Muore dopo un brutale pestaggio, il sindaco di Fuscaldo: «Inaccettabile». L’associazione La Pira: «Lavoratore instancabile»
L’aggressione in un locale di Sangineto. Il cordoglio del primo cittadino Middea: «Ferita profonda non soltanto nei suoi cari, ma nell'intera comunità, oggi unita nel dolore e nell'incredulità»
Il sindaco di Fuscaldo, Giacomo Middea, e l'intera amministrazione comunale esprimono profondo «sgomento ed immenso dolore per la tragica e assurda scomparsa del giovane Antonio Perrotta. Di fronte - aggiungono - ad una morte così incomprensibile, inaccettabile, avvenuta in un modo privo di ogni motivo e di ogni senso, le parole sembrano non bastare. Una giovane vita spezzata dalla violenza lascia una ferita profonda non soltanto nei suoi cari, ma nell'intera comunità, oggi unita nel dolore e nell'incredulità».
L'amministrazione comunale è «certa che la magistratura farà piena luce su quanto accaduto e su una vicenda che si fa fatica ad elaborare ed umanamente a comprendere».
Antonio Perrotta, il 34enne morto dopo un pestaggio all'esterno di una discoteca a Sangineto (Cosenza) era, secondo quanto si è appreso, un operatore in servizi di sicurezza privata. L'uomo al momento dell'aggressione stava svolgendo la sua attività all'interno del locale.
Gli agenti della squadra mobile di Cosenza ed i carabinieri, coordinati dal Procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi, stanno ricostruendo la dinamica dell'accaduto, per identificare le persone che erano all'interno della discoteca ed hanno provocato la rissa. Sono in corso anche verifiche di natura amministrativa sulle persone che lavoravano nella discoteca.
«Inaccettabile morire così»
«La Comunità intera si stringe attorno al dolore immenso per la tragica e prematura scomparsa di Antonio Perrotta». Così l'Associazione Giorgio La Pira di Cosenza.
«Antonio era sposato, aveva 4 bambini e lavorava - prosegue - come operaio alla Italbacolor di Fuscaldo. Sabato sera aveva scelto di sacrificare ancora qualche ora del proprio tempo per svolgere un servizio di sicurezza in un locale di Sangineto: un lavoro extra per guadagnare qualcosa in più e contribuire alle necessità della sua famiglia. Una normale serata di lavoro dalla quale, però, Antonio non è più tornato a casa. Un marito e un padre, un lavoratore instancabile che, con sacrifici e dedizione, faceva turni di notte per portare avanti la propria famiglia e garantire un futuro ai suoi cari».
«È inaccettabile - prosegue l'associazione - e profondamente ingiusto che si possa perdere la vita in questo modo, sul posto di lavoro, a causa di una cieca e brutale violenza giovanile che continua a produrre conseguenze drammatiche e irreparabili. Il brutale pestaggio di Sangineto e i recenti episodi di sangue che continuano a macchiare il nostro territorio cosentino — dalla sparatoria al Mamaeli fino agli atti di violenza inaudita registrati in questi giorni a Corigliano Calabro — impongono una riflessione profonda e improcrastinabile»