L’ombra del caporalato dietro alla strage dei migranti di Amendolara, il racconto del superstite: «Volevano un contratto»
Parla uno degli uomini che viaggiavano a bordo del minivan dato alle fiamme, riuscito a sfuggire all’inferno: emerge un quadro di precarietà e sfruttamento che potrebbe essere all’origine del brutale omicidio
Le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza raccontano una sequenza agghiacciante. Pochi secondi che si trasformano in una strage. Alla stazione di servizio di Amendolara i quattro braccianti stranieri sono morti carbonizzati all'interno dell'automobile nella quale viaggiavano. Tre delle vittime erano di nazionalità afghana, una proveniva dal Pakistan. Un quinto lavoratore è riuscito a salvarsi e, dopo essere stato rintracciato, è diventato il principale testimone di quanto accaduto.
La Procura di Castrovillari ha intanto disposto il fermo di due persone accusate di omicidio aggravato al termine di un lungo interrogatorio svolto in Questura a Cosenza.
Le telecamere hanno ripreso i momenti immediatamente precedenti al rogo. Nelle immagini si vedono alcuni uomini scendere dal veicolo mentre dal portellone posteriore viene estratto del liquido infiammabile. Poi, nel giro di pochi istanti, la fiammata che avvolge l'auto e la disperata fuga di chi, sfondando la portiera, riesce a sottrarsi all'inferno.
Il racconto del superstite
È soprattutto dalle parole del sopravvissuto, rilasciate ai microfoni della Rai, che emerge il possibile contesto nel quale sarebbe maturata la strage. Il bracciante descrive infatti una realtà fatta di lavoro nei campi, salari ridotti e continue richieste di denaro.
Secondo il suo racconto, i lavoratori percepivano circa 50 euro al giorno, dai quali venivano sottratti ulteriori importi per il trasporto: «50 euro un giorno, 5 euro per l'auto, quelli trattenevano», racconta nell'intervista rilasciata dopo la tragedia.
L'uomo collega poi direttamente l'esplosione della violenza alle richieste avanzate da lui e dai suoi compagni: più soldi, un contratto e da qui il brutale omicidio. Un passaggio che, se confermato, potrebbe rappresentare una chiave importante per comprendere il movente dell'omicidio.
Nel suo racconto ritorna più volte il tema della regolarizzazione del lavoro. «Volevano il contratto», dice riferendosi ai compagni morti nel rogo. Una richiesta che, secondo la sua versione, avrebbe generato tensioni con chi gestiva l'attività lavorativa dei braccianti.
Amendolara, quattro migranti uccisi e bruciati. Gli assassini hanno fatto rifornimento per carbonizzarli. Ricercate due personeL'ombra del caporalato
L'uomo parla di trattenute sul salario e di persone che avrebbero controllato il trasporto e l'accesso al lavoro nei campi. Migranti che sarebbero diventati a loro volta intermediari, sfruttando altri lavoratori impiegati nelle campagne lungo la Statale 106.
Le indagini
Le indagini dovranno ora chiarire con precisione la dinamica dei fatti e il movente dell'omicidio. Le immagini delle telecamere di sorveglianza e la testimonianza dell'unico sopravvissuto rappresentano al momento gli elementi centrali.
Da accertare se la richiesta di un contratto regolare, di una paga diversa o il rifiuto di ulteriori trattenute possano aver avuto un ruolo nella vicenda. Di certo, dalle parole del superstite emerge il quadro di una vita segnata da precarietà e sfruttamento.
Una storia che riporta l'attenzione anche sulle condizioni in cui vivono e lavorano molti braccianti stranieri impiegati nelle campagne del Mezzogiorno. Il dubbio da sciogliere è se dietro questa morte così atroce ci sia stata la richiesta di maggiore dignità.