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12/05/2026 ore 11.07
Cronaca

Mini car, piscine e trattori in vendita con annunci falsi, a Crotone la centrale delle truffe: sequestrati Rolex e auto – NOMI

VIDEO | Gli inquirenti hanno contestato al sodalizio criminale ben 125 raggiri. Alcuni si occupavano degli annunci fraudolenti, dei siti web e delle pagine sui marketplace mentre altri avrebbero curato le trattative telefoniche o online con le vittime. Ecco i dettagli dell’inchiesta

di Redazione Cronaca

I Carabinieri del Comando provinciale di Crotone hanno dato esecuzione a 10 misure cautelari personali, emesse dal gip del Tribunale di Crotone su richiesta della Procura, nei confronti di altrettanti soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe online, truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e sostituzione di persona (I NOMI).

Misure e sequestri

In particolare, il provvedimento cautelare ha disposto 5 misure di custodia cautelare in carcere e 5 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo, in via diretta e, ove necessario, per equivalente, di denaro, rapporti finanziari e ulteriori beni ritenuti riconducibili ai proventi illeciti o al loro reimpiego. Le attività di sequestro erano già state eseguite in data 19 marzo e 1° aprile. Il provvedimento ha riguardato, in particolare, conti correnti, carte di pagamento, depositi bancari, somme già giacenti e quelle che dovessero successivamente affluire fino alla concorrenza degli importi indicati, nonché quote sociali di una società operante nel settore della rivendita di elettrodomestici tramite piattaforme e-commerce.

Tra i beni sottoposti a sequestro figurano anche orologi di lusso Rolex — tra cui modelli Datejust, Submariner, Air-King, Daytona e Yacht-Master — alcune opere d’arte e diverse autovetture, tra cui una Tesla Model Y, una Land Rover Range Rover Evoque, due Fiat 500X, un’Alfa Romeo Stelvio e una Fiat Tipo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tali beni sarebbero risultati nella disponibilità degli indagati anche quando formalmente intestati a terzi. Gli accertamenti patrimoniali avrebbero inoltre evidenziato una sproporzione tra i beni nella disponibilità di alcuni indagati e la loro condizione reddituale, risultando taluni formalmente nullatenenti o percettori del reddito di inclusione.

Il provvedimento contempla anche il sequestro di cinque immobili, individuati attraverso la consultazione dell’Anagrafe Tributaria, con successiva trascrizione del vincolo nei registri immobiliari.

Gli annunci falsi

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire un articolato e seriale meccanismo criminoso fondato sulla pubblicazione di annunci fittizi di vendita su piattaforme internet, marketplace e siti specializzati. Gli annunci riguardavano, di volta in volta, trattori agricoli, mini-escavatori, piscine, pellet, ciclomotori, minicar elettriche e altri beni che, in realtà, non sarebbero mai stati nella disponibilità degli inserzionisti. Le vittime, indotte in errore mediante artifizi e raggiri, venivano convinte a effettuare pagamenti tramite bonifici su conti correnti o carte intestati a terzi, ma nella effettiva disponibilità degli indagati o di soggetti utilizzati come prestanome o “money mule”.

Secondo l’ipotesi accusatoria, le associazioni individuate avrebbero operato attraverso strutture organizzative articolate, con ruoli definiti e competenze specializzate. Alcuni soggetti sarebbero stati incaricati della creazione degli annunci fraudolenti, dei siti web e delle pagine sui marketplace; altri avrebbero curato le trattative telefoniche o online con le vittime; altri ancora si sarebbero occupati della ricezione, del trasferimento, del frazionamento e dell’occultamento dei proventi illeciti. Gli investigatori hanno rilevato anche il ricorso a competenze tecniche esterne, tra cui programmatori operanti all’estero, broker nel settore delle criptovalute e del trading online, nonché soggetti in grado di agevolare operazioni di movimentazione, conversione e reimpiego del denaro. Tale rete avrebbe consentito al gruppo di mantenere una struttura flessibile, capace di ampliarsi rapidamente in base alle esigenze operative.

Particolarmente rilevante, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato l’utilizzo fraudolento di denominazioni, dati e identità riferibili a società realmente esistenti e del tutto ignare dei fatti. In alcuni casi sarebbero state clonate aziende legittime, mentre in altri sarebbero state utilizzate società con sede all’estero come copertura per attività di truffa online o autoriciclaggio. Il sistema avrebbe fatto ampio ricorso anche al cosiddetto “money muling”, attraverso una rete di prestanome ritenuti fidati e reclutati prevalentemente in ambienti della microcriminalità.

Truffe in tutta Italia

Le truffe contestate avrebbero interessato l’intero territorio nazionale. Gli annunci facevano spesso leva sulla presunta provenienza dei beni da aste giudiziarie, circostanza utilizzata per giustificare prezzi particolarmente vantaggiosi. In alcuni casi le vittime sarebbero state persone anziane, soggetti fragili, persone con disabilità o organizzazioni onlus, attratte dalla possibilità di acquistare prodotti a condizioni economiche favorevoli. In talune circostanze, gli indagati si sarebbero anche falsamente qualificati come appartenenti alle Forze dell’Ordine o avrebbero proposto offerte con IVA agevolata al 4% per soggetti titolari dei benefici previsti dalla legge 104, in particolare per l’acquisto di minicar elettriche. Il meccanismo prevedeva generalmente il pagamento anticipato del 50% del prezzo pattuito mediante bonifico su conto corrente indicato dagli interlocutori, con saldo da versare alla consegna del prodotto. I beni, tuttavia, non venivano mai consegnati.

In diversi casi, le vittime sarebbero state successivamente convinte a saldare l’intero importo con la promessa di velocizzare la consegna, subendo così un’ulteriore truffa. Le società realmente esistenti, i cui dati sarebbero stati utilizzati illecitamente negli annunci fraudolenti, avrebbero a loro volta subito gravi conseguenze, venendo talvolta contattate direttamente dalle persone truffate, ignare della clonazione delle identità aziendali. Le operazioni digitali avrebbero consentito agli indagati di aumentare il livello di anonimato e di ridurre l’esposizione fisica dei membri dell’organizzazione.

L’utilizzo di identità virtuali o fittizie, conti intestati a prestanome e strumenti di pagamento digitali avrebbe reso più complessa l’identificazione dei soggetti ritenuti ai vertici del sistema. L’attività d’indagine è stata condotta attraverso tecniche investigative tradizionali e strumenti di approfondimento digitale. In particolare, sono stati effettuati servizi di osservazione, controllo e pedinamento, anche con l’ausilio di dispositivi gps, intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni di chat WhatsApp, analisi dei filmati degli istituti bancari e degli atm utilizzati per i prelievi, nonché accertamenti finanziari incrociati. Tali elementi sono stati correlati con le denunce presentate dalle vittime in diverse località italiane. Le frodi digitali accertate avrebbero raggiunto una significativa capillarità sul territorio nazionale, con modalità operative ritenute difficilmente realizzabili attraverso schemi fraudolenti tradizionali.

125 truffe contestate

Ben 125 le truffe contestate. Le indagini hanno fatto emergere una pluralità di episodi consumati in danno di persone offese residenti in numerose località italiane, tra cui Calasetta, Petralia Sottana, Refrancore, Cupramontana, Desenzano del Garda, Artena, Cellatica, Augusta, San Salvatore Telesino, Borgo Val di Taro e altri centri distribuiti in più regioni. Il dato territoriale conferma, secondo gli investigatori, l’estensione del fenomeno e la capacità del gruppo di colpire vittime su scala nazionale. Le somme provenienti dalle truffe, una volta accreditate, venivano rapidamente movimentate allo scopo di ostacolarne la tracciabilità e l’individuazione della provenienza delittuosa.

In numerosi casi il denaro sarebbe stato trasferito su altri conti, prelevato in contanti, destinato a conti gioco, investimenti, trading online, criptovalute o reimpiegato nell’acquisto di beni. Proprio tale stabile meccanismo di dispersione, occultamento e reimmissione dei proventi illeciti nel circuito economico costituisce uno degli aspetti centrali valorizzati nel provvedimento cautelare reale. L’esecuzione delle misure si inserisce in una più ampia attività del Comando Provinciale dei Carabinieri di Crotone, finalizzata al contrasto delle truffe online seriali: un fenomeno particolarmente insidioso per la capacità di colpire un elevato numero di persone offese attraverso modalità apparentemente semplici, ma idonee a generare rilevanti flussi di denaro illecito, successivamente sottoposti a operazioni di occultamento, trasferimento e reimpiego. L’attività è stata condotta con il fondamentale coordinamento della Procura di Crotone, nella persona del procuratore Domenico Guarascio.

Scam City, le misure cautelari

Il gip ha disposto la misura cautelare in carcere nei confronti di

Le altre misure: 

Indagati a piede libero:

Davide Agrillo;
Giuseppe Aiello;
Luca Caporali;
Giuseppe Cariano;
Pasquale Pio Cosco;
Salvatore Covelli;
Riccardo Cristarella;
Debora D’Agostino;
Alessandra De Santis;
Emanuela Grisi;
Luca Laino;
Giustina Debora Marzia Leto;
Michele Liotti;
Manuela Macrì;
Luigi Marino;
Ermenegildo Andrea Misticoni;
Francesco Porto;
Pupa Francesco;
Giancarlo Rago;
Luca Screnci;
Norman Sem;
Antonio Simeri;