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25/06/2018 ore 15.49
Cronaca

L'ultimo viaggio di Soumaila. Partita la salma da Lamezia Terme

Ad accompagnare il feretro del giovane maliano ucciso nell'ex fornace di San Calogero dall'ospedale Iazzolino di Vibo i suoi compagni di tendopoli e dell'Usb che ribadiscono: «Non era un ladro come qualcuno vuole fare credere! Era un bravo ragazzo». A salutarlo anche il governatore Oliverio

di Tiziana Bagnato

L’ultimo viaggio è quello verso la sua terra natale, il Mali. Quella da cui era partito in cerca di un futuro migliore, finendo a lavorare nei campi e a vivere nella tendopoli di San Ferdinando.

 

Ma Soumaila si era rimboccato le maniche e oltre a spezzarsi la schiena era un attivista per i diritti dei lavoratori affianco all’Usb, cercava di strappare a quella vita di stenti, sottomissione e degrado sé e i suoi compagni.

 


In Mali avrebbe voluto tornare con un gruzzoletto di soldi per potere offrire un’esistenza degna di questo nome alla moglie e alla sua bambina, ma così non è stato.

 


Soumalia è partito alla volta di Roma questa mattina all’interno di un feretro dall’aeroporto internazionale di Lamezia Terme dopo avere perso la vita a colpi di lupara nell’ex fornace di San Calogero, nel vibonese, dove era andato con altri due compagni a cercare lamiere.

 


Ad accompagnarlo stamani nel viaggio, che ha visto la salma partire dall’ospedale Iazzolino di Vibo, i suoi compagni di tendopoli e quelli dell’Usb. Il feretro farà tappa a Roma e poi da lì mercoledì verrà caricato su un volo per il Mali.

 


Momenti di forte emozione e commozione ma anche di dolore, un dolore lacerante espresso dai singhiozzi dei suoi compagni che ancora una volta hanno tenuto a difendere la sua memoria: «Non era un ladro come qualcuno vuole fare credere! Era un bravo ragazzo». Dopo essersi raccolti in preghiera i suoi amici e compagni della tendopoli hanno trasportato la bara, con sopra adagiata una bandiera dell’Usb, nei magazzini del terminal cargo dello scalo lametino.


«Ha aiutato decine di persone appena arrivate a San Ferdinando che non sapevano dove andare. Nessuno può parlare male di lui», ha detto un altro dei suoi compagni.

 


A dargli l’ultimo saluto anche il governatore Mario Oliverio.
E ora c’è una giustizia su cui lavorare. Giustizia per Soumaila ma anche per tutti coloro che vivono nella vecchia tendopoli di San Ferdinando in condizioni di degrado estremo, disagio, povertà e carenze igienico sanitarie. Una situazione che non basta più denunciare e raccontare ma che va risolta.