Maestrale-Olimpo-Imperium, quasi 100 le assoluzioni (molte eccellenti): pene pesanti per i boss del Vibonese – NOMI
La Dda aveva chiesto 168 condanne. Assolti (oltre ai fratelli Stillitani) gli avvocati Garisto, Pelaggi e Stilo e Rodolfo Bova, ex capo struttura del dipartimento Turismo della Regione. Le pene più pesanti per i boss di Briatico e Mileto
Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha emesso la sentenza al termine del maxiprocesso nato dall'unione di tre operazioni antimafia: Maestrale, Olimpo e Imperium. Gli imputati erano 183 e la Dda di Catanzaro (pm Annamaria Frustaci, Andrea Buzzelli e Irene Crea), aveva chiesto 168 condanne. Quasi 100 le assoluzioni totali o parziali.
Maestrale-Olimpo-Imperium, assolti i fratelli Stillitani, 13 anni al boss Luigi Mancuso: il verdetto per i 183 imputati - LIVEAssolto l'ex dirigente dell'Asp di Vibo (già direttore sanitario della clinica Villa Sant'Anna di Catanzaro) Cesare Pasqua, originario di Nicotera, ma residente a Vibo Valentia. Nei suoi confronti l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa (clan Mancuso) e la richiesta di condanna a 14 anni. Assolto l'imprenditore (ed ex assessore regionale al Lavoro ed ex sindaco di Pizzo) Francescantonio Stillitani (chiesti 9 anni) e assoluzione pure per il fratello Emanuele Stillitani (chiesti 8 anni). Assolti gli avvocati del Foro di Vibo, Daniela Garisto e Azzurra Pelaggi (chiesti rispettivamente 12 e 6 anni). Assolto (il fatto non sussiste) l'avvocato di Lamezia Terme Francesco Stilo (chiesti per lui 8 anni e 6 mesi). Tra le altre assoluzioni: Rodolfo Bova di Scilla, ex capo struttura del Dipartimento Turismo e Beni Culturali della Regione Calabria (chiesti 5 anni); Tomasina Certo di Tropea (chiesti 16 anni, moglie del boss Tonino La Rosa di Tropea); l'imprenditore Raffaele Corigliano (chiesti 8 anni).
Il boss di Zungri Giuseppe Accorinti è stato condannato a 12 anni e 7 mesi, mentre 13 anni e 4 mesi la condanna per il boss Luigi Mancuso di Limbadi, e 17 anni per Alessandro La Rosa di Tropea e 13 anni e 9 mesi per il boss di Cessaniti Francesco Barbieri.
Condanna a 16 anni e 6 mesi per l'imprenditore di Briatico Luigi Barillari, a 22 anni per Armando Bonavita (ritenuto a capo dell'omonimo clan di Briatico), a 21 anni Armando Galati, ritenuto uno dei boss di Mileto, a 21 anni per Pasquale Pititto di Mileto. Prescrizione per Saveria Angiò di Tropea (impiegata della Prefettura di Vibo e cognata del boss di Tropea Tonino La Rosa).
Tra le condanne più significative (11 anni e 6 mesi) c’è quella nei confronti di Pasquale Scordo, 83 anni, di Tropea. Ex consigliere del Comune di Tropea, era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbe fatto da intermediario tra l’imprenditore Domenico De Lorenzo e la ‘ndrina dei Mancuso, inducendo il primo a corrispondere somme di denaro in favore della consorteria criminale ed ottenendo dagli esponenti di quest’ultima agevolazioni consistenti nella prelazione sull’attività di intermediazione. Rispondeva anche del reato di tentata estorsione, aggravata dalle modalità mafiose, che veniva contestato a Pasquale Scordo in concorso con Gaetano Muscia, 62 anni, di Tropea, e i fratelli Antonio e Domenico Mancuso, di 43 e 51 anni, entrambi figli del boss di Limbadi Giuseppe Mancuso (cl ’49), alias ‘Mbrogghja, e giudicati con rito abbreviato.
Tra le assoluzioni, invece, spiccano anche quelle di Vincenzo Franco Accorinti, 65 anni, di Briatico (chiesti per lui 17 anni di carcere), fratello del boss indiscusso di Briatico Antonino Accorinti. Vincenzo, “Franco”, Accorinti ha ricoperto per diversi anni cariche politiche al Comune di Briatico, sino a divenire vicesindaco nell’amministrazione con sindaco Costantino Massara, sciolta nel 2002 per infiltrazioni mafiose. Secondo l’accusa, “Franco” Accorinti doveva rispondere del reato di partecipazione ad un’associazione mafiosa e concorso in un’ipotesi estorsiva ai danni del gestore del villaggio turistico “Green Garden Club”, avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare gli interessi del sodalizio di appartenenza. Per la Dda, Franco Accorinti, “quale associato di rilievo, avrebbe contribuito a delineare la strategia della cosca volta all’infiltrazione della locale pubblica amministrazione, anche intrattenendo rapporti diretti con uomini politici locali e condividendo con il fratello Antonino le scelte elettorali”.