Lamezia, bancarotta e contabilità falsa: assolto l’imprenditore Gianfranco Caporale
Il Tribunale ha cancellato le accuse più pesanti dopo un processo durato anni. Nel 2019 il Riesame aveva già annullato domiciliari e sequestro dei beni. Assolto anche il presunto prestanome
Si chiude con un’assoluzione il processo di primo grado nei confronti dell’imprenditore lametino Gianfranco Caporale, difeso dall’avvocato Aldo Ferraro. Il Tribunale collegiale di Lamezia Terme lo ha assolto dall’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale perché «il fatto non sussiste» e da quella di bancarotta fraudolenta documentale perché «il fatto non costituisce reato». Il collegio, presieduto da Angelina Silvestri e composto dai giudici Martina Gallucci e Felice Forte, ha inoltre dichiarato l’estinzione per prescrizione di due contestazioni relative alla mancata presentazione delle dichiarazioni ai fini Irpef e Iva.
Caporale era accusato di aver sottratto dalle casse della società oltre un milione e 200mila euro e di aver disposto, secondo l’ipotesi accusatoria, anche della stessa azienda poi fallita attraverso un contratto di affitto ritenuto simulato. A suo carico era stata contestata anche la bancarotta fraudolenta documentale, con l’ipotesi di una contabilità alterata per danneggiare i creditori e ottenere un ingiusto vantaggio.
La vicenda giudiziaria era cominciata il 7 maggio 2019, quando la Guardia di finanza aveva eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip di Lamezia Terme. Per Caporale erano stati disposti gli arresti domiciliari, insieme al sequestro dei beni in vista di un’eventuale confisca per equivalente. Poche settimane dopo, però, il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva annullato entrambe le misure cautelari, quella personale e quella reale. Il 28 maggio 2019 i giudici avevano accolto le argomentazioni della difesa, escludendo anche l’astratta configurabilità dei reati contestati.
Ieri, al termine della discussione e della camera di consiglio, è arrivata la decisione del Tribunale che ha chiuso il primo grado con l’assoluzione di Caporale dalle due principali contestazioni. Assoluzione «perché il fatto non sussiste» anche per Beniamino Folino, indicato dagli inquirenti come il presunto “prestanome” dell’imprenditore e difeso dagli avvocati Luigi Muraca ed Eugenio Naccarato.