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29/08/2025 ore 17.20
Cronaca

Morte sospetta in ospedale a Catanzaro, i familiari presentano denuncia: «Sottovalutazioni e omissioni»

La donna era stata dimessa e poi operata d’urgenza. La figlia Tamara Chiarella intende far chiarezza sulle cause del decesso della madre, avvenuto lo scorso 20 agosto, dopo 24 giorni di ricoveri e accessi al pronto soccorso. La querela è stata trasmessa all’ufficio di Procura

di Luana Costa

È stata depositata questa mattina una querela per far luce sulla morte di Carmelina Iania, catanzarese di 73 anni, avvenuta lo scorso 20 agosto all’azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro a seguito di un intervento chirurgico. I familiari hanno, infatti, deciso di sporgere denuncia per chiarire le cause del decesso della donna avvenuta dopo due accessi al pronto soccorso, due ricoveri nel reparto di chirurgia dello stesso ospedale e, infine, un intervento eseguito in urgenza.

La querela è stata formalizzata al commissariato di polizia di Catanzaro Lido che ha provveduto a trasmetterla all’ufficio di Procura. Secondo i familiari ci sarebbe stata una «sottovalutazione» da parte del personale medico delle circostanze che hanno infine portato alla morte della donna, intervenuto, si legge nella querela, «con reticenze ed omissioni».

Carmelina Iania era giunta la prima volta al pronto soccorso di Catanzaro il 28 luglio. La 73enne lamentava da giorni dolori addominali, diarrea, perdita di peso, febbre e, negli ultimi giorni, anche difficoltà ad alzarsi dal letto, perdite di memoria e di cognizione. Dopo aver atteso oltre otto ore, come si evince dal racconto dei familiari, i medici del pronto soccorso avrebbero riferito di una sospetta perforazione dell’intestino, successivamente esclusa a seguito di ulteriori approfondimenti diagnostici.

La donna veniva ugualmente ricoverata nel reparto di chirurgia del presidio ospedaliero e qui rimasta fino al 6 agosto quando veniva dimessa con la prescrizione di eseguire una tac con mezzo di contrasto e una terapia farmacologica. Tuttavia, secondo i familiari, al rientro a casa la situazione sarebbe peggiorata, tanto da indurli il 12 agosto a ricorrere nuovamente alle cure ospedaliere, consigliati dal medico di famiglia. 

Dalle consulenze eseguite durante la visita medica al secondo accesso in pronto soccorso non sarebbe emerso nulla di allarmante, la donna è tuttavia rimasta ricoverata in osservazione breve intensiva per diversi giorni a causa dell’assenza di posti letto nel reparto specialistico di competenza. Dal racconto messo a verbale, ai familiari sarebbe stato anche chiesto di provvedere all’acquisto dell’antibiotico da somministrare alla donna «perché non disponibile in ospedale».

Farmaco reperito successivamente dal reparto di malattie infettive, a seguito del diretto interessamento della figlia della 73enne. Secondo quanto messo a verbale, l’obi non avrebbe fatto richiesta del farmaco in reparto. La paziente è poi rimasta in pronto soccorso fino al 16 agosto quando, a seguito dell’aggravamento delle condizioni, è stato disposto il trasferimento in chirurgia, che però avrebbe rifiutato il ricovero. Solo in tarda serata la paziente sarebbe stata infine ricoverata e il giorno dopo eseguita una tac con mezzo di contrasto da cui sarebbe emersa la presenza di una perforazione dell’intestino. Secondo i medici, di recente formazione. La donna viene quindi operata d’urgenza nella stessa giornata.

Al termine dell’operazione venivano rinvenute due perforazioni all’intestino e un ascesso. La donna è poi spirata il giorno successivo all’intervento per un arresto cardiocircolatorio.