Mileto, i volti della tragedia: ecco chi erano Ema, Izidor e Petra, la famiglia sterminata dall’esplosione nel B&B
La bambina di 10 anni suonava il pianoforte e amava il canto: in un VIDEO di appena qualche settimana fa la si vede mentre si esibisce su un palco in Austria. Il padre era un ingegnere elettrotecnico, la madre un’operatrice di una struttura per anziani, entrambi molto amati e attivi nella loro comunità
Al centro del palco c’è una bambina di dieci anni. Stringe il microfono e canta insieme agli adulti. È Ema Jamnik. Le immagini risalgono a poco più di un mese fa e oggi assumono un significato struggente. Ema, 10 anni, è stato l’ultimo componente di una famiglia slovena a morire in ospedale per le gravissime ustioni causate il 25 agosto scorso dallo scoppio di una bombola di gas in un B&B di Mileto, dove insieme ai genitori stava trascorrendo un periodo di vacanza.
Nel video girato poche settimane prima, Ema si trovava in Austria, durante un concerto della Klapa Semikantá, formazione che la famiglia conosceva da anni. In quell’occasione era salita sul palco per cantare insieme al gruppo un brano dedicato alla šavrinka.
Ema, dieci anni e una passione per la musica
Dopo la morte della bambina, i musicisti hanno ripubblicato il video ricordandola come «una stellina sul nostro piccolo palco». Una scena semplice, diventata una delle testimonianze più dolorose della tragedia che ha colpito la famiglia slovena. Quella voce è rimasta impressa nella memoria di chi le voleva bene.
Perché dietro la definizione utilizzata nei primi giorni, “famiglia slovena”, c’erano tre persone e tre storie: Ema, suo padre Izidor e sua madre Petra. Erano arrivati dalla Slovenia per trascorrere alcuni giorni di vacanza in Calabria. In poco più di una settimana sono morti tutti e tre. Izidor aveva 46 anni, Petra 44, Ema appena 10.
È morta anche la piccola Ema, sterminata intera famiglia nell’esplosione Mileto: la bimba aveva 10 anniDopo l’esplosione avvenuta al B&B Villa Mary di Mileto, Ema era stata soccorsa e trasportata all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Le sue condizioni erano gravissime: aveva riportato ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo.
Successivamente era stata trasferita al Centro grandi ustionati di Bari. Per otto giorni i medici hanno cercato di salvarle la vita.
La mattina del 2 settembre è arrivata la notizia della sua morte. Prima di lei erano deceduti entrambi i genitori.
Izidor, ingegnere e punto di riferimento per la comunità
Izidor Jamnik, il papà, aveva 46 anni ed era originario della zona di Kotlje, nel comune di Ravne na Koroškem.
Era un ingegnere elettrotecnico e dirigeva la filiale di Slovenj Gradec della Schrack, azienda attiva nel settore elettrotecnico. Ma il lavoro rappresentava soltanto una parte della sua vita.
Izidor era molto conosciuto per il suo impegno nelle associazioni locali. Da vent’anni faceva parte del direttivo del circolo filatelico della Koroška e da quindici ne era il segretario. Aveva contribuito all’organizzazione di esposizioni nazionali e internazionali e partecipava alle iniziative rivolte ai più giovani.
Aveva inoltre un legame molto forte con il mondo della radio e della musica. Per 17 anni era stato tecnico del suono di Koroški radio, che dopo la sua morte lo ha ricordato come collaboratore e amico.
Era anche presidente della famiglia Kolping di Kotlje. Insieme alla moglie organizzava eventi e pellegrinaggi e offriva il proprio aiuto per le attività della chiesa e della canonica. È stato il primo della famiglia a morire in ospedale a causa delle ustioni.
Dopo l’esplosione era stato trasferito da Vibo Valentia al Centro grandi ustionati di Palermo. È morto il 27 agosto, due giorni dopo l’incidente.
Petra, il lavoro con gli anziani e l’impegno in parrocchia
Petra Jamnik Kobolt, la mamma, aveva 44 anni. Anche lei viveva a Kotlje e lavorava al Dom starejših Na Fari di Prevalje, una struttura per anziani. Nella casa di riposo aveva ricoperto diversi incarichi.
Anche Petra era molto presente nella vita della comunità. Nella parrocchia di Santa Margherita di Kotlje faceva parte del consiglio pastorale e della redazione del bollettino parrocchiale. Partecipava inoltre al canto e alle attività religiose. Chi la conosceva l’ha ricordata come «l’anima della comunità parrocchiale».
In quello stesso ambiente cresceva Ema, che partecipava alla vita della parrocchia insieme ai genitori.
Dopo l’esplosione, Petra era stata ricoverata al Centro grandi ustionati dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Anche per lei le condizioni erano apparse subito disperate. Ha resistito fino al 1° settembre, quando è arrivata la seconda notizia di morte per la famiglia.
B&B in fiamme a Mileto, quelle orme di sangue verso la piscina testimoniano l’orrore: la piccola Ema e i suoi genitori lottano per la vitaL’esplosione a Mileto e i soccorsi
La tragedia si è consumata poco dopo le 20.30 del 25 agosto, al B&B Villa Mary, a Mileto.
La famiglia si trovava in Calabria per una vacanza quando una violenta esplosione ha provocato l’incendio. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare le cause della fuoriuscita di gas e del successivo innesco.
Izidor, Petra ed Ema riuscirono a raggiungere la piscina della struttura e si gettarono in acqua nel tentativo di trovare sollievo dalle ustioni.
Tra le prime persone a intervenire ci furono due carabinieri, anche loro ospiti del B&B, che utilizzarono un estintore e prestarono i primi soccorsi in attesa dell’arrivo del 118 e dei vigili del fuoco.
Il dolore della comunità slovena
La notizia della morte di Ema ha chiuso una settimana di profondo cordoglio che ha attraversato la comunità slovena. A Ravne na Koroškem, il Comune ha proclamato tre giorni di lutto per ricordare la famiglia.
Di Izidor, Petra ed Ema restano le testimonianze di chi li ha conosciuti, il lavoro svolto nella comunità, le amicizie e le attività alle quali avevano dedicato parte della loro vita.
E resta soprattutto un'immagine. Quella di Ema sul palco, con il microfono tra le mani, circondata dagli adulti della Klapa Semikantá. Nel video canta e sorride. È una bambina di dieci anni che sta vivendo un momento felice insieme a persone che conosce.
Oggi quelle immagini raccontano anche ciò che è andato perduto nella tragedia di Mileto: una famiglia, tre vite e una bambina che, poche settimane prima di morire, cantava su un palco in Austria.