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29/08/2025 ore 16.21
Cronaca

La rete “No ponte” sfila in barca a Cannitello: «Nessun passo indietro, difronte solo arroganza e prepotenza»

VIDEO | Un corteo inedito ha solcato le acque tra Cannitello e Pezzo al grido «lo Stretto non si tocca». Presente anche Caminiti: «Senza l’ok della Corte dei Conti fase di stallo»

di Claudio Labate

Una manifestazione che è anche l'ennesima testimonianza di una città che vuole rimanere vigile, che è attenta al suo territorio, di una città che ha superato la contrapposizione ideologica tra il sì e il no all'opera ponte, e adesso guarda alla tutela e alla sopravvivenza della città rispetto al progetto della mega opera. Non sono bastati i circa trenta gradi e un sole torrido a fermare la rete “No Ponte” che anzi, sfruttando appieno le risorse che si intendono salvaguardare ha messo in piedi un inedito corteo tra slogan e bandiere.
Un appuntamento – la seconda manifestazione estiva dopo quella di Messina – dal mare e dalle spiagge per riaffermare, ancora una volta, che «lo Stretto non si tocca».


Così il movimento No Ponte Calabria ha deciso di sostenere e rilanciare l’iniziativa promossa dalle barche villesi partite dalla spiaggia adiacente a piazzetta Calandruccio di Cannitello, per raggiungere la spiaggia di zona Cannone-Pezzo, proprio sotto l’intubata ferroviaria che rappresenta ormai da tempo un monumento alla devastazione ambientale.
«Il punto di arrivo è quello più simbolico – dice Giorgia Campo della rete No Ponte –sotto l'ecomostro che noi consideriamo la vera prima pietra del ponte, la prima pietra che tuttora lascia una ferita aperta nel territorio di Villa San Giovanni». Un “no ponte”, ripete Giorgia a gran voce, che non è ideologico, ma «è un “no ponte” sostenuto dalle evidenze tecnico scientifiche e ambientali ma anche sociologiche. Stiamo parlando di un progetto che andrebbe a distruggere un territorio, quelIo calabrese e villese da una parte e quello messinese dall'altro, che lascerà soltanto delle macerie».

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Non v’è dubbio che i timori maggiori risiedano nell’idea che si apriranno dei cantieri, che rimarranno tali, e lasceranno una città sventrata. «Noi saremo sempre qui per difendere lo Stretto, l'ambiente, Villa San Giovanni, il territorio, i cittadini che vivono a Villa San Giovanni» ribadisce Rossella Bulsei, del Comitato Ti tengo Stretto che sta conducendo anche una appassionata battaglia contro gli espropri.
«Non intendiamo assolutamente fare un passo indietro rispetto a quello che significa difendere il luogo che si abita e che si vive. Non intendiamo assolutamente piegare la testa di fronte all'arroganza, di fronte alla prepotenza di chi va avanti a colpi di carte bollate, accelerazioni amministrative e burocratiche. Anzi, al contrario, noi siamo qui a reclamare quelle che sono le responsabilità che queste persone si sono assunte mettendo le firme fino ad arrivare al Cipess. E quindi, se è vero che viviamo in uno stato di diritto, ad ogni azione corrisponde una conseguenza. Una conseguenza in questo Paese è una responsabilità perché ci saranno delle conseguenze e dei danni che non saranno colmabili, che non saranno risarcibili».

Giuseppe Marra, sindacalista e “no ponte” della prima ora ribadisce la necessità di difendere il territorio: «Spesso ci dicono che il Ponte porterà futuro, porterà sviluppo, porterà ricchezza in questi territori, ma chi li vive costantemente, chi li pratica, chi li frequenta, spiagge mare quant'altro sa che questo non è vero. Quando le barche ci hanno fatto questa proposta non potevamo che essere qua a sostenerli, a dire insieme che non è possibile immaginare un futuro che non sia con questo Stretto, con questo mare, con la possibilità di poter vivere tranquillamente in questi territori».

Caminiti: «Siamo in una fase di stasi, senza la Corte niente cantieri»

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Chi sta vivendo ogni giorno le preoccupazioni della città di Villa San Giovanni è sicuramente il sindaco Giusy Caminiti che racconta come l’Ufficio tecnico comunale, nonostante fosse ferragosto, è stato preso d'assalto dai cittadini, così come gli stessi amministratori tramite i canali social. «È chiaro che la città vive un momento di ansia, per quanto abbia compreso perfettamente che c'è un momento di stasi perché, al di là di quello che si dice, il Cipess non ha stabilito tecnicamente sul progetto ponte né lo farà la Corte dei Conti, però la verità è che senza la bollinatura della Corte dei Conti, e quindi senza l'ok dei Ministeri prima e della Corte dei Conti dopo sul quadro economico, questa è una fase di stasi, è una fase di attesa, e cantieri del progetto ponte non se ne possono aprire».
D’altra parte l’altro problema che la città vive ciclicamente non è più la rassegnazione, ma l'attesa del “tanto non si farà”.
«Questo è il motivo vero per cui noi da ventiquattro mesi diciamo: diamo risposte dal punto di vista tecnico scientifico, cominciate questi studi, cominciate a dare risposte sulla localizzazione del pilone, del blocco di ancoraggio, dei cantieri».