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17/08/2026 ore 15.06
Cronaca

Morte di Antonio Perrotta, la difesa degli Orsino: «Domenico colpì per difendere il fratello, fu solo un pugno e non un pestaggio»

VIDEO | L’avvocato Alessandro Gaeta ricostruisce la drammatica serata sulla base di quanto riferito da Umberto Orsino nel corso dell’udienza di convalida del fermo: «Li ha fatti entrare un buttafuori da una porta laterale». Poi parla della lite e dello stato d’animo dei suoi assistiti: «Per loro è una grande tragedia, stanno malissimo»

di Francesca Lagatta

«Parlare di pestaggio è stata una cosa gravissima sin dall’inizio, perché il pestaggio implica un accanimento sulla vittima». Accanimento che dai primi riscontri investigativi non sarebbe stato provato. È uno dei passaggi chiave dell’intervista rilasciata al nostro network dall’avvocato Alessandro Gaeta, che insieme al collega Francesco Gelsomino difende i fratelli Domenico e Umberto Orsino, lussemburghesi in vacanza a Belvedere Marittimo, inizialmente fermati entrambi nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Perrotta.

Il 33enne di Fuscaldo è deceduto la mattina del 10 agosto all’ospedale Annunziata di Cosenza, dove era stato trasferito per le ferite riportate dopo una lite avvenuta all’esterno della discoteca “Il Castello” di Sangineto. Il giovane sarebbe crollato a terra sull’asfalto dopo aver ricevuto un pugno da Domenico, a cui due giorni fa, per decisione della Gip Maria Grazia Elia, è stata applicata la misura cautelare in carcere, con la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale.

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Il primo colpo sarebbe stato sferrato da Perrotta

Dal racconto, inoltre, emerge che Domenico, il più piccolo dei due fratelli, avrebbe sferrato il pugno in volto ad Antonio Perrotta per difendere il fratello Umberto, che a sua volta, in precedenza, sarebbe stato colpito alla nuca proprio dal giovane fuscaldese.

Il legale, però, mette subito un punto fermo: la ricostruzione è il frutto delle dichiarazioni rese da Umberto Orsino al giudice per le indagini preliminari in sede di convalida del fermo. «Io questo lo sottolineo», precisa Gaeta. Una puntualizzazione che accompagna l'intera intervista e che lascia dunque aperto il terreno ai successivi accertamenti investigativi e giudiziari.

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L'ingresso al Castello e la porta laterale

Secondo la versione riferita dal difensore, quella notte i fratelli Orsino sono entrati in discoteca da un ingresso laterale insieme a un gruppo di circa quindici ragazzi, senza pagare il biglietto. A farli entrare sarebbe stato proprio un buttafuori del locale. 

«Non è vero che volevano entrare per non pagare», sostiene l'avvocato, contestando una delle prime ricostruzioni circolate sull'accaduto. Gaeta parla di una sorta di ritualità della movida: i ragazzi tenterebbero di entrare senza pagare non necessariamente per evitare la spesa, ma per il gusto di riuscirci, per puro divertimento. Anche perché poi i due fratelli si sarebbero messi in fila al bar per acquistare una costosa bottiglia di champagne.

La cacciata dal locale e la lite

Ma a questo punto della storia, per motivi ancora da accertare, pare che almeno quattro buttafuori avrebbero chiesto ai due fratelli Orsino di lasciare il locale. Soltanto a loro e non a tutti gli altri ragazzi entrati senza pagare.

La lite sarebbe nata per questo e sarebbe proseguita più animatamente all’esterno, al di là delle transenne che recintano l’area del locale.

Stabilire quello che è accaduto da quel momento in poi sarà fondamentale per capire se il pugno di Domenico Orsino c’entri direttamente con la morte di Perrotta. Ma secondo quanto dichiarato dal più grande dei due fratelli - anche questa versione dovrà essere verificata ed eventualmente accertata in sede giudiziaria – sarebbe stato proprio Perrotta a colpire per primo. Lo avrebbe fatto al suo indirizzo, centrando la zona della nuca.

Domenico, che in quel momento si sarebbe trovato alcuni metri più indietro, avrebbe chiesto spiegazioni a Perrotta: «Perché stai aggredendo mio fratello – avrebbe detto – se stiamo uscendo tranquillamente?».

A quel punto, Perrotta si sarebbe diretto verso Domenico. Ma, secondo il racconto di Umberto, il fratello avrebbe reagito prima che il giovane fuscaldese riuscisse a raggiungerlo fisicamente, colpendolo con un pugno tra il naso e il mento, all'altezza della bocca.

Perrotta sarebbe quindi caduto a terra sull’asfalto e i due ragazzi si sarebbero allontanati immediatamente, temendo una possibile aggressione da parte degli altri buttafuori.

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L'interrogatorio di Domenico

Gaeta respinge poi con decisione l'ipotesi di un atteggiamento reticente da parte di Domenico Orsino nel corso dell’udienza per la convalida del fermo, offrendo una spiegazione diversa: l'interrogatorio sarebbe stato interrotto per le condizioni ambientali estremamente difficili nelle quali si stava svolgendo.

L'udienza si è svolta all'interno del carcere, in una stanza di circa due metri quadrati, con sei persone presenti, tra cui il procuratore capo di Paola Domenico Fiordalisi, e una temperatura che, secondo il difensore, avrebbe raggiunto i 36-37 gradi.

«Ho detto io a Domenico di avvalersi della facoltà di non rispondere – spiega Gaeta - perché in quelle condizioni non si poteva andare avanti. L’interrogatorio è un atto importante». Tra l’altro «Domenico è disponibilissimo a sottoporsi a un interrogatorio in qualsiasi momento».

«Stanno malissimo»

Gaeta, infine, parla dello stato d'animo dei due fratelli. «È successo un fatto incredibile per loro, è un fatto che è più grande di loro, è morta una persona», afferma il legale. «Per loro è una tragedia immane. Non stanno male, stanno malissimo».

Mentre Domenico si trova attualmente detenuto in carcere in via cautelare a disposizione delle autorità, Umberto è un cittadino libero. La giudice per le indagini preliminari non ha convalidato il fermo nei suoi confronti né nei confronti del fratello, non ravvisando alcun pericolo di fuga, e oltretutto, alla luce degli elementi finora emersi, per Umberto ha escluso categoricamente il suo coinvolgimento nella vicenda.

I funerali di Antonio Perrotta

Intanto alle 18 di oggi pomeriggio, Fuscaldo darà l’ultimo saluto alla vittima, Antonio Perrotta. Le esequie si terranno nella chiesa Santa Maria del Rosario nella zona marina. La salma è stata restituita ai famigliari dopo l’autopsia, che si è svolta tre gironi fa all’obitorio dell’ospedale di Cosenza.