«La politica deve vergognarsi», la rabbia degli agricoltori a Davoli: schede elettorali bruciate e protesta a oltranza
Terzo giorno di mobilitazione sulla Statale 106 nel Catanzarese. C'è anche il “gigante buono” Antonio Zangari: «Siamo tutti uniti, dalla Calabria alla Sicilia» Gli imprenditori protestano ancora contro il caro carburante: attesi i sindaci del comprensorio, una delegazione in Prefettura
La protesta contro il caro carburante non si ferma sulla Statale 106. A Davoli prosegue il presidio degli imprenditori agricoli e degli operatori del territorio, arrivato alla terza giornata di mobilitazione. Una protesta nata dal peso sempre più difficile da sostenere dei costi del gasolio e che si è trasformata anche in una contestazione nei confronti della politica e del Governo.
Ieri, al termine della giornata di mobilitazione, i manifestanti hanno compiuto un gesto simbolico particolarmente forte: alcune schede elettorali sono state date alle fiamme . Un modo, hanno spiegato, per manifestare la rabbia e la distanza dalle istituzioni davanti a una situazione che, secondo i promotori della protesta, sta mettendo in difficoltà intere famiglie e attività produttive.
«Forse non ci vengono a cercare più i voti, siamo liberi, perché lo Stato non c'è. Dobbiamo svegliare», è stato il messaggio lanciato durante il presidio.
La protesta continua sulla Statale 106
Oggi la mobilitazione è ripartita con il sostegno del mondo della scuola . Accanto agli imprenditori e agli agricoltori si sono infatti ritrovati anche studenti e rappresentanti del mondo scolastico, a testimonianza di una protesta che punta a coinvolgere l'intero territorio.
«Noi vogliamo un futuro migliore», hanno spiegato i partecipanti. E proprio il futuro delle nuove generazioni è uno degli elementi al centro della mobilitazione.
I più piccoli, spiegano i manifestanti, sono già consapevoli delle difficoltà che attraversano le loro famiglie, perché il disagio economico entra quotidianamente nelle case.
«Questo problema ci tocca perché la maggior parte dei nostri genitori sono agricoltori», ha raccontato l’insegnante Romilda Curcio. «Poi sono convinta che tutti dovremmo essere in piazza, perché non è una cosa che riguarda solo gli agricoltori ma tutti noi».
Da Rosarno a Davoli, la protesta degli agricoltori
A Davoli è arrivato anche Antonio Zangari, titolare di un'azienda agricola e conosciuto come il “gigante buono” di Polistena. La sua presenza rappresenta il collegamento con il mondo agricolo della Piana di Gioia Tauro e di Rosarno, anch'esso alle prese con l'aumento dei costi.
«Da Rosarno a Davoli perché a Rosarno, a Davoli e in tutti gli altri siti che ci sono in Calabria e in Sicilia siamo tutti uniti», ha spiegato Zangari.
La critica è rivolta soprattutto alla politica, accusata dai manifestanti di non essere intervenuta prima che la situazione arrivasse al punto attuale.
«La politica doveva prendere provvedimenti prima di arrivare qua e prima che arrivassero questi innocenti in piazza a fare manifestazione», è stato il suo sfogo. «Perché questa è una cosa vergognosa per la politica, non è una cosa da poco».
Delegazione in Prefettura e sindaci attesi al presidio
Nel frattempo, la protesta ha aperto un canale di interlocuzione con la Prefettura. I manifestanti sono stati contattati e invitati a presentare le proprie istanze attraverso una delegazione.
«Abbiamo avuto un contatto dalla parte della Prefettura, hanno chiesto se potevamo andare con una delegazione per esporre le nostre problematiche», ha spiegato l’imprenditore Vittorio Procopio, tra i promotori del presidio. L'obiettivo è portare direttamente al prefetto le difficoltà denunciate in questi giorni lungo la Statale 106.
Per domani, inoltre, sono attesi al presidio i sindaci del comprensorio, chiamati a confrontarsi con gli imprenditori e con i rappresentanti della mobilitazione.
La protesta, però, non sembra destinata a concludersi in tempi brevi. I manifestanti assicurano di essere pronti a proseguire a oltranza fino a quando non arriveranno risposte concrete.
«Siamo convinti di quello che stiamo facendo, non molleremo assolutamente. Prima di mollare ci vogliono i risultati: le chiacchiere stanno a zero, le promesse anche».
Una posizione ribadita con parole ancora più nette: «Molleremo quando ci diranno faremo questo, faremo quest'altro, altrimenti continueremo ad oltranza».
Dietro la protesta, infine, c'è la preoccupazione per la sopravvivenza delle aziende e per il futuro delle famiglie. «Siamo stremati, stiamo fallendo, pazienza, lo stiamo facendo per i nostri figli», è il monito finale.