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08/10/2026 ore 07.11
Cronaca

Mattarella firma tre decreti di grazia: c’è anche Guido Gianni, il gioielliere che uccise due rapinatori

Il Capo dello Stato concede la clemenza parziale al commerciante siciliano condannato a 12 anni e 4 mesi per il duplice omicidio e il tentato omicidio avvenuti durante la rapina del 2008. Estinti tre anni e due mesi di pena: il residuo scende sotto i quattro anni e potrà essere valutato l’affidamento in prova ai servizi sociali

di Redazione

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato tre decreti di grazia e tra i destinatari figura Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi, in provincia di Catania, condannato definitivamente a dodici anni e quattro mesi di reclusione per il duplice omicidio e il tentato omicidio commessi durante la rapina nel suo negozio, nel 2008. Una vicenda giudiziaria che per anni ha alimentato il confronto sulla legittima difesa e sui limiti entro i quali chi subisce una rapina può reagire, tornando al centro dell’attenzione per la decisione assunta dal Quirinale.

Per Gianni non si tratta di una grazia totale: il Capo dello Stato ha disposto l’estinzione di tre anni e due mesi di pena, tenendo conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza e dei cinque anni e tre mesi già espiati. Il residuo scende così sotto i quattro anni, soglia che consentirà al Tribunale di sorveglianza competente di valutare l’eventuale affidamento in prova al servizio sociale.

La decisione non cancella la condanna né modifica la ricostruzione giudiziaria dei fatti, ma interviene sulla pena ancora da espiare attraverso la prerogativa prevista dall’articolo 87 della Costituzione. Prima della firma, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al termine dell’istruttoria prevista per i provvedimenti di clemenza individuale, aveva espresso parere favorevole.

La rapina nella gioielleria e gli spari

La vicenda che ha portato alla condanna di Gianni risale al 18 febbraio 2008, quando tre uomini entrarono nella sua gioielleria di Nicolosi. I rapinatori minacciarono il commerciante e sua moglie con una pistola poi risultata non idonea a sparare proiettili veri: priva del tappo rosso, appariva tuttavia simile a un’arma autentica.

Gianni impugnò una pistola legalmente detenuta e reagì. Nella concitazione furono uccisi Davide Laudani e Sebastiano Catania, mentre il terzo componente del gruppo, Fabio Pappalardo, rimase ferito. Le prime ricostruzioni investigative presero in considerazione l’ipotesi della legittima difesa, ma il successivo procedimento arrivò a una conclusione diversa, concentrandosi soprattutto sul momento in cui furono esplosi i colpi.

Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, parte degli spari raggiunse i rapinatori quando l’azione criminosa stava ormai cessando e gli uomini erano in fuga. Questo passaggio escluse il riconoscimento della legittima difesa per l’intera condotta e portò alla contestazione del duplice omicidio e del tentato omicidio.

Nel dicembre 2019 la Corte d’Assise di Catania condannò il gioielliere a tredici anni di reclusione, a fronte dei diciassette chiesti dalla pubblica accusa. Il successivo percorso giudiziario portò alla pena definitiva di dodici anni e quattro mesi, sulla quale interviene ora il provvedimento di clemenza.

Una grazia parziale dopo cinque anni di pena

Nel decreto, il Quirinale richiama il parere favorevole del magistrato di sorveglianza e il periodo di pena già espiato, pari a cinque anni e tre mesi. Mattarella ha quindi estinto tre anni e due mesi di reclusione, lasciando un residuo inferiore ai quattro anni.

Il provvedimento non determina automaticamente l’uscita dal circuito penale, ma apre la strada a un nuovo esame della magistratura di sorveglianza. Sarà il Tribunale competente a stabilire se ricorrano le condizioni per concedere a Gianni l’affidamento in prova al servizio sociale, misura alternativa alla detenzione prevista dall’ordinamento penitenziario.

La grazia arriva a oltre diciotto anni dalla rapina che trasformò il gioielliere siciliano da vittima di un assalto armato a imputato e, successivamente, condannato per la sua reazione. Il confine tra il diritto a difendersi da un’aggressione e la proporzionalità della risposta resta un tema che ha attraversato anche altri casi raccontati dalla testata: nel 2021, per esempio, Mattarella concesse la grazia a Michele Strano, il commerciante di Delianuova condannato per avere ucciso un rapinatore.

Gli altri due decreti firmati da Mattarella

Il primo degli altri due provvedimenti riguarda A.A., nato nel 1972 e condannato complessivamente a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri delitti. Mattarella ha concesso la grazia per l’intera pena residua, pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni, tenendo conto dei pareri favorevoli delle autorità giudiziarie competenti e delle gravissime e irreversibili condizioni di salute del condannato, per le quali l’esecuzione della pena era già stata differita.

Il terzo decreto interessa G.B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. Il Capo dello Stato ha concesso una grazia parziale di un anno e nove mesi, valutando il percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare avviato dall’uomo e le condizioni di salute di una figlia minorenne. Anche in questo caso, dopo il provvedimento, il residuo rientra nel limite che permette alla magistratura di sorveglianza di valutare l’eventuale affidamento in prova.