Maria Chindamo, parla il fratello Vincenzo: «I nuovi indagati? Con alcuni ho festeggiato Capodanni e comunioni»
Mentre l’inchiesta si allarga, il fratello della vittima commenta i sospetti su otto persone: «Li conosco tutti e nessuno mi ha mai contattato per dirmi che non c'entra nulla con l'omicidio»
«Tra gli indagati ci sono persone con cui ho passato anche alcune feste di Natale, Capodanni, compleanni e comunioni. Nel nostro territorio la subcultura patriarcale violenta e mafiosa coinvolge anche uomini per bene. E quello che possono fare fa venire i brividi». Vincenzo Chindamo parla della nuova inchiesta sulla scomparsa e l’omicidio di sua sorella Maria Chindamo.
A dieci anni dai fatti la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha iscritto nel registro degli indagati otto nuove persone, mentre gli accertamenti tecnici sui reperti ritenuti ancora utili a ricostruire la sorte della donna proseguono anche attraverso il Ris di Messina.
Maria Chindamo, imprenditrice di Laureana di Borrello, nel Reggino, aveva 44 anni quando venne uccisa il 6 maggio 2016. Secondo l'ipotesi investigativa, il suo corpo sarebbe stato prima dato in pasto ai maiali e successivamente distrutto attraverso la fresa di un trattore. Una ricostruzione che dovrà trovare conferma negli sviluppi dell'inchiesta e negli eventuali successivi accertamenti giudiziari.
Maria Chindamo, nuova svolta dopo dieci anni: otto indagati per l’omicidio, ci sono parenti dell’ex marito – NOMIIl fratello: «Li conosco tutti»
A parlare delle nuove iscrizioni è Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, che a Fanpage.it racconta di conoscere personalmente tutti gli otto nuovi indagati.
Si tratta di Giovanni Capone, Vincenzo e Francesco Arceri, Tommaso e Antonino Biondo, Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e Laurenthiu Georghe Nicolae. Nei loro confronti viene contestata anche l'ipotesi di associazione mafiosa, con l'accusa, ancora da dimostrare, di aver agito favorendo la cosca dei Mancuso e utilizzando il metodo mafioso.
«Non sono pochi. Li conosco tutti, nessuno mi ha mai contattato per dirmi che non c'entra nulla con l'omicidio. Dopo dieci anni pensavo che non si stava più andando avanti con le indagini. Invece gli inquirenti stavano proseguendo con tutti gli accertamenti del caso», racconta Vincenzo Chindamo. Poi il passaggio sulle feste condivise con i sospettati: naturalmente, si tratta al momento di persone sottoposte a indagine. L'iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una condanna e bisognerà attendere gli sviluppi dell'inchiesta per capire se e nei confronti di chi verrà eventualmente esercitata l'azione penale.
Il processo ad Ascone e il possibile movente
Nel frattempo è in corso il processo a carico di Salvatore Ascone, 60 anni, accusato di aver collaborato alla pianificazione, all'organizzazione e all'esecuzione dell'omicidio in concorso con Vincenzo Punturiero, ex suocero di Maria Chindamo, nel frattempo deceduto.
L'ipotesi accusatoria ricostruisce un possibile movente legato alla drammatica vicenda familiare di Maria. Dopo la separazione dal marito, quest'ultimo si era tolto la vita. Secondo l'accusa, Punturiero avrebbe attribuito alla separazione la responsabilità del suicidio del figlio e avrebbe quindi commissionato l'omicidio della nuora.
Ascone, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe partecipato al delitto nell'interesse della cosca Mancuso, che avrebbe avuto interesse ad acquisire l'azienda agricola di proprietà di Maria Chindamo.
Si tratta di una ricostruzione che dovrà essere verificata nel corso del procedimento giudiziario e sulla quale dovranno pronunciarsi i giudici.
Il Ris cerca il Dna sulla fresa
Nel nuovo filone investigativo un ruolo importante è affidato agli specialisti del Ris di Messina, impegnati in accertamenti tecnici non ripetibili su alcuni reperti ancora sotto sequestro.
Tra gli oggetti analizzati c'è anche la fresa agricola del trattore. L'obiettivo è verificare l'eventuale presenza di materiale genetico riconducibile a Maria Chindamo, alla luce dell'ipotesi secondo cui il corpo della donna sarebbe stato distrutto proprio utilizzando il macchinario agricolo.
Gli accertamenti riguardano anche una serie di altri reperti. Gli investigatori cercheranno eventuali tracce biologiche sul Mitsubishi Pajero, su un paio di scarpe da ginnastica Legea, su due mozziconi di sigaretta, sulla Dacia Duster di Maria Chindamo e su una Fiat Cinquecento nera nella disponibilità di Giovanni Capone.
Tra gli oggetti da esaminare c'è inoltre una cintura da donna in cuoio nero, spezzata in due. Il reperto era stato trovato il primo giugno 2016 durante le operazioni di ricerca e gli scavi nell'azienda di proprietà di Vincenzo Arceri.
La cintura rappresenta uno degli elementi sui quali gli accertamenti potranno cercare di fare chiarezza: resta da stabilire, infatti, quale fosse la sua origine e in quale circostanza sia finita nel luogo del ritrovamento.
A dieci anni dalla morte di Maria Chindamo, dunque, l'inchiesta non è chiusa. Le nuove iscrizioni e gli esami scientifici sui reperti riaprono una serie di interrogativi sulla rete di persone che potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda. La speranza della famiglia resta quella di arrivare, attraverso gli accertamenti investigativi e giudiziari, a una ricostruzione completa di ciò che accadde a Maria e della sorte del suo corpo.