L'ombra del "Dottore" e il mediatore invisibile: chi è Clesio Tavares, l'uomo chiave che lega Valter Lavitola all'attentato Ranucci
Dalle piantagioni di mangrovie in Camerun alle strade di Torvaianica: la ricostruzione integrale del ruolo dell’intermediario che ha coordinato la "paranza" dei dinamitardi per conto del faccendiere amico del conduttore di Report
Nelle gerarchie dell'attentato a Sigfrido Ranucci, esiste una figura che funge da cerniera tra l'ideazione politica e l'esecuzione criminale, un uomo capace di muoversi con la stessa disinvoltura tra gli affari internazionali in Africa e le periferie campane. Si tratta di Clesio Tavares Gomes, cittadino camerunense noto anche con l'alias Ckuidjeu Tchoukoua, che i documenti giudiziari indicano come la vera longa manus di Valter Lavitola. Definito dagli inquirenti come un collaboratore di estrema fiducia, Tavares non era solo un dipendente che curava gli interessi di Lavitola all'estero, in particolare in un progetto legato alle piantagioni di mangrovie in Camerun, ma un vero e proprio "figlio" putativo per il faccendiere salernitano. Questo legame quasi filiale emerge con forza dalle intercettazioni in cui Lavitola lo appella affettuosamente "figlio mio", ricevendo in cambio un deferente "padre".
Il ruolo di Tavares è stato determinante fin dalle fasi di pianificazione. È lui ad aver individuato e assoldato Pellegrino D'Avino, un soggetto con cui vantava una frequentazione assidua e documentata da foto conviviali fin dal 2021. Tavares non si è limitato a fare da intermediario passivo: le carte dimostrano la sua partecipazione diretta ai sopralluoghi. Già il 15 settembre 2025, un mese prima dell'esplosione, Tavares si trovava a Torvaianica insieme a Lavitola per una prima ricognizione dell'area. In quell'occasione, i due rimasero nei pressi dell'abitazione del giornalista per circa mezz'ora, un tempo sufficiente perché Lavitola istruisse il suo uomo di fiducia sul bersaglio da colpire.
Tavares avrebbe poi replicato il sopralluogo il 10 ottobre, questa volta accompagnando gli esecutori materiali e mettendo a loro disposizione la propria vettura, una Renault Megane, poiché l'auto di D'Avino non era ritenuta affidabile per il lungo tragitto dalla Campania.
L'efficacia di Tavares come mediatore è testimoniata anche dalla gestione della "fase due", quella successiva alla deflagrazione. È lui il destinatario del messaggio "Tt ok", inviato da D'Avino appena cinquantun minuti dopo l'esplosione per confermare il successo dell'operazione. Quando il cerchio delle indagini ha iniziato a stringersi, Tavares ha attivato immediatamente una rete di protezione per la "paranza". Dalle intercettazioni emerge come Tavares, in costante contatto con Lavitola (che gli esecutori chiamavano "il Dottore"), avesse il compito di garantire assistenza legale e finanziaria ai complici. Nello specifico, avrebbe dato istruzioni di rivolgersi all'avvocato Cola di Napoli, descritto come un legale "molto forte", rassicurando gli esecutori che le spese sarebbero state sostenute da "quello", ovvero il mandante occulto.
Tuttavia, il piano di Tavares è iniziato a vacillare quando la pressione giudiziaria si è fatta insostenibile. Subito dopo gli arresti del commando, Tavares si è rifugiato in Camerun, imbarcandosi su un volo per Douala via Parigi. La sua compagna, GelsominaTuorto, rimasta in Italia, esprimeva in chat tutto il suo timore: "Io devo andare al mare da sola... lui non torna qua ad agosto! Non so se tornerà! Non so più niente!". Contemporaneamente, anche Lavitola tentava la fuga verso l'Africa, cercando disperatamente di acquistare biglietti aerei per l'Etiopia o lo Zimbabwe, cercando di raggiungere proprio il suo fedelissimo collaboratore in un continente che speravano potesse offrire loro l'impunità.
Il ruolo di Clesio Tavares si rivela dunque centrale: senza la sua capacità di reclutamento e la sua gestione logistica, il "progetto" di Lavitola non avrebbe mai potuto trasformarsi nella bomba che ha squarciato la notte di Torvaianica.