Maestrale-Olimpo-Imperium, definitive 16 assoluzioni: c'è anche il sindacalista di Ricadi Gianfranco La Torre – NOMI
La Procura distrettuale di Catanzaro non ha presentato appello avverso il proscioglimento di alcuni imputati che escono così dal procedimento penale. Ecco i motivi del proscioglimento dell’ex consigliere provinciale La Torre e le condanne invece per il boss Diego Mancuso e Davide Surace
Vanno definitive 16 assoluzioni registrate nel processo nato dalle operazioni Maestrale-Carthago, Olimpo e Imperium relativamente al troncone celebrato in primo grado con il rito abbreviato. La Procura distrettuale di Catanzaro per tali imputati non ha infatti proposto appello (a differenza di altre 35 posizioni) avverso la sentenza di assoluzione emessa dal gup, Piero Agosto. Per tre imputati era stata la pubblica accusa a chiedere l’assoluzione. Escono quindi definitivamente assolti dal procedimento penale: Maria Eugenia Grazia Arcuri, nata a Nicotera il 02-07-1965 (chiesti in primo grado 2 anni e 6 mesi); Luciano Marino Artusa, nato il 27-01-1961, di Filandari, frazione Arzona (assolto, richiesta di non doversi procedere); Sabrina Benincasa, di Lamezia Terme, nata il 25-10-1973 (era stata chiesta l’assoluzione); Antonio Bonaccurso, di Briatico, nato il 20-10-1984 (erano stati chiesti 14 anni); Domenico Cupitò, alias “Pignuni”, nato il 04-05-1959, di Nicotera (erano stati chiesti 10 anni); Francesco Cupitò, nato il 31-05-1992, di Nicotera (erano stati chiesti 2 anni e 6 mesi); Simone Cupitò, nato il 05-12-1996, residente a Nicotera (erano stati chiesti 2 anni e 6 mesi); Antonino Fogliaro, alias “Tonino u’ Rijkaard”, nato il 12-07-1976, di Mileto (chiesta assoluzione); Gianfranco La Torre, nato il 20-12-1967, residente a Ricadi (era stata chiesta la condanna a 6 anni); Giuseppe Daniele Megna, nato il 30-04-1992 di Nicotera Marina (chiesti 2 anni e 6 mesi); Laurentiu Gheorghe Nicolae, nato in Romania il 07-11-1989, residente a Limbadi (chiesta assoluzione); Salvatore Pandullo, nato a Seregno il 07-11-1987 (erano stati chiesti 6 anni e 6 mesi); Giuseppe Preiti, detto “Pino”, nato il 18-01-1975, di San Calogero (erano stati chiesti 8 anni); Nicola Preiti, detto “Cola”, nato il 31-12-1968, di San Calogero (erano stati chiesti 8 anni); Maria Antonella Prestia Lamberti, nata il 06-06-1983, di Spilinga (erano stati chiesti 4 anni); Rocco Angelo Tritto, nato il 20-04-1954, residente a Gioia del Colle (Ba) (era stata chiesta la condanna a un anno).
Il coinvolgimento del sindacalista La Torre
Tra le 16 assoluzioni che vanno definitive spicca quella nei confronti del sindacalista Gianfranco La Torre, ex vicesindaco di Ricadi e già consigliere provinciale di Vibo Valentia con il centrodestra. Finito in carcere nel gennaio del 2023 nell’ambito dell’operazione Olimpo – arresto annullato dalla Cassazione nel giugno 2023 con immediata scarcerazione –, Gianfranco La Torre era accusato del reato di tentata estorsione pluriaggravata, in concorso con il boss Diego Mancuso, 73 anni, di Limbadi (attualmente in carcere, ma residente all’epoca nel villaggio Heaven di Santa Maria di Ricadi), Davide Surace, 41 anni, di Spilinga, Paolo Ripepi di Ricadi, Peppone Accorinti (boss di Zungri) e Costantino Gaudioso (ritenuto il fiduciario di Peppone Accorinti). Di mira era stato preso un imprenditore non meglio identificato, ma impegnato nei lavori affidati dall’impresa “De Nisi Tommaso – Impresa Costruzioni” che doveva eseguire delle opere di difesa costiera e ricostruzione del litorale nel tratto “Foce del Mesima – Scogli delle formiche”. L’imprenditore Tommaso De Nisi è di Filadelfia ed è il padre dell’ex consigliere regionale (già presidente della Provincia di Vibo) Francesco De Nisi. Secondo l’accusa, Davide Surace e Paolo Ripepi (quest’ultimo di Ricadi e che risponde a piede libero nel troncone ordinario di Olimpo) si sarebbero adoperati, per conto del boss Diego Mancuso, per perfezionare la pretesa estorsiva in danno dell’impresa aggiudicataria dei lavori per il tramite di Gianfranco La Torre.
E’ rimasto accertato in sentenza che Davide Surace (compagno della figlia del boss di Tropea Tonino La Rosa) ha agito nella vicenda estorsiva “nel superiore interesse di Diego Mancuso” seguendo pedissequamente le direttive del boss per ottenere una quota dei lavori o in alternativa un rateo estorsivo (40mila euro) da parte dell’impresa impegnata nella realizzazione di alcune opere nel tratto costiero coincidente con lo Scoglio delle Formiche nel territorio comunale di Ricadi. Sussistente per Davide Surace e Diego Mancuso (regista occulto dell’estorsione) anche l’aggravante delle modalità e delle finalità mafiose nella tentata estorsione come provato dalla frase intercettata: “Altrimenti…gli buttiamo quattro fucilate a quei mezzi appena li portano” attribuita a Surace, quest’ultimo condannato a 13 anni nel processo di primo grado Maestrale-Olimpo (gli venivano contestati anche altri reati), mentre Diego Mancuso (difeso dagli avvocati Maurizio Nucci e Francesco Schimio) si è beccato 20 anni di reclusione (anche per lui la condanna contempla molteplici capi d’imputazione).
L’assoluzione di Gianfranco La Torre
A recarsi dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia per essere sentito a sommarie informazioni era stato il 13 maggio 2020 anche Francesco De Nisi, preposto alla gestione tecnica dell’impresa “De Nisi srl”. De Nisi aveva dichiarato alla polizia che all’avvio dei lavori si era “recato da lui il sindacalista Gianfranco La Torre il quale aveva domandato a De Nisi se nell’esecuzione dei lavori potesse avvalersi degli escavatori forniti dall’impresa di Paolo Ripepi”, quest’ultimo ora imputato in Olimpo anche quale promotore di una presunta associazione a delinquere dedita al riciclaggio di mezzi agricoli, ex sorvegliato speciale di pubblica sicurezza e già condannato in via definitiva a 3 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, usura e falsificazione di denaro nel processo “Dinasty”. In particolare, gli inquirenti lo ritenevano in Dinasty un “soldato” dell’articolazione del clan guidata dai boss Francesco (detto “Tabacco”) e Diego Mancuso. Francesco De Nisi dinanzi alla Squadra Mobile aveva poi dichiarato di aver riscontrato “nel dicembre 2018 – si legge in sentenza – la presenza di una ruspa con il sedile bruciato, ma di non avere al tempo compreso se si trattasse di un atto avente natura dolosa, non essendo state rinvenute tracce di materiali o liquidi infiammabili. Nel corso delle sommarie informazioni, Francesco De Nisi aveva da ultimo riferito di aver ricevuto, all’incirca una settimana prima, pressioni di natura estorsiva anche mediante pedinamenti (nel tratto di strada tra Ciaramiti e il torrente Ruffa) da parte di un soggetto presentatosi quale persona proveniente da Zungri”.
Per il giudice, tuttavia, va dichiarata l’assoluzione per Gianfranco La Torre. “Dalla vicenda estorsiva deve pervenirsi ad un pronunciamento assolutorio nei confronti dell’imputato Gianfranco La Torre, non essendo possibile trarre dal rassegnato compendio – spiega il giudice in sentenza – alcun elemento, significativamente descritto, del contributo causale dallo stesso apportato alla perpetrazione della tentata estorsione. Ed invero, il suo coinvolgimento risulta compendiato in uno scarno riferimento operato da Paolo Ripepi nel corso di un’interlocuzione con il sodale Davide Surace, laddove il referente del boss Diego Mancuso riferiva testualmente la seguente espressione: “E’ arrivato Gianfranco e ha detto che se la…che è apposto”.
Il tutto va unito alle “dichiarazioni rese da Francesco De Nisi che riferiva di aver avuto un incontro con Gianfranco La Torre nel corso del quale il sindacalista suggeriva all’imprenditore di avvalersi di una ditta riconducibile a Paolo Ripepi”. Per il giudice, tali elementi “da doversi necessariamente interpretare in chiave congiunta, pur se espressivi di una contiguità del sindacalista con Paolo Ripepi, non consentono di apprezzare il contributo concorsuale reso da La Torre ai fini della realizzazione del delitto contestato”.
Il giudice nell’assolvere Gianfranco La Torre valorizza poi anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Antonio Accorinti di Briatico, che ha raccolto le confidenze di La Torre in carcere in merito alla vicenda. “Il contributo dichiarativo offerto da Antonio Accorinti – sottolinea il giudice in sentenza – pur attestando la contiguità tra il La Torre e taluni partecipi del clan Mancuso, disvela ancor di più l’inefficienza causale della condotta assunta da La Torre rispetto alle attività poste in essere dagli altri concorrenti nel reato, laddove La Torre riferiva di fatto ad Antonio Accorinti di non essere neanche a conoscenza delle condotte poste in essere da Surace e dagli altri partecipi, riferendo anzi in merito ai buoni rapporti da sempre occorsi tra lo stesso e l’imprenditore estorto De Nisi. Tale porzione narrativa certifica – conclude il giudice – il difetto di qualsivoglia azione concordata tra Gianfranco La Torre e gli altri coimputati nell’estorsione”. Da qui l’assoluzione per il sindacalista nei cui confronti la Dda aveva chiesto la condanna a 6 anni.