La Procura di Palermo chiede i domiciliari per l’ex vicepresidente regionale Gaetano Armao
Contestata l’ ipotesi di corruzione all’ex vicepresidente della Regione e già presidente della Commissione tecnica specialistica. Gli accertamenti coinvolgono anche il deputato Ars Giuseppe Geremia Lombardo
Un’inchiesta della Procura di Palermo apre un nuovo fronte giudiziario destinato ad avere inevitabili riflessi anche sul dibattito politico siciliano. I magistrati hanno chiesto gli arresti domiciliari per Gaetano Armao, avvocato e docente universitario, più volte assessore regionale, vicepresidente della Regione durante la presidenza di Nello Musumeci e, fino alla scadenza del mandato dello scorso agosto, alla guida della Commissione tecnica specialistica, organismo che opera nell’ambito delle valutazioni e autorizzazioni ambientali. Le contestazioni formulate dalla Procura riguardano ipotesi di corruzione, accuse che dovranno essere sottoposte al vaglio del giudice e rispetto alle quali, come per tutti gli indagati, vale la presunzione di innocenza.
Nella mattinata di oggi gli uomini della Squadra Mobile hanno eseguito perquisizioni in abitazioni, studi professionali e uffici pubblici; gli accertamenti hanno interessato anche gli studi di Armao a Palermo e Roma. L’indagine, coordinata dalla Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia, coinvolge complessivamente nove persone, chiamate a comparire davanti al gip per gli interrogatori preventivi previsti prima dell’eventuale applicazione delle misure cautelari richieste dai pubblici ministeri.
L’attenzione sull’attività della Commissione tecnica
Uno degli elementi che attribuisce alla vicenda una particolare rilevanza istituzionale è il precedente ruolo ricoperto da Armao alla guida della Commissione tecnica specialistica, la Cts, organismo che interviene nei procedimenti di valutazione ambientale e che si occupa anche di progetti relativi agli impianti eolici e fotovoltaici. Armao era stato nominato nell’agosto del 2023 e il suo mandato si è concluso nell’agosto scorso.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche pubblicate nelle prime ore successive alle perquisizioni, una parte degli accertamenti investigativi riguarderebbe vicende collegate all’attività della Commissione e a procedimenti autorizzativi. Si tratta tuttavia di ipotesi investigative ancora da verificare, delle quali sarà possibile definire con maggiore precisione contenuto e perimetro soltanto attraverso gli atti del procedimento e gli sviluppi dell’inchiesta. Allo stato non è quindi opportuno attribuire agli indagati condotte ulteriori rispetto a quelle specificamente contestate dalla Procura.
Le perquisizioni sono state disposte nell’ambito dell’attività investigativa successiva alla notifica degli inviti a comparire per gli interrogatori preventivi. Sarà il giudice, dopo avere ascoltato gli interessati e valutato gli elementi presentati dall’accusa e dalle difese, a decidere sulle richieste cautelari.
Nove indagati, tra loro Giuseppe Geremia Lombardo
Armao non è l’unico esponente con un profilo politico coinvolto nell’indagine. Tra i nove indagati figura anche Giuseppe Geremia Lombardo, deputato all’Assemblea regionale siciliana del Movimento per l’Autonomia. Le altre persone indicate dalle fonti di stampa sono Giuseppe Argirò, Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo, Mario Lupo, Marco Malacarne Gentile, Pietro Luigi Matta, Sergio Vella e Luigi Zancla.
Secondo le informazioni diffuse finora, la Procura avrebbe richiesto gli arresti domiciliari per otto indagati e una diversa misura per un’altra delle persone coinvolte. Anche in questo caso si tratta esclusivamente delle richieste formulate dall’accusa: nessuna misura può essere presentata come già applicata fino alla decisione del giudice. Armao, dunque, non risulta arrestato.
Il percorso politico di Armao
La vicenda assume inevitabilmente una dimensione politica per il lungo percorso istituzionale dell’ex vicepresidente. Classe 1962, avvocato amministrativista e professore universitario, Armao ha ricoperto incarichi nella Regione durante diverse stagioni politiche: è stato assessore nel governo guidato da Raffaele Lombardo e successivamente assessore all’Economia e vicepresidente della Regione con Nello Musumeci. Nel 2022 si candidò inoltre alla presidenza della Sicilia nell’area di Azione e Italia Viva.
Successivamente, durante la presidenza di Renato Schifani, Armao ha ricoperto ulteriori incarichi istituzionali e nel 2023 è arrivata la nomina alla guida della Commissione tecnica specialistica. È questo percorso, più che qualsiasi valutazione sulle responsabilità ancora tutte da accertare, a conferire all’inchiesta una rilevanza che supera il perimetro strettamente giudiziario.
Armao è marito di Giusi Bartolozzi, magistrata ed ex parlamentare di Forza Italia, già capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Bartolozzi non risulta coinvolta nell’inchiesta e il rapporto familiare viene richiamato esclusivamente come elemento biografico relativo al profilo pubblico dell’ex vicepresidente.
Ora la parola passa al giudice
Saranno gli interrogatori preventivi e soprattutto la successiva decisione del gip a segnare il prossimo passaggio dell’inchiesta. Soltanto con l’emersione degli atti sarà inoltre possibile stabilire con precisione quali procedimenti amministrativi siano oggetto degli accertamenti, quali condotte vengano attribuite individualmente ai diversi indagati e quali elementi la Procura abbia posto alla base delle proprie richieste.
Sul piano politico la vicenda è destinata comunque ad attirare attenzione, considerato il ruolo ricoperto negli anni da Armao ai vertici della Regione e, più recentemente, della Commissione tecnica specialistica. Sul piano giudiziario, invece, il punto deve restare netto: siamo nella fase delle indagini e delle richieste cautelari, sulle quali il giudice deve ancora pronunciarsi; le contestazioni rappresentano la tesi dell’accusa e le responsabilità individuali potranno essere accertate soltanto nel corso del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.