Morti sul lavoro, Calabria in zona rossa: 19 vittime nei primi otto mesi del 2026
La regione è tra quelle con il più alto rischio di mortalità sul lavoro secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. In Italia i decessi salgono a 701, mentre le denunce di infortunio aumentano del 5,4%
La Calabria resta tra le regioni italiane in cui il rischio di morire sul lavoro è più elevato. Nei primi otto mesi del 2026, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, la regione si colloca in zona rossa, la fascia che identifica i territori con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale. Un dato che riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e la necessità di rafforzare le misure di prevenzione.
Nel periodo gennaio-agosto 2026, in Calabria si sono registrate 19 vittime di infortuni mortali sul lavoro. Un bilancio che si inserisce in un quadro nazionale preoccupante: in Italia i decessi complessivi sul lavoro sono stati 701, tra incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa e quelli verificatisi nel tragitto casa-lavoro.
La presenza della Calabria nella fascia di rischio più elevato non è un elemento da sottovalutare. La classificazione dell’Osservatorio si basa infatti sull’incidenza degli infortuni mortali, calcolata rapportando il numero delle vittime alla popolazione occupata. Un indicatore che consente di confrontare regioni con dimensioni e numeri di lavoratori differenti, offrendo una misura più significativa rispetto ai soli valori assoluti.
Calabria in zona rossa insieme a Sicilia e Campania
La Calabria condivide la zona rossa con Sicilia e Campania, le altre due regioni del Mezzogiorno che, secondo la rilevazione di Vega, presentano un’incidenza di mortalità superiore alla soglia di riferimento.
Il dato evidenzia una criticità che interessa soprattutto il Sud Italia e che richiede interventi mirati, capaci di tenere conto delle caratteristiche dei territori e dei settori produttivi maggiormente esposti al rischio.
Nel resto del Paese, diverse regioni si collocano in zona arancione, tra cui Liguria, Puglia, Veneto, Toscana, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Umbria. In zona gialla figurano Emilia-Romagna, Molise, Marche, Lombardia e Lazio, mentre Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta rientrano nella zona bianca.
La collocazione della Calabria nella fascia più critica impone una riflessione sull’efficacia delle politiche di prevenzione, sulla formazione dei lavoratori e sul rispetto delle norme di sicurezza. La riduzione degli incidenti mortali richiede infatti un impegno costante da parte delle imprese, delle istituzioni e degli organismi preposti ai controlli.
In Italia 701 vittime e denunce di infortunio in aumento
Il quadro nazionale conferma la gravità del fenomeno. Nei primi otto mesi del 2026, le vittime complessive sono state 701: 504 in occasione di lavoro e 197 in itinere, cioè durante il percorso tra casa e luogo di lavoro.
Rispetto allo stesso periodo del 2025, i decessi sono aumentati del 2,9%. In particolare, le vittime in occasione di lavoro sono cresciute di 11 unità, mentre quelle in itinere sono aumentate di nove.
La Lombardia registra il numero più alto di morti in occasione di lavoro, con 76 vittime, seguita dalla Campania con 50 e dal Veneto con 49. La Sicilia conta 43 decessi, l’Emilia-Romagna 42 e il Piemonte 41. Il Lazio registra 39 vittime, la Toscana 37 e la Puglia 31. La Calabria, con 19 morti, si colloca più in basso nella graduatoria per valori assoluti, ma resta nella fascia di rischio più elevata in rapporto al numero degli occupati.
A preoccupare è anche l’andamento degli infortuni non mortali. Le denunce presentate all’Inail a fine agosto 2026 sono state 404.809, con un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un aumento che conferma quanto sia necessario intervenire non soltanto dopo gli incidenti, ma soprattutto attraverso una strategia preventiva capace di individuare e ridurre i rischi prima che si traducano in conseguenze gravi.
Costruzioni e trasporti tra i settori più esposti
A livello nazionale, il settore delle costruzioni è quello che registra il maggior numero di vittime in occasione di lavoro, con 83 decessi nei primi otto mesi del 2026. Seguono il trasporto e magazzinaggio, con 68 morti, e le attività manifatturiere, con 62.
Si tratta di comparti nei quali la sicurezza dipende da una pluralità di fattori: dall'utilizzo corretto delle attrezzature al rispetto delle procedure operative, dalla manutenzione dei mezzi alla formazione del personale, fino all'organizzazione dei turni e alla gestione dei cantieri.
Anche per la Calabria, dove il settore delle costruzioni e le attività legate ai trasporti rappresentano componenti importanti del tessuto economico, la prevenzione assume un ruolo centrale. I dati regionali forniti nel rapporto, tuttavia, non consentono di attribuire alle singole attività produttive calabresi le vittime indicate per l'intero territorio nazionale.
La sfida riguarda quindi la capacità di rendere effettive le misure di protezione, rafforzando i controlli e promuovendo una cultura della sicurezza che coinvolga datori di lavoro, lavoratori e istituzioni.
Lavoratori stranieri, rischio di mortalità oltre tre volte superiore
Tra gli aspetti più allarmanti del rapporto emerge la condizione dei lavoratori stranieri. Nei primi otto mesi del 2026, in Italia sono stati 189 quelli deceduti sul lavoro, contro i 148 dello stesso periodo del 2025. L'incremento è pari al 27,7%.
Di queste vittime, 137 hanno perso la vita durante l'attività lavorativa e 52 in itinere. Secondo l'Osservatorio Vega, il rischio di mortalità in occasione di lavoro per gli stranieri è superiore di oltre tre volte rispetto a quello degli italiani: 53 decessi ogni milione di occupati, contro 17.
Il dato richiama l'attenzione sulla necessità di garantire a tutti i lavoratori condizioni di sicurezza adeguate, accesso alla formazione e piena comprensione delle procedure da seguire. La prevenzione deve essere efficace anche in presenza di eventuali barriere linguistiche o di una minore familiarità con le regole e le prassi operative.
Il rapporto segnala inoltre 63 donne decedute nei primi otto mesi dell'anno, con un aumento dell'8,6% rispetto al 2025. Trentacinque hanno perso la vita in occasione di lavoro e 28 in itinere.
La prevenzione resta la priorità
A commentare i dati è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che richiama l'attenzione sull'aumento delle vittime e sulla necessità di rendere più incisivi gli interventi di prevenzione.
Secondo Rossato, la crescita dei decessi e delle denunce di infortunio dimostra quanto sia ancora fragile il percorso verso una riduzione duratura degli incidenti. Particolare attenzione viene posta sulle criticità del Mezzogiorno e sul rischio più elevato che riguarda i lavoratori stranieri.
Per la Calabria, la presenza nella zona rossa rappresenta un segnale che non può essere ignorato. I 19 decessi registrati in occasione di lavoro nei primi otto mesi del 2026, letti insieme all'indice di incidenza regionale, richiamano l'urgenza di un impegno concreto per ridurre i rischi e tutelare chi ogni giorno svolge la propria attività professionale.