Lotta alla ’ndrangheta, Marisa Manzini: «La Calabria paga la mancanza di una rivolta popolare»
La sostituta procuratrice generale di Catanzaro, a margine di un incontro con gli studenti dell’Unical, spiega l’ascesa dell’organizzazione criminale più potente del mondo: «A Palermo la società civile si ribellò e le istituzioni concentrarono su Cosa Nostra tutti gli sforzi»
Una carriera spesa al servizio della lotta alla criminalità organizzata calabrese, che l’ha portata a operare sul territorio più pericoloso e a coordinare alcune delle maggiori operazioni anti ndrangheta degli ultimi anni. Marisa Manzini, sostituta procuratrice generale di Catanzaro, ha messo la propria vita al servizio della legalità e ha consegnato la propria esperienza ai giovani dell’Unical, incontrati nel corso di un appuntamento fissato dal docente di Pedagogia dell’Antimafia Giancarlo Costabile per fissare il presente e il futuro con uno sguardo sempre attento su ciò che è stato.
Marisa Manzini e la lotta alla ‘Ndrangheta al centro dell’edizione speciale di Dentro la notiziaCome la stagione delle stragi, che Manzini definisce «uno spartiacque. C’è stato – spiega la sostituta procuratrice generale di Catanzaro – un prima e un dopo. Palermo si è svegliata e ha fatto una sorta di rivoluzione, al punto che oggi non abbiamo più la Cosa Nostra degli anni ‘90 proprio perché la Sicilia ha reagito in modo chiaro e serio, dicendo di no a quel momento terribile che si era creato».
«Concentrarsi su Cosa Nostra ha permesso alla ‘ndrangheta di emergere»
La reazione della società civile siciliana ha parlato alle istituzioni che sono intervenute in modo fermo, concentrando ogni sforzo possibile su Cosa Nostra. La qual cosa, però, ha influito non poco sull’ascesa della ‘ndrangheta, oggi considerata l’organizzazione criminale più potente del mondo: «L’attenzione mostrata dalle istituzioni verso la mafia siciliana – spiega Manzini – ha consentito alla ‘ndrangheta di prendere sempre più piede e diventare la potenza che è oggi».
«Ci sono donne con ruoli di potere ma l’uguaglianza è ancora lontana»: Marisa Manzini e la conquista incompleta dei dirittiSecondo la magistrata, la direzione da intraprendere è una. Proprio prendendo ispirazione da una storia che, come insegnavano i latini, è maestra di vita: «Forse quello che noi in Calabria paghiamo e scontiamo, ancora oggi, è quello che invece ha permesso alla Sicilia di emergere: la mancanza di una rivoluzione popolare».
Un futuro migliore del recente passato
Nonostante gli anni ‘90 abbiano indicato una certa atarassia del popolo calabrese nei confronti del fenomeno mafioso, Manzini si rende conto che qualcosa sta cambiando. «Vedo giovani molto attenti al fenomeno, questa generazione c’è a differenza di quella degli anni ‘90: i ragazzi – spiega ancora – vogliono capire, sono interessati. Prendo come esempio l’Unical: c’è un corso come Pedagogia dell’Antimafia che è un unicum e che significa proprio il voler instillare nei ragazzi e nelle ragazze questo seme di legalità, che dev’essere sempre più spronato affinché si riesca a dare una spallata seria alla ‘ndrangheta».
Legalità e letteratura: Marisa Manzini vince il Premio “Il Ponte della Legalità” con “Il coraggio di Rosa”Dall’Università della Calabria, il centro del sapere nella nostra regione, la sostituta procuratrice generale di Catanzaro lancia indirettamente un appello. Una rivolta popolare che permetta alla società civile di chiudere, una volta per tutte, il legame con chi la tiene al guinzaglio da troppo tempo.