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12/08/2026 ore 14.50
Cronaca

Mafia, arrestato a Lamezia Terme Giuseppe Costa: fu uno dei carcerieri del piccolo Di Matteo

L’uomo si trovava in Calabria per scontare i benefici premiali: revocato il provvedimento di libertà anticipata. Per il tribunale di sorveglianza di Milano avrebbe mantenuto i suoi rapporti con Cosa nostra trapanese

di L. C.

È stata revocata la misura della libertà anticipata nei confronti di Giuseppe Costa, già condannato a oltre 30 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati, tra cui sequestro di persona. Le squadre mobili di Trapani e di Catanzaro hanno eseguito il provvedimento emesso dal Tribunale della Sorveglianza di Milano, annullando così il beneficio precedentemente concesso a causa dell’accertata perdurante appartenenza a Cosa nostra trapanese.

Secondo il giudice della sorveglianza, in particolare, Costa sia durante il periodo di detenzione che successivamente alla sua scarcerazione per concessione del beneficio, consistito in uno sconto di pena pari a complessivi 1800 giorni, avrebbe goduto del sostegno economico dell’associazione mafiosa, per il tramite del pregiudicato mafioso Pietro Virga, anche per far fronte al pagamento delle spese processuali.

Queste circostanze hanno determinato l’annullamento del beneficio, inizialmente concesso per la buona condotta carceraria e per la partecipazione alle attività trattamentali. Il Tribunale di Milano aveva accettato la sua richiesta di dimorare a Lamezia Terme per scontare i benefici premiali. Adesso dovrà, dunque, scontare la pena residua di quattro anni e sette mesi di reclusione.

Giuseppe Costa è ritenuto organico alla famiglia mafiosa di Custonaci. Negli anni Novanta nell’ambito del procedimento “BAGARELLA Leoluca + 66”, fu condannato in primo grado alla pena di 30 anni di reclusione, ridotta in appello a 25 anni, per associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona.

In quella vicenda giudiziaria, oltre a rispondere della sua appartenenza alla famiglia mafiosa trapanese, fu condannato anche per avere partecipato al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, mettendo a disposizione della cosca, che ne aveva fatto richiesta tramite lo zio Vito Mazzara, la propria casa di Purgatorio, frazione del Comune di Custonaci.

In tale circostanza, si adoperò sia per realizzare la cella in cui fu successivamente rinchiuso il bambino, sia per dare supporto logistico ai carcerieri. Scarcerato nel 2017, ha ripreso i rapporti con i vertici dei mandamenti mafiosi di Trapani e Mazara del Vallo, ritagliandosi un ruolo nell’aggiudicazione illecita di appalti attraverso l’esercizio di un impianto di calcestruzzi. Per quest’ultimo fatto, è stato condannato a 12 anni di reclusione, per associazione a delinquere di stampo mafioso. 

Da ultimo, nell’ambito dell’operazione denominata Scialandro, eseguita nell’ottobre 2023 contro le famiglie mafiose di Custonaci, Trapani e Valderice dalla Squadra Mobile di Trapani, unitamente alla Dia e ai carabinieri di Trapani, l’uomo è stato condannato, con rito abbreviato, alla pena di 4 anni e 10 mesi di reclusione, per associazione a delinquere di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di beni ed estorsione.

In questo caso, l’attività investigativa ha permesso di documentare la pervicace capacità delittuosa dell’uomo che, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo, avrebbe costretto alcuni allevatori locali ad attribuirsi la proprietà formale di alcuni capi di bestiame acquistati dal mafioso che, in seguito, gli avrebbe imposto di allevare.