«Materiale bellico» per Israele al porto di Gioia Tauro, 8 container sotto ispezione: contengono barre d’acciaio
Viaggi sospetti con tappa nel porto calabrese: visita della deputata M5S Orrico e del sindacato Usb. Mistero sulla destinazione: sulla bolla non compaiono fabbriche di armi. La parlamentare: «Nei prossimi giorni arriveranno altre navi»
La Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane hanno messo sotto ispezione 8 container arrivati nei giorni scorsi nel porto di Gioia Tauro che conterrebbero "materiale bellico" diretto ad Israele. La vicenda era stata sollevata da un'inchiesta giornalistica e ripresa dai sindacati Usb e Orsa che avevano chiesto l'ispezione.
All'interno dei container, secondo quanto si è appreso a seguito di una visita al porto della deputata del Movimento 5 Stelle Anna Laura Orrico e del responsabile regionale del sindacato Usb Peppe Marra, ci sono barre d'acciaio, alcune quadrate e altre tonde.
Il punto è stabilire se il destinatario finale del carico è una fabbrica di armi, che non compare nella bolla, e soprattutto la natura dell'acciaio. Per farlo è stata disposta una perizia tecnica sulle barre che sarà eseguita nei prossimi giorni.
Materiale bellico a Gioia Tauro, il caso
Il quadro in realtà potrebbe allargarsi e raccontare molto più di un singolo carico. Le rotte seguite dalle navi mostrano un sistema che si adatta rapidamente agli scenari internazionali: partenza dall’India, circumnavigazione dell’Africa per evitare il Mar Rosso, ingresso nel Mediterraneo da Gibilterra, quindi Gioia Tauro, che si ritrova coinvolto in una catena logistica più ampia. Alcuni container, già arrivati nei giorni precedenti e destinati all’industria bellica israeliana, risulterebbero ancora fermi in Italia dopo il mancato imbarco verso Ashdod.
La richiesta di accertamenti avanzata da Usb e Orsa Porti ha acceso i riflettori su un porto raccontato da anni come porta del Mediterraneo e piattaforma strategica dei collegamenti tra Asia, Europa e il bacino orientale. «Non vogliamo che Gioia Tauro diventi un porto franco per le armi e per alimentare le guerre», affermano le organizzazioni. La sua centralità lo rende una risorsa straordinaria per la Calabria e per l’Italia, ma lo espone anche al lato più duro della globalizzazione, dove la neutralità dei flussi viene messa in discussione e ogni porto strategico può diventare un punto sensibile della competizione internazionale.
Orrico (M5S): «Nei prossimi giorni arriveranno nuove navi»
«Questa mattina ho effettuato una visita al porto di Gioia Tauro per chiedere lumi rispetto alle notizie sollevate dalla campagna internazionale ‘No Harbor for Genocide’ che indicavano la presenza di container sospetti trasportanti materiale potenzialmente utilizzabile per finalità belliche con destinazione Israele». Lo afferma la deputata del Movimento 5 stelle Anna Laura Orrico.
«Insieme al sindacalista dell’Usb Peppe Marra – dice Orrico - siamo stati ricevuti da un pool dell’Agenzia delle dogane e della Guardia di Finanza che sulla questione operano congiuntamente e che ci hanno riferito quanto al momento è stato fatto per verificare cosa realmente stia transitando da Gioia Tauro a bordo di alcune navi».
«Al momento – prosegue l’esponente pentastellata - ci sono 8 container posti sotto controllo doganale. Contengono barre d’acciaio, alcune di forma quadrata altre tonda. Non ci sarebbero, per quanto misurato da appositi strumenti, tracce di radioattività. Tuttavia, per definire l’esatta natura dell’acciaio, ovvero il suo utilizzo per fini bellici, sarà necessario l’intervento di un esperto tecnico la cui consulenza è stata già richiesta dalle autorità portuali».
«Nel ringraziare queste ultime – conclude Anna Laura Orrico – per la disponibilità e la collaborazione istituzionale mostrata è altresì importante mantenere alta l’attenzione sulla vicenda poiché già nei prossimi giorni arriveranno nuove navi il cui contenuto rimane dubbio. Nel frattempo restiamo in attesa che il governo risponda all’interrogazione parlamentare presentata sul tema dalla collega Stefania Ascari. L’Italia, infatti, secondo quanto recita la nostra Costituzione ripudia la guerra e le leggi dello Stato, nonché i trattati internazionali stipulati, vietano non soltanto l’export quanto il transito di armi verso paesi in guerra o in violazione dei diritti umani».