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15/10/2026 ore 15.55
Cronaca

«Mezza giornata e poi chiudiamo»: in Calabria finisce il carburante. E il prezzo sale mentre le auto sono in coda

VIDEO | Distributori presi d’assalto e scorte che si assottigliano in vista dello sciopero degli autotrasportatori annunciato per domani. Le telecamere di LaC riprendono in diretta un nuovo aumento dei prezzi. Tra rabbia, preoccupazione e necessità di lavorare, cresce il timore di restare a secco

di Cristina Iannuzzi

«Abbiamo una capienza di 9mila litri ma a breve finiremo tutto». È la previsione del benzinaio dell’Esso di Vibo Valentia, mentre una fila di automobilisti attende il proprio turno per fare rifornimento. Alla domanda su quanto possano durare le scorte, la risposta è immediata: «Mezza giornata. E poi basta, chiudiamo e ce ne andiamo tutti a casa».

Alla vigilia dello sciopero degli autotrasportatori annunciato per domani, già da ieri gli impianti registrano un afflusso crescente di automobilisti e, in diversi casi, le scorte sono già terminate, alimentando la preoccupazione di chi usa l’auto per raggiungere il posto di lavoro e teme di non riuscire a fare rifornimento nei prossimi giorni.

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«Non arriva niente». E il prezzo aumenta ancora

A rendere ancora più tesa la situazione è il nuovo aumento dei prezzi, ripreso in presa diretta dalle nostre telecamere proprio mentre il benzinaio aggiorna il display del distributore.

«Stanno aumentando pure i prezzi, ora», racconta. Alla domanda se l’aumento sia in corso proprio in quel momento, conferma: «Proprio in questo momento». Il diesel passa da 2,254 a 2,295 euro al litro, mentre la benzina passa da 1,994 a 2,009 euro al litro.

Il gestore spiega di aver ricevuto l’ultimo rifornimento lunedì scorso e di essere stato avvisato che non sarebbero arrivate altre forniture. «Non arriva niente», ripete, descrivendo una situazione nella quale l’esaurimento delle scorte potrebbe tradursi nella chiusura temporanea dell’impianto.

Sull’aumento dei prezzi precisa: «È gestione diretta, quindi comandano tutto loro. Quello che ci dicono noi lo dobbiamo eseguire». Una decisione che, mentre viene materialmente aggiornata sul display, sorprende gli stessi automobilisti in attesa, costretti a fare i conti con una spesa che continua a crescere.

Anche il benzinaio esprime la propria posizione sulla protesta: «Bisognerebbe bloccare tutto per un mese. Non dieci giorni, un mese».

Gli automobilisti: «E che dobbiamo fare?»

La fila davanti alle pompe è composta soprattutto da persone che non possono permettersi di rinunciare all’auto. Per alcuni il rifornimento è una precauzione in vista dello sciopero, per altri una necessità quotidiana, indipendente da quello che accadrà domani.

«E che dobbiamo fare?», risponde un automobilista quando gli viene fatto notare che il prezzo è appena aumentato. Un gesto delle spalle accompagna le parole, come a sottolineare la difficoltà di sottrarsi a una spesa obbligata.

Tra chi attende c’è anche chi usa il mezzo per lavorare e non può rischiare di restare a secco. «Se non ho gasolio nel serbatoio non posso lavorare», spiega un conducente.

La protesta divide, ma la preoccupazione è comune

Le opinioni sullo sciopero non sono tutte uguali. C’è chi ritiene che una mobilitazione limitata non sia sufficiente e invoca un intervento su scala nazionale. «Secondo me, se non si interviene dal Brennero alla Sicilia, non faremo niente», afferma un automobilista, riferendosi alla necessità di un’azione estesa a tutto il Paese. «Siamo rovinati», aggiunge.

Altri guardano alla protesta con maggiore incertezza. Non tutti sono convinti che il blocco si verificherà nelle modalità annunciate e qualcuno preferisce non fare scorte in anticipo: «Assolutamente no, e quando finisce ci fermiamo, per forza», spiega una donna.

C’è anche chi allarga lo sguardo al contesto internazionale, indicando nella fine della guerra e nelle scelte politiche europee una possibile via d’uscita dalla crisi. «Io spero che finisca questa guerra e che l’Europa si metta in testa di fare l’Europa e l’Italia si metta in testa di fare l’interesse per l’Italia», afferma.

Non manca chi solidarizza con chi protesta: «Fanno bene, dovremmo scioperare tutti». E quando gli viene chiesto perché allora non lo facciano tutti, replica con amarezza: «Io sciopero ogni giorno, sono disoccupato».

Ai distributori di Vibo, intanto, la questione resta concreta: riuscire a fare rifornimento, raggiungere il lavoro e capire quanto dureranno le scorte. Il timore di possibili carenze spinge molti a mettersi in fila, mentre i prezzi continuano a salire e le prospettive per i prossimi giorni restano incerte.