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24/04/2026 ore 06.15
Cronaca

La tragedia di Catanzaro: «Anna era stanca». Catechista, amata dai bambini della parrocchia, poi il buio del salto con i tre figli

Una ruolo attivo in chiesa e la fede come ancora di salvezza, fin quando qualcosa non si è interrotto. Don Vincenzo Zoccoli tratteggia il ritratto della 46enne che qualche notte fa ha deciso di porre fine alla sua vita portando con sé i suoi piccoli

di Luana Costa
La chiesa del Santissimo Salvatore, frequentata da Anna Democrito

«La comunità le è sempre stata accanto, anche io sono sempre stato accanto a lei dandole consigli. Poi la stanchezza ha giocato un grande ruolo, negativo purtroppo. Era stanca». Così don Vincenzo Zoccoli descrive gli ultimi mesi di vita di Anna Democrito, la 46enne che la scorsa notte ha deciso di porre fine alla sua vita e a quella dei suoi figli, lanciandosi dal balcone del suo appartamento posto al terzo piano.

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Il sacerdote conosceva da lungo tempo la donna. Da quasi undici anni, ricorda don Vincenzo, parroco della chiesta Santissimo Salvatore, che Anna frequentava assiduamente: in quella parrocchia si era sposata, lì aveva organizzato il banchetto di nozze ed era in quella parrocchia che portava i suoi figli.

«Ha iniziato come aiuto-catechista e poi come catechista» ricorda il parroco. «È sempre stata disponibile con i bambini e lo faceva con tanta gioia, con tanta solarità per cui i bambini si attaccavano a lei». Una serenità interrotta dalla nascita del terzo figlio, per il sacerdote, avvenuta in dicembre. «Era stanca» ha ribadito. E nemmeno la fede, in cui aveva sempre trovato rifugio, le era più sufficiente.

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«La fede è sempre stata per lei una ancora di salvezza» precisa il parroco. «Lei confidava molto nel Signore sin da quando l’ho conosciuta, quasi undici anni fa. Poi si è sposata in parrocchia, ha fatto qui il ricevimento; quindi, in questa dimensione di fede come una famiglia. L’ha vissuta veramente bene questa esperienza parrocchiale» ha quindi concluso don Vincenzo.

Anche i figli erano soliti frequentare la chiesa del Santissimo Salvatore. «I bambini erano piccoli e venivano insieme alla mamma. Difatti la gente che li vedeva sorrideva all’idea di questa famiglia con tre figli. Era una gioia per lei ma anche per la comunità vedere una famiglia di tre figli, così difficile oggi». 

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Il sacerdote riserva un pensiero, infine, all’unica sopravvissuta al dramma familiare: la bimba di quasi sei anni, attualmente ricoverata all’istituto pediatrico Gaslini d Genova. «Speriamo che Maria Luce ce la faccia affinché possa portare il ricordo di una madre solare, stupenda e gioiosa. Chiunque la incontrava era contento di averla incontrata».