Lamezia, Mangiardi: «Le mafie sono più vive che mai. Hanno cambiato pelle, mentre corruzione e ingiustizie avanzano»
Il testimone di giustizia critica le recenti riforme e denuncia l’indebolimento dei controlli: «Arrendersi vorrebbe dire dare altro spazio alle ingiustizie»
«È da qualche anno ormai che non si parla più di mafie, come se queste fossero morte e seppellite. Ma non è affatto così. Le mafie sono più vive che mai, hanno solo cambiato pelle e amicizie. È aumentata la corruzione e le mafie sono diventate più affariste che mai e questo governo ha contribuito non poco affinché tutto questo potesse accadere».
Nella sua riflessione, il testimone di giustizia di Lamezia Terme Rocco Mangiardi punta quindi il dito contro le norme che, a suo giudizio, avrebbero indebolito i controlli e il contrasto alla corruzione. «Sono state abolite quasi tutte le leggi poste a fare da freno agli abusi di ufficio e alla corruzione, non si concedono le registrazioni telefoniche e lo si fa neppure allor quando qualche politico risulta impantanato, ad esempio, con i clan camorristici».
Mangiardi prosegue poi soffermandosi sulla Corte dei Conti e sull'informazione: «La Corte dei Conti è stata resa innocua e non può più controllare alcun che. I giornalisti poi, ma solo quelli schierati, quelli che magari lavorano nei Quotidiani finanziati con i soldi pubblici, loro posso scrivere e raccontare tutto quello che gli pare, a patto che parlino bene di questo governo e male di tutti gli altri. E magari il loro editore è pure un parlamentare assenteista che, pur vendendo soltanto poche copie dei suoi giornali, prende soldi a tutto spiano, con l’editoria e con le sue cliniche private. Soldi di noi altri».
Il ragionamento si sposta quindi sulla televisione pubblica. «Tutto questo accade mentre la Tv pubblica (che noi tutti paghiamo) è stata ridotta a una misera cassa di risonanza pubblicitaria per ogni governo di turno che si sussegue (ma questo a mio avviso ha toccato il fondo). Una Tv di propaganda elettorale e per farla diventare così è bastato poco: anziché dare i programmi a giornalisti competenti seri, è bastato nient’altro che mettere al loro posto quelli più incapaci e più servili».
E, secondo Mangiardi, il risultato sarebbe quello di avere una popolazione meno informata e quindi più facilmente condizionabile. «Hanno capito tutto! Un popolo per niente informato e soprattutto distratto, diventa innocuo e soprattutto abbocca a tutto quel che gli si dice. Liberi tutti allora!».
Da qui la riflessione sulla difficoltà di parlare oggi di legalità, giustizia e diritti, soprattutto alle giovani generazioni. «Alla luce di tutto questo, da qualche anno, almeno per me, è sempre più difficile parlare di Legalità e di Giustizia quando “dall’alto” vengono dati ben altri esempi. Come si fa a parlare di Giustizia quando proprio chi dovrebbe garantirla invece di farlo, sembra difendere le ingiustizie? E ancora, come si fa, come facciamo a parlare ai giovani di Libertà e, di Diritti e di Dignità, quando ogni giorno questi valori vengono ripetutamente calpestati, proprio da chi ha giurato sulla nostra bellissima Carta Costituzionale?».
Nonostante le difficoltà, però, Mangiardi ribadisce la volontà di non arrendersi e di continuare a rappresentare un argine alle mafie e alle ingiustizie. «Molta fatica sì, ma noi non ci arrendiamo, perché siamo consapevoli che le mafie esistono ancora e le ingiustizie sono in continuo fermento e, arrendersi varrebbe a dire dare a tutto ciò altro spazio, e noi invece, vogliamo essere un argine».
Infine, il riferimento a Libero Grassi e all'anniversario del suo assassinio. «Oggi ricorre l’anniversario dell’assassinio di Libero Grassi, e a Palermo, su quel marciapiede, davanti a quella serranda, si ricorderà quel sangue innocente versato per tutti noi, guida indelebile contro tutte le ingiustizie».