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03/06/2026 ore 11.54
Cronaca

Migranti bruciati vivi ad Amendolara, la Comunità di Sant’Egidio: «Arginare il caporalato perché non accada mai più»

Il movimento invita cittadini e istituzioni a combattere l’odio e lo sfruttamento: «Condizioni di lavoro che giocano sulla pelle di tante persone che contribuiscono alla nostra economia»

di Redazione Cronaca

«Frastornati dal gran flusso di notizie gravi, come quelle che provengono dalle innumerevoli guerre in atto, non possiamo però considerare una notizia “minore”, per il nostro paese, quella dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara, nelle campagne del Cosentino: tre afghani e un pakistano che ogni giorno, con grandi sacrifici e salari da fame, contribuivano alla tenuta della nostra economia agricola. Si tratta di una tragedia orribile da condannare con forza e stigmatizzare, frutto di un caporalato spietato, gestito da oscure mafie locali, che operano spesso anche attraverso mani straniere, di cui si parla troppo poco».

Lo afferma in una nota la Comunità di Sant'Egidio, manifestando «il suo cordoglio alle famiglie delle vittime» e invitando «cittadini e istituzioni a combattere l'odio e lo sfruttamento di cui sono vittime migliaia di migranti, costretti a vivere ai margini della società, senza possibilità di integrazione. Perché vengano migliorate le loro condizioni di lavoro e non accadano più tragedie come quella di Amendolara o come quella del giugno di due anni fa, quando il bracciante di origine indiana, Satman Singh, venne lasciato morire senza soccorsi nelle campagne di Latina. Occorre arginare una volta per tutte un caporalato che gioca sulla pelle di tante persone che contribuiscono, in condizioni molto dure, alla nostra economia».