L’ossessione della ’ndrangheta per le mozzarelle: il blitz dei Nas, la bustarella al bar e il formaggio "resuscitato"
Tre tonnellate e mezzo di latticini non tracciati dal caseificio dei Costa a Melicucco: le intercettazioni svelano il presunto patto con il trasportatore, la farsa messa in atto davanti ai Carabinieri e le manovre di notte nel fango per rimettere in vendita i prodotti
Nel marzo 2023, i Carabinieri del Nas di Reggio Calabria eseguono un'ispezione igienico-sanitaria al "Caseificio Costa" a Melicucco. I militari riscontrano l'impiego di ingenti quantitativi di latte vaccino e ovino privi di qualunque documentazione sulla provenienza. Il Dipartimento di Prevenzione dell'Asp dispone il sequestro amministrativo immediato di oltre 3.500 kg di formaggi e mozzarelle, ordinandone il prelievo e la distruzione in un impianto specializzato. Tra le pieghe dell’inchiesta che ha messo nel mirino il clan di Melicucco c’è anche questa ossessione imprenditoriale per i prodotti caseari.
Per il presunto boss Rosario "Angelo" Costa, il provvedimento rappresenta un danno economico intollerabile. Il capocosca si attiva subito per individuare l'autista incaricato del trasporto e della distruzione, identificato in Michele Salvatore Piperno, dipendente della società legata al gruppo incaricato dello smaltimento.
Angelo Costa aggancia Piperno e fissa un incontro riservato in un bar situato allo svincolo autostradale di Rosarno. Qui viene stretto il presunto accordo corruttivo: Costa promette a Piperno 1 euro per ogni chilogrammo di formaggio "restituito" anziché distrutto (per un valore totale di circa 3.500 euro).
Nelle conversazioni intercettate la mattina del prelievo, il luogotenente Dario Varamo si lamenta amaramente della mazzetta che devono sborsare: «Tanto lo vuole pagato... Quanto vuole?... Un euro al chilo... sono gli dobbiamo dare tremila e seicento euro... mannaia la Prussia dopotutto dobbiamo pure pagarlo».
’Ndrangheta, l’asse Melicucco-Limbadi: i legami tra i clan Costa e Mancuso nell’operazione della Dda di Reggio«Dobbiamo distrarli»: la sceneggiata davanti ai Carabinieri
La mattina del 5 aprile 2023, il furgone Iveco condotto da Piperno si presenta al caseificio di Melicucco per ritirare la prima tranche di formaggio sequestrato alla presenza dei Carabinieri.
Prima dell'arrivo dei militari, le microspie ambientali registrano la regia dettagliata allestita da Angelo Costa, dal figlio Pasquale e da Dario Varamo per mettere in scena una vera e propria farsa.
Per evitare che i formaggi si deteriorino durante le manovre di recupero, Pasquale Costa nasconde sul camion di Piperno delle bottiglie d'acqua congelate: «Riempiamo adesso una decina di bottiglie di acqua... riempiamo tutto quanto, prendi te ne vieni di qua e butto qua questa griglia».
I Carabinieri, tra l’altro, avevano disposto l’ambiente usato per trasportare i formaggi venisse cosparso di candeggina per la sanificazione. La candeggina, però, avrebbe deteriorato i prodotti, così Pasquale Costa spiega come distrarre gli operanti per versarne il meno possibile: «Certo, certo dobbiamo distrarli, uno parla con uno, uno parla con un altro... no no ancora no... qua davanti... qua chiudo la porta... hai capito? Penso quando io, hai capito? Perché loro dicono inc. però, buttate la candeggina davanti fino a qua sopra».
Il boss Angelo Costa ordina a tutti i sodali di recitare la parte dei perfetti estranei di fronte all'autista compiacente: «Allora verso le dieci viene... buongiorno eh... indifferente... fate finta che non lo conoscete».
Manovre di notte nel fango e alberi abbattuti
Finito il caricamento sotto lo sguardo ignaro dei militari, Piperno non conduce il camion alla sede di smaltimento di Vibo Valentia, ma si dirige in un deposito privato nella sua disponibilità a San Gregorio d'Ippona.
Nel primo pomeriggio, Angelo Costa e Dario Varamo si fanno prestare con estrema urgenza una motrice da un imprenditore e si lanciano a tutta velocità verso il Vibonese per travasare il carico e riportarlo a Melicucco.
L'operazione di recupero si rivela un'odissea logistica. La stradina d'accesso alla masseria di San Gregorio è così stretta, fangosa e sterrata che Varamo è costretto a percorrere tre chilometri a marcia indietro con il camion pesante: «Lascia stare in autostrada ma quando siamo arrivati in tutti quei cazzo di stradine vedi che poi mi sono fatto tre chilometri a marcia indietro e dove giravo là dove ho caricato, mi sono dovuto fare tutta quella strada a marcia dietro... strada stretta... una strada come ti posso dire? La stessa piena di alberi... poi è caduto un albero... sono dovuti venire a tagliarlo».
Nonostante i disagi, la prima tranche da 1.450 kg di formaggio viene riportata nella masseria dei Costa a Melicucco e rimessa immediatamente in vendita.
Il "bis" da 7 quintali
Il 24 maggio 2023, la scena si ripete identica. Presso il caseificio di Melicucco rimanevano ancora 7 quintali di formaggio sequestrato che Piperno non era riuscito a caricare nel primo viaggio per mancanza di spazio.
I Carabinieri del Nas e della Stazione locale si ripresentano sul posto per presenziare al secondo prelievo. Le telecamere di video-sorveglianza dell'indagine riprendono l'arrivo del furgone, il muletto manovrato da Pasquale Costa che carica le pedane e la presenza dei militari sul piazzale.
Non appena le gazzelle dell'Arma si allontanano, Varamo si accerta con Pasquale Costa che il piano sia scattato anche questa volta: «Che volevano? Abbiamo caricato quel formaggio che è rimasto? E ce n'era tanto? No, altri sette quintali... Dobbiamo andare a prendercelo? Sì».
Anche la seconda tranche viene sottratta alla distruzione e recuperata dalla cosca. Un episodio che il gip non riconduce direttamente al sostentamento della ’ndrina (non ci sarebbe la prova che gli introiti delle vendite servano proprio alla “vita” del clan): resta la convinzione di poter piegare o raggirare qualsiasi controllo dello Stato pur di preservare i propri profitti illeciti.