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12/05/2026 ore 15.42
Cronaca

Lamezia, uccise il figlio con un colpo di pistola: condannato a 12 anni di reclusione Francesco Di Cello

Anche l’accusa aveva invocato 12 anni. Riconosciute le attenuanti generiche e l’attenuante della seminfermità mentale prevalente sull’aggravante dell’omicidio di un familiare. Alla base del delitto una vita familiare travagliata

di Alessia Truzzolillo

La Corte d’Assise di Catanzaro – Alfredo Cosenza presidente, Giovanni Strangis a latere – ha condannato a 12 anni di reclusione Francesco Di Cello, 64 anni, per l’omicidio del figlio Bruno Di Cello, 30 anni. Reo confesso, l’imputato si era costituito poco dopo aver esploso contro il figlio un colpo di pistola, al termine di una lite il 2 maggio 2025 in località Marinella di Lamezia Terme. Di Cello è stato condannato anche per possesso di arma clandestina e ricettazione.

Dietro all'omicidio di Lamezia 10 anni di disperazione: continue richieste di denaro e una condanna per estorsione

Nel corso della requisitoria il pm Gualberto Buccarelli - che ha invocato anche lui 12 anni di reclusione per l’imputato – ha ripercorso le tappe di una vita familiare travagliata fatta di anni di pressioni e richieste continue di denaro da parte del figlio il quale, dato il proprio comportamento, era stato anche condannato per estorsione.

Al termine della camera di consiglio la Corte ha tenuto riconosciuto le attenuanti della seminfermità mentale di Francesco Di Cello prevalenti sull’aggravante dell’omicidio di un familiare e anche le attenuanti generiche. La difesa, gli avvocati Renzo Andricciola e Pino Spinelli, ha insistito nel chiedere il riconoscimento dell’attenuante della provocazione.

Il 18 luglio scorso si era svolto l’incidente probatorio volto ad accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato. Il dottore Stefano Ferracuti, consulente nominato dal gip, aveva depositato ed illustrato la perizia psichiatrico forense con la quale è stata accertata la sussistenza di un vizio di mente al momento del fatto, tale da grandemente scemare la consapevolezza e volontarietà del tragico evento.