Lamezia, rapina da 170mila euro all’uscita dal centro commerciale Due Mari, tutti assolti i cinque imputati
L’accusa aveva chiesto condanne tra 7 e 9 anni di reclusione. Al centro dell’inchiesta le celle telefoniche compatibili con il luogo in cui è avvenuto il colpo
Si è concluso oggi il processo di primo grado, davanti al Tribunale collegiale di Lamezia Terme – presidente Angelina Silvestri, a latere Brigida Candela e Martina Gallucci – nei confronti di Vincenzo Curcio (difeso dall’avvocato Aldo Ferraro), Pasquale Franzè (difeso dall’avvocato Aldo Ferraro), Ivan Reale (difeso dall’avvocato Aldo Ferraro), Daniela Satraniti (difesa dagli avvocati Franco Giampà e Antonio Larussa) e Pasquale Perri, 50 anni (difeso dagli avvocati Franco Giampà e Antonio Larussa), accusati di avere organizzato ed eseguito la rapina che il 15 gennaio 2015 è stata compiuta ai danni dei responsabili di una nota attività commerciale all’uscita dal centro commerciale Due Mari di Maida dove si erano recati per prelevare gli incassi accumulati in quei giorni.
I fatti risalgono appunto alle sera del 14 gennaio 2015 quando nel parcheggio posto alle spalle del centro commerciale, alcuni malfattori rapinarono i responsabili del un punto vendita Compagnia della navigazione, che avevano appena prelevato gli incassi per fare rientro a Napoli, li fecero salire a bordo della loro stessa autovettura insieme a due dei rapinatori, condotti in un posto isolato vicino Maida, privati dello zaino contenente gli incassi del negozio, per circa 170mila euro, ed abbandonati senza cellulari.
I carabinieri, dopo articolate indagini, ritennero che ad eseguire la rapina furono i 5 degli imputati, tutti parenti tra loro, che avrebbero agito, una di loro quale commessa di quel negozio, con il compito di avvisare gli altri del momento in cui i responsabili sarebbero passati a prelevare gli incassi, mentre altri 4 sarebbero stati gli esecutori materiali della rapina. E ciò perché i loro cellulari agganciavano celle telefoniche compatibili con il luogo in cui è avvenuta la rapina, ed i tabulati delle loro utenze dimostrava che prima e dopo il fatto si erano sentiti telefonicamente tra loro.
All’esito di una articolata istruttoria dibattimentale, il pubblico ministero Vincenzo Quaranta alla scorsa udienza aveva chiesto la condanna degli odierni imputati a 7 anni di reclusione e 1.200 euro di multa per gli imputati Satraniti e Perri, e a 9 anni di reclusione e 1.500 euro di multa gli altri 3 imputati, ritenendo dimostrata la penale responsabilità degli imputati. Diversamente, l’avvocato Ferraro, nell’interesse di 3 degli imputati, aveva innanzitutto eccepito l’inutilizzabilità dei tabulati telefonici, su cui si fondava in via esclusiva il coinvolgimento degli odierni imputati in questa vicenda processuale, non essendo stati depositati agli atti del processo, con conseguente lesione del diritto di difesa.
Insieme agli avvocati Giampà e Larussa, l’avvocato Ferraro ha poi contestato la genericità di quegli indizi che non consentivano di ritenere, con assoluta certezza, che siano stati gli odierni imputati a commettere quella rapina, a maggior ragione considerando che la cella telefonica agganciata da un telefono cellulare non dimostra l’esatta posizione del telefonino ma fornisce solo un giudizio di compatibilità, specie considerando che tutti gli imputati abitavano nei pressi del luogo in cui è avvenuta la rapina, e soprattutto considerando che i rapporti di parentela e di frequentazione tra loro giustificavano i contatti telefonici, precedenti e successivi a quel giorno, che invece avrebbero dovuto dimostrare la loro colpevolezza.
All’esito dell’udienza di oggi, non essendo state repliche, il Tribunale ha assolto tutti gli imputati “per non avere commesso il fatto”, indicando il termine di 60 giorni per il deposito delle motivazioni.