parallelo procedimento penale dell’autorità giudiziaria tedesca, che hanno riguardato altre vicende emerse nell’ambito delle investigazioni condotte dalla squadra investigativa comune coordinata dalla Procura distrettuali di Catanzaro e dalla Procura di Stoccarda.

Il procuratore Curcio: «Tutto nato da una collaborazione negli anni ‘90»

«È iniziato tutto nell'ottobre del 1993 con l'acquisizione di alcune rilevanti collaborazioni proprio in tema di procedimenti penali di ‘ndrangheta riguardanti il locale di Cirò», ha detto in conferenza stampa il procuratore Curcio.
«La cosiddetta ‘ndrina di Cariati – ha spiegato – è un'articolazione tra le principali del locale di Cirò che ha mantenuto nel tempo operative e estremamente attive queste proiezioni in territorio tedesco e nella città di Stoccarda in modo particolare. Questo a dimostrazione, ancora una volta di come l'approccio investigativo all'organizzazione di ‘ndrangheta sia mutato necessariamente nel tempo proprio in ragione dell'estrema diffusione di questo fenomeno criminale in tutti e cinque i continenti del globo».

Nel 1993, ha detto Curcio, i primi contatti con Stoccarda «quando intraprese un rapporto collaborativo il primo collaboratore di giustizia intraneo al locale di Cirò che era detenuto in Germania insieme a un altro sodale proprio in ragione di uno specifico mandato del locale di Cirò che alla fine degli anni ‘70, primi anni ‘80, decise di mandare suoi esponenti a Stoccarda per impadronirsi in qualche modo del controllo del territorio all'epoca ad appannaggio di alcune organizzazioni di origine slava».
Proprio queste due persone, ha raccontato il procuratore, «perpetrarono un eclatante omicidio ai danni di un maggiorente di questa organizzazione slava in una discoteca e purtroppo per loro era presente un nutrito gruppo di appartenenti alla polizia di Stoccarda che intervenne praticamente nell'immediatezza del fatto, arrestandoli. Da lì è nata poi questa collaborazione che è andata avanti con l'acquisizione di altre collaborazioni di giustizia».
«Fondamentale», ha rimarcato Curcio, la cooperazione internazionale nelle indagini.

Capomolla: «I cariatesi vessavano i compaesani»

«La ‘ndrina di Cariati – ha evidenziato il procuratore aggiunto Capomolla – aveva una sua proiezione molto radicata in quel territorio in cui esercitava le attività tipiche delle organizzazioni criminali, anche vessando i compaesani».
La ‘ndrina, ha spiegato, vessava i calabresi che avevano attività economiche in Germania: «Ci sono soggetti che provengono dalle stesse aree che si impegnano in modo positivo e che purtroppo sono le prime vittime di queste organizzazioni criminali».

Sottolineata poi la transnazionalità del gruppo che operava anche nei territori tedeschi in rapporti con soggetti provenienti anche da altre regioni italiane. Al vertice, ha spiegato Capomolla, persone appartenenti al cosiddetto locale di Cirò con delle nuove figure legate per ragioni territoriali o parentali con gli esponenti storici.

«Non manca neanche in questa attività il coinvolgimento di professionisti – ha messo in luce il procuratore aggiunto – che hanno operato per favorire l'organizzazione criminale rispetto a delle intestazioni fittizie di beni che senza il loro supporto non si sarebbero potute realizzare. Imprenditori di facciata che costituivano le teste di legno, che rappresentavano formalmente l'attività economica che in realtà era riconducibile agli esponenti dell'organizzazione criminale». 

Gli indagati

Greco Giorgio, nato a Cariati (1964)
Bruzzese Gaetano Roberto, nato a Bresso (1968)
Celeste Olindo, nato a Cariati (1984)
Cosentino Alfonso, nato a Cariati (1980)
Creolese Rocco Francesco, nato a Cariati (1987)
Graziano Giulio, nato a Cariati (1967)
Mangone Antonio, nato a Cariati (1988)
Marincola Aldo, nato in Germania (1984)
Meles Provino, nato a Cariati (1982)
Meles Raffaele, nato a Cariati (1984)
Morise Guarascio Bruno, nato a Cariati (1968)
Rizzo Cataldo, nato a Cariati (1982)
Russo Antonio, nato a Cariati (1993)
Santoro Fiorenzo, nato a Rossano (1977)
Scilanga Cataldo, nato a Cirò Marina (1976)
Spagnolo Salvatore, nato a Cariati (1991)
Talarico Raffaele Mario Giuseppe, nato a Cariati (1960)
Tavilla Angelina, nata a Rosarno (1966)
Talarico Ettore, nato a Cariati (1954)
Talarico Mariafrancesca, nata a Cariati (1994)
Chiarello Natale, nato a Cosenza (1974)
Leo Alfonso, nato a Terravecchia (1960)

Occhiuto: «Una conferma delle capacità investigative delle nostre forze di polizia»

«Complimenti alla Procura distrettuale di Catanzaro, alla Polizia di Stato italiana, alla Procura di Stoccarda e alla Polizia tedesca, che, in un’azione congiunta, hanno eseguito 29 provvedimenti restrittivi tra l’Italia e la Germania, colpendo duramente un’organizzazione criminale legata alla ’ndrangheta». Lo dichiara,in una nota, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.
«L’operazione, che si inserisce nel quadro della collaborazione internazionale per il contrasto alla criminalità organizzata e vede il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia, Antiterrorismo e di Eurojust, che ringrazio sentitamente, conferma ancora una volta la professionalità, la capacità investigativa delle nostre forze di polizia, e la proficua cooperazione con gli altri Paesi, indispensabile per aggredire i ramificati interessi illeciti che inquinano non solo i nostri territori, ma che spesso superano anche i confini nazionali», aggiunge.
«È fondamentale – conclude – agire efficacemente contro le organizzazioni criminali che, infiltrando talvolta l’economia locale, sono in grado di soffocare con estorsioni, azioni violente e intimidazioni, anche qualsiasi attività perfettamente legale».