Le frasi di Gratteri sul Sì spaccano il Paese, Frustaci: «Con la riforma difficile indagare sui colletti bianchi»
Dal comunicato di sostegno al procuratore di Napoli firmato da 20 consiglieri del Csm all’avversione di 51 magistrati (che lo chiamano «signor Gratteri»). Con il magistrato si schierano anche 50 associazioni. Unicost: «Sulle questioni della giustizia possono convergere interessi opachi»
Non si è ancora placata la bufera sollevata da una dichiarazione resa dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri nel corso di un’intervista. In un periodo caldo e sempre più vicino al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia intorno alle parole del magistrato sono sorte vere e proprie barricate. La polemica che infuria ha spaccato il Paese e ha fatto venire allo scoperto le varie fazioni del Sì e del No. Ma, soprattutto, ha fatto venire allo scoperto sostenitori e detrattori del magistrato più noto al mondo e ha offerto l’occasione di parlare fuori dai denti di ciò che questa riforma comporterà per il Paese.
Intanto ricordiamo brevemente cos’è accaduto.
Giovedì si scatena la bufera
Nel corso di un lungo discorso su malaffare, centri di potere e territori difficili in Calabria, Gratteri, già procuratore di Catanzaro ha detto: «Nel lavoro che abbiamo fatto in quei sette anni a Catanzaro abbiamo dato tanta fiducia alla gente. Tanta gente ha sperato, ha sognato che la Calabria può cambiare. Ovviamente ci sono i cicli della Storia. È certo che per il No voteranno le persone per bene. Per il No voteranno le persone che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il Sì, naturalmente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».
Parole che sono state interpretate dai sostenitori del Sì come un attacco vero e proprio, interpretando il testo come se tutti i sostenitori della riforma fossero massoni deviati, indagati o legati a centri di potere.
Il chiarimento di Gratteri
A stretto giro di boa Gratteri è intervenuto per chiarire: «I miei interventi non possono essere parcelizzati e letti in modo disorganico rispetto ad una intervista che parlava di indagini e situazioni di malaffare in cui ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi certamente tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono fare credere, che quelli che votano Sì sono TUTTI appartenenti a centri di potere».
Non è bastato. E a due giorni dall’evento la polemica è ancora infuocata.
Il documento di 20 consiglieri del Csm
Intanto ieri 20 consiglieri (18 togati e 2 laici) del Consiglio superiore della magistratura hanno firmato un documento stigmatizzando gli attacchi feroci contro il procuratore di Napoli. «Nel pieno della campagna referendaria si è costruita una polemica su singole frasi del procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri. È un metodo che non serve a nessuno: distorce il senso delle argomentazioni, alimenta contrapposizioni e distrae dal merito di scelte ordinamentali decisive», scrivono i magistrati.
«Va inoltre ricordato un dato di contesto: l’assetto costituzionale e ordinamentale sviluppato nei decenni ha consentito allo Stato di sconfiggere il terrorismo rosso e nero e di ridimensionare in modo significativo il potere delle mafie, anche grazie all’equilibrio tra indipendenza della magistratura, controlli di legalità e strumenti investigativi efficaci. Proprio per questo le riforme richiedono serietà, analisi e prudenza, non scorciatoie polemiche», prosegue la nota. E in merito a provvedimenti disciplinari minacciati contro il procuratore: «Preoccupa, infine, il tentativo di trascinare il Csm nel dibattito referendario, ventilando iniziative in chiave disciplinare. Il Consiglio superiore non può essere usato come strumento di contesa: l’azione disciplinare è promossa dal Ministro della giustizia e dal Procuratore generale presso la Cassazione; al Csm spetta decidere, non essere trascinato in annunci mediatici».
50 associazioni al fianco di Gratteri
A mobilitarsi a sostegno del magistrato di Gerace è intervenuta anche l’associazione Su La Testa, guidata da Luigi Piccirillo, che ha radunato tutta la rete di oltre 50 associazioni che la compongono al fianco di Gratteri: «Non possiamo restare in silenzio davanti ai tentativi di delegittimazione nei confronti di un uomo dello Stato che ha dimostrato, con i fatti, coraggio, coerenza e un altissimo senso delle istituzioni – dichiara il presidente Luigi Piccirillo – Nicola Gratteri rappresenta un presidio di legalità e un punto di riferimento morale per chi crede in uno Stato forte, giusto e libero da compromessi».
I 51 magistrati contro
Naturalmente non sono mancati gli schieramenti contro. Tra tutti ha fatto molto scalpore il comunicato firmato da 51 magistrati – alla faccia della separazione delle carriere – di tutta Italia, passando anche da Locri e Catanzaro, che hanno addirittura chiesto scusa ai cittadini «che si sono sentiti oltraggiati da tali affermazioni. La cultura della giurisdizione è per noi comandamento di vita e non vuoto slogan da fiera». Magistrati di Corte di Cassazione, magistrati in quiescenza (parecchi), consiglieri di corte d’appello, il procuratore di Parma, sostituti procuratori, giudici di ogni ordine e grado. Tutti, tra l’altro, schierati a favore del Sì, a giudicare dalla chiosa della nota: «Intanto, aumentano le adesioni dei Magistrati che votano Sì. Ci indaghi tutti, sig. Gratteri». Notare il signor e non il titolo di procuratore.
Unicost: «Interessi opachi sulle questioni della giustizia»
A stemperare i toni, in serata di ieri, è intervenuta Unicost, corrente della magistratura. Com’è noto Gratteri non è mai stato iscritto a nessuna corrente ma in questo clima c’è chi ha deciso di prendere posizione. «Colpisce la levata di scudi e le strumentalizzazioni che si sono generate attorno al tema dell’interesse delle mafie a sostenere il Sì nella prossima consultazione referendaria. È evidente che su questioni che incidono sull’assetto della giustizia e sull’equilibrio dei poteri dello Stato possano convergere anche interessi opachi. Condividiamo pienamente questa preoccupazione. È dovere dei magistrati garantire ai cittadini un’informazione completa e trasparente su tutti gli elementi rilevanti. Non si può abbassare la soglia di attenzione su una questione che riguarda la tutela dei diritti costituzionali e l’essenza stessa della vita democratica. La trasparenza e la consapevolezza rappresentano il primo e più efficace argine contro qualsiasi tentativo di condizionamento».
Il pm Frustaci: «Con la riforma difficoltà a indagare i colletti bianchi»
A rimettere ancora più in riga i fatti è intervenuta, con una intervista a Fanpage, il pm della Dda di Catanzaro, e co-segretaria di Unicost, Annamaria Frustaci. Il magistrato ha innanzitutto spiegato: «Un consigliere laico ha annunciato l'intenzione di chiedere l'apertura di una pratica (per un’azione disciplinare contro Gratteri, ndr), ma ciò è ben diverso dal dire che il Csm l'abbia aperta». E ha aggiunto che «il sistema disciplinare italiano è tra i più rigorosi in Europa, con una media di 42 condanne l’anno».
«In un Paese come il nostro, è doveroso interrogarsi su eventuali interessi opachi che possono muoversi attorno a una riforma della giustizia», ha ribadito Frustaci. E sui rischi della riforma ribadisce fortemente il concetto del No: «Un pm più esposto alla minaccia disciplinare potrebbe incontrare maggiori difficoltà nelle indagini sui colletti bianchi», che hanno portato al commissariamento di aziende sanitarie e allo scioglimento di circa 130 comuni per infiltrazioni mafiose dal 1991, soprattutto tra Reggio Calabria e Vibo Valentia. «Si procede anche per concorso esterno contro esponenti della cosiddetta ''zona grigia'', talvolta vicini al mondo politico. Indagini di questo tipo richiedono piena autonomia e indipendenza». «Non è una battaglia dei magistrati, ma dei cittadini. Se c'è il rischio di indebolire l'indipendenza della magistratura - conclude la pm Frustaci - il voto più sicuro per difendere i propri diritti è il No».