«Mai stato l'hacker di Epstein», parla Vincenzo Iozzo: il calabrese finito nel dossier da 3 milioni di pagine si difende
L’esperto di cybersicurezza rompe il silenzio dopo essere finito nei files del Dipartimento di Giustizia Usa: respinge ogni accusa, ammette rapporti solo professionali e dice di aver commesso un errore di giudizio sul finanziere. «Contro di me fabbricate e passate all’Fbi informazioni false»
Ha conosciuto Jeffrey Epstein «purtroppo per motivi professionali» mentre cercava investimenti per una start-up. E quei contatti «sono stati limitati a opportunità di business che non si sono mai concretizzate, oltre a discussioni su mercati e tecnologie emergenti». Il calabrese Vincenzo Iozzo è uno dei più importanti esperti italiani di cybersicurezza: originario di Filogaso, nel Vibonese, e laureato al Politecnico di Milano, è finito su metà dei giornali del mondo additato come «l’hacker di Epstein». Dopo giorni di silenzio, Iozzo fa sentire la propria voce. Al sito statunitense Straight Arrow News, che si occupa (anche) di sicurezza online, spiega: «Non ho mai osservato né partecipato ad attività o comportamenti illegali» e in effetti dai file che lo riguardano non emerge alcun coinvolgimento nelle torbide attività del finanziere. Iozzo spiega, però, di essersi fidato di persone che «stimava e ammirava» e di aver quindi «trascurato di fare le domande giuste che, col senno di poi, appaiono ovvie».
«Ho accettato – aggiunge – ingenuamente la narrazione presentata da altri, che minimizzava enormemente la portata delle sue azioni orribili. Rimpiango quei contatti e mi assumo la piena responsabilità di non aver esercitato un giudizio più attento all’epoca».
Sempre stando agli atti (tre milioni di pagine) pubblicati dal Dipartimento della Giustizia americano, la relazione tra Iozzo ed Epstein nel 2017 avrebbe attirato l’attenzione dell’Fbi.
Chi è Vincenzo Iozzo, l’hacker calabrese che compare centinaia di volte negli Epstein FilesL’identikit di Iozzo negli Epstein Files
Un documento pubblicato di recente dal Dipartimento di Giustizia rivela un incontro tra due agenti speciali e una fonte confidenziale il 27 novembre 2017.
In quell’incontro l’informate avrebbe affermato che Epstein aveva un «hacker personale» e che «aveva informazioni compromettenti su altre persone».
Il presunto hacker, il cui nome è oscurato nel file, è descritto come «cittadino italiano nato in Calabria, sviluppatore di exploit zero-day e strumenti offensivi venduti a governi …», una descrizione corrispondente a Iozzo. Il documento indica inoltre che il presunto hacker di Epstein era conosciuto «come il primo a violare e trovare vulnerabilità in BlackBerry e iOS», due risultati che la comunità della cybersicurezza attribuisce a Iozzo.
L’informatore avrebbe aggiunto poi che l’hacker aveva lavorato per CrowdStrike dopo l’acquisizione di un’azienda di sua proprietà nel 2017. Il profilo LinkedIn di Iozzo conferma che CrowdStrike acquisì IperLane, la sua azienda, nello stesso anno.
Epstein, Iozzo: «Non sono mai stato il suo hacker»
Iozzo smentisce in maniera recisa anche questi rilievi: «Non sono mai stato l’hacker di Jeffrey Epstein, né ho fatto hacking per lui». Poi contesta le affermazioni dell’informatore: «L’ultimo rilascio dei documenti contiene accuse fabbricate nei miei confronti fatte a un agente Fbi più di 8 anni fa. Sono false e diffamatorie. Tanto per eliminare ogni dubbio, non sono mai stato coinvolto in attività illegali o non etiche».
Il suo legale – riporta ancora Straight Arrow News – ha aggiunto che Iozzo non è mai stato contattato dall’Fbi o dal Dipartimento di Giustizia.
Insomma, una totale presa di distanza rispetto a presunte attività illecite accompagnata dal rammarico per aver intrattenuto rapporti con Epstein quando erano già note le condanne e le censure sulle attività del finanziere.
Tra le mail finite nel gigantesco database del Dipartimento di Giustizia ce n’è una del 1° dicembre 2018 in cui Iozzo chiedeva se fosse opportuno nascondere la propria identità prima di partecipare a un incontro con il condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
«Ho una domanda strana: c’è molta stampa intorno alla casa, dati i recenti sviluppi?», scrisse a un collaboratore di Epstein: «Sto cercando di decidere se indossare un cappellino :)».
In risposta, il collaboratore di Epstein, il cui nome è oscurato, suggerì a Iozzo di presentarsi con un travestimento presso la residenza del finanziere a New York. «Non ne ho visti ieri, ma non si sa mai cosa ci sia in giro», scrisse riferendosi alla possibile presenza di giornalisti o fotografi. «Occhiali, cappello, sciarpa. Vai così». Sette mesi dopo, le autorità federali arrestarono Epstein con accuse di traffico sessuale: il magnate fu trovato morto nella sua cella nell’agosto 2019: gli investigatori conclusero che si trattava di suicidio.
Scandalo Epstein, i Clinton ci ripensano e vanno al Congresso: deposizione a porte chiuse per evitare l’“oltraggio”Iozzo presentato a Epstein via email nel 2014
Iozzo sembra essere stato presentato a Epstein via email il 6 maggio 2014 da Joichi Ito, allora direttore del MIT Media Lab. Nel 2019, Ito si dimise dal MIT dopo che emerse che aveva accettato donazioni da Epstein. Nel 2014 Ito scrisse a Epstein che Iozzo era «uno dei migliori esperti di sicurezza di rete che conosca».
La comunità della cybersecurity conosceva già l’esperto calabrese: nel 2010, lui e un altro ricercatore furono i primi a hackerare pubblicamente l’iPhone. L’anno successivo, Iozzo e altri due hackerarono anche dispositivi BlackBerry.
«È spesso a New York», scrisse Ito a Epstein. «Se hai tempo, dovresti incontrarlo. Credo vi troverete bene e penso che questa idea di business su cui stiamo lavorando potrebbe interessarti».
Iozzo rispose chiedendo se Epstein fosse disponibile tra l’11 e il 19 maggio. Epstein non rispose. Otto giorni dopo, Iozzo insistette chiedendo: «Jeffrey, Joi mi dice che sarai a NY il 18 e il 19», scrisse. «Va bene incontrarsi il 18?». «Sì», rispose Epstein.
L’incontro del 18 maggio sembra si sia svolto: Iozzo informò un collaboratore di Epstein di essere «in taxi diretto lì».
L’invito a Dubai
Nei quattro anni successivi, le email mostrano tentativi di fissare altri incontri. Alcune comunicazioni mostrano che Iozzo viveva a Dubai e conosceva una persona il cui nome è oscurato. In un’email del 21 aprile 2015, Iozzo scrisse a Epstein che si sarebbe trasferito a Dubai a metà maggio, invitandolo: «Se non ci sei mai stato e vuoi visitare, fammi sapere — c’è un tizio (della famiglia reale o simile) che potrebbe interessarti».