Sezioni
Edizioni locali
17/07/2026 ore 09.01
Cronaca

La ragazza di Seminara dall’incubo dello stupro alla rinascita: «Torno in Calabria a testa alta grazie al mio amore»

La giovane che denunciò le violenze di gruppo e i soprusi della famiglia racconta la sua nuova vita: «Ora chi mi minacciava ha paura di me. Ho denunciato anche la moglie di un boss»

di Redazione Cronaca

Otto mesi fa la sua voce era spezzata dalla paura. Oggi è attraversata da una serenità che sembrava impossibile da immaginare. La ragazza che aveva denunciato uno stupro di gruppo a Seminara, sfidando non solo i suoi aggressori ma anche la propria famiglia e le pressioni dell'ambiente mafioso in cui viveva, torna a raccontarsi. Parla con il Corriere della Sera e questa volta lo fa partendo da una parola che allora sembrava irraggiungibile: amore.

Anna – nome di fantasia –, 22 anni, una delle due «ragazze di Seminara», è la giovane che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio dopo le violenze sessuali subite da alcuni ragazzi del paese e dopo le intimidazioni, le aggressioni e le pressioni ricevute dai familiari e da persone vicine alla criminalità organizzata affinché ritirasse la denuncia.

Quella scelta le è costata tutto: la casa, gli affetti, la quotidianità. È stata costretta a trasferirsi in una località protetta, lontano dal suo paese. Oggi, però, racconta di aver ritrovato una speranza che non pensava più possibile.

«Ho trovato un uomo che mi ama per quello che sono»

La prima risposta arriva ancora prima della domanda.

«Ho un fidanzato», dice sorridendo alla giornalista Amelia Esposito. Un sorriso che otto mesi fa non c'era.

Lui lavora nel Nord Italia ma torna spesso in Calabria per stare con lei e con la sua famiglia.

«Mi vizia, mi coccola, mi prende in giro. Ci amiamo tanto».

La loro relazione è nata pochi mesi fa, ma all'inizio per Anna non è stato semplice lasciarsi andare.

«Avevo tantissime paure. Ero piena di insicurezze, sia per la distanza sia per tutto quello che avevo vissuto. Lui però è stato paziente. Mi ha sempre rassicurata».

«Mi dicevano “ti devi ammazzare”, ma io voglio un futuro in Calabria». La rinascita di Anna, una delle ragazze violentate a Seminara

«Gli ho raccontato tutto, pensavo mi avrebbe lasciata»

Il momento più difficile è stato confessargli il proprio passato. Anna temeva che anche questa relazione finisse come la precedente. Invece è accaduto l'esatto contrario.

«Ricordo perfettamente quel momento. Ero bloccata, quasi paralizzata. Lui mi ha stretta in un abbraccio e mi ha detto soltanto: "Raccontami tutto". Poi mi ha portata a mangiare una pizza mentre guardavamo il tramonto». Da allora non se n'è più andato.

«È un uomo semplice, un gran lavoratore, anche un po' burbero. Ma è rimasto accanto a me. Mi sostiene e mi ama per quello che sono».

Il ritorno nel paese dell'orrore

Per la prima volta dopo la fuga, Anna è tornata nel suo paese. Lo ha fatto soltanto pochi giorni fa, per recuperare alcuni effetti personali nella casa di famiglia.

Una prova difficile, affrontata grazie al sostegno del fidanzato.

«È rimasto con me per tutto il tempo in videochiamata. Sapeva che sarebbe stato durissimo e ha voluto esserci comunque». Durante quel ritorno ha incrociato anche una delle persone che, secondo l'accusa, avrebbe cercato di costringerla a ritirare la denuncia.

«Adesso è lei ad avere paura di me»

Si tratta della zia, imputata per le violenze esercitate sulla giovane. Secondo le accuse, sarebbe stata proprio lei a picchiarla con una corda nel tentativo di convincerla a ritrattare. «Quando mi ha vista è rientrata subito in casa».

Una scena che per Anna rappresenta il simbolo del cambiamento.

«Si sono invertiti i ruoli. Adesso è lei ad avere paura di me, perché sa che se dovesse fare anche un solo passo falso ne risponderebbe davanti alla giustizia».

Le minacce del boss

Il ritorno nel paese ha riportato alla memoria anche altri episodi rimasti finora inediti. Anna racconta di aver visto affacciate alle finestre persone che in passato l'avevano insultata. Tra loro, dice, anche un noto esponente della criminalità organizzata.

«Era ai domiciliari ma stava tranquillamente seduto per strada a fumare. Mi diceva: "Io ho il potere di alzare le mani su di te"». Un episodio che la giovane afferma di aver già riferito ai magistrati.

Non solo. Racconta anche che la moglie dell'uomo l'avrebbe minacciata affinché non parlasse con i carabinieri.

«L'ho registrata con il cellulare e l'ho denunciata. Anche lei finirà a processo insieme a mia zia».

Il processo continua

Sul piano giudiziario la vicenda è ancora aperta.

È in corso il processo d'appello nei confronti dei maggiorenni già condannati in primo grado nel marzo 2025. Anna ha già deposto davanti ai giudici.

«In aula non ho guardato nessuno. Solo il pubblico ministero, il giudice e il mio avvocato».

Nei prossimi mesi sarà ascoltata anche la madre.

«È stata l'unica persona che mi è sempre rimasta accanto».

Una nuova vita

Intanto la giovane prova a costruire il proprio futuro.

Ha iniziato un corso per diventare estetista e guarda avanti con una serenità ritrovata.

Ma, quando le chiedono quale sia il progetto più importante della sua vita, la risposta arriva senza esitazioni. «Ha un nome e un cognome».

Per una ragazza che aveva conosciuto soltanto violenza, paura e isolamento, è forse questa la vittoria più grande: aver ritrovato la fiducia negli altri e soprattutto in se stessa.