Maltrattamenti, urla e punizioni in un asilo di Lamezia: condannate due maestre e una collaboratrice
Il giudice ha imposto il risarcimento per le famiglie dei bambini. Riconosciuto responsabile civile anche il ministero dell’Università e della Ricerca
Si è concluso il processo di primo grado nei confronti delle insegnanti e di una collaboratrice scolastica della scuola dell’infanzia di Lamezia Terme, “S. Gatti”, plesso Donnamazza, imputate, a vario titolo, dei reati di maltrattamenti ai danni dei bambini che frequentavano, tra il 2017 e il 2018, quell’istituto, tutti dai 3 ai 5 anni di età, e di falso ideologico nella compilazione dei registri attestanti le presenze in classe.
Il Tribunale di Lamezia Terme, giudice monocratico Rosario Aracri, dopo un’articolata istruttoria dibattimentale fatta di perizie, esame degli agenti del commissariato di Polizia di Lamezia Terme, diretti da Gaetana Ventriglia, di specialisti e dei familiari dei bambini maltrattati, e all’esito di una camera di consiglio di tre ore, ha condannato le imputate Rosina Coccimiglio (difesa dagli avvocati Pino Spinelli e Salvatore Cerra) a 2 anni 5 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di maltrattamenti, perché, quale insegnante, avrebbe maltrattato – questa è l’imputazione - gli alunni affidati per ragioni di istruzione, per le lesioni arrecate ad uno dei piccoli alunni, e per falso ideologico, perché in alcuni giorni avrebbe attestato falsamente, nel registro di classe, la presenza di alunni in realtà assenti; Maria Pulice (difesa dall’avvocato Antonio Larussa) è stata condannata a 2 anni di reclusione per il reato di maltrattamenti perché, in qualità di ausiliario scolastico, non avrebbe impedito le condotte di Coccimiglio, e avrebbe anche lei percosso i bambini –si legge nell’imputazione- urlando nei loro confronti per zittirli o impedirgli di alzarsi; Caterina Criniti (difesa dall’avvocato Massimiliano Carnovale) è stata condannata ad un anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione perché ritenuta responsabile di falso ideologico rispetto alla compilazione del registro di classe ed alla rilevazione delle presenze di alunni in realtà assenti. Nel contempo, le imputate Coccimiglio e Criniti sono state assolte rispetto al reato di falso in relazione a talune specifiche giornate, nelle quali il contenuto dei registri corrispondeva al vero.
All’udienza di ieri il pubblico ministero Adelaide Arcuri ha preso la parola replicando alle conclusioni rassegnate, alla scorsa udienza, dai difensori delle imputate, cui poi è seguito l’intervento dell’avvocato Aldo Ferraro in difesa di alcuni genitori di bambini maltrattati, costituiti parte civile nel processo, ed infine è intervenuto l’avvocato Spinelli in difesa dell’imputata Coccimiglio ribadendo le conclusioni già rassegnate.
Con la sentenza, il giudice ha altresì condannato le imputate al risarcimento dei danni nei confronti dei genitori dei piccoli alunni maltrattati, da liquidarsi in separato giudizio civile, riconoscendo a loro favore una provvisionale di 2.000 euro ciascuna posta a carico del ministero dell’Università e della Ricerca, che in questo processo era stato citato dai difensori di parte civile (gli avocati Aldo Ferraro, Valentina Falvo, Michele Cerminara, Giuseppe De Blasi, Lucio Canzoniere, Rosario Perri) quale responsabile civile per la condotta delle imputate.
Vista la complessità del processo ed il tenore delle questioni giuridiche trattate, dovranno attendersi 90 giorni per il deposito delle motivazioni.