✕
Sezioni
Edizioni locali
19/10/2026 ore 17.41
Cronaca

’Ndrangheta a Crotone, il pizzo sull'affitto e le minacce al commerciante: «Domani vengo e ti sparo, do fuoco al negozio»

La pretesa di 200 euro in più di fitto (in nero). Il tentativo di prendere merce senza pagare, i pugni al volto, l’ordine di estrarre un’arma e fare fuoco. La denuncia della vittima: «Questa è la mafia di qua. Lo sanno tutti»

di Alessia Truzzolillo

Il rifiuto di pagare una somma in nero oltre al canone d'affitto avrebbe innescato una spirale di intimidazioni, minacce e violenze, culminata nell'aggressione sotto casa di un commerciante di origine pakistana residente a Crotone. È la ricostruzione contenuta negli atti dell'inchiesta sulla presunta tentata estorsione ai danni del titolare di un minimarket che si è conclusa oggi con un’operazione della Polizia che ha condotto due persone in carcere e quattro ai domiciliari. A documentare la vicenda sono le testimonianze della persona offesa, i messaggi WhatsApp, le immagini delle telecamere di sorveglianza e le registrazioni audio degli incontri.

Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: sei misure cautelari a Crotone – NOMI

La pretesa di 200 euro in più di affitto

Secondo l'accusa, Stefano Liotti, proprietario dell'immobile, avrebbe preteso dal commerciante, oltre ai 200 euro mensili previsti dal contratto di locazione regolarmente registrato, altri 200 euro in contanti, fuori contratto. Quando le difficoltà economiche hanno spinto il gestore dell'attività a interrompere il pagamento della quota aggiuntiva, continuando a versare soltanto il canone ufficiale attraverso un vaglia postale, la situazione sarebbe precipitata. Liotti, che non avrebbe voluto fornire un codice iban per rendere tracciabili i pagamenti, avrebbe intimato al negoziante di versare la somma richiesta, arrivando poi a respingere il vaglia con un messaggio perentorio: «Lo respingo non lo accetto. I conti non sono questi. Non fare il furbo», accompagnato dalla prospettiva di avviare la procedura di sfratto.

«Se non te ne vai ti rompo tutto e ti do fuoco al negozio»

Le pressioni si sarebbero intensificate dal luglio 2026, con il coinvolgimento di altri soggetti. Il 10 luglio Antonio Ciampà avrebbe tentato di prelevare prelevato merce dal negozio senza pagarla, presentandosi al negozio con due donne mentre al locale si trovava la moglie della vittima. Dopo aver prelevato merce per 180 euro avrebbero tentato di pagarla con una prepagata priva del necessario denaro. Nonostante questo i tre avrebbero cercato di allontanarsi dal negozio senza pagare. La moglie della gestore sarebbe riuscita a trattenere una delle donne. Nel frattempo arrivava il marito e chiamava i carabinieri mentre la donna riusciva ad allontanarsi. Il proprietario ha consegnato ai militari la carta usata per il pagamento. Due o tre gioroni dopo questi fatti si presentano al negozio altre tre soggetti, rimasti allo stato ignoti, uno dei quali minacciava la vittima: «Te ne devi andare. Se non te ne vai ti rompo tutto e ti do fuoco al negozio».

Ali Amjad, anche lui di origine pakistana, avrebbe minacciato di «rompere la faccia» a chiunque, accompagnando le intimidazioni con ripetuti appostamenti all'esterno del locale. In seguito, Francesco Vallone e Ciampà si sarebbero presentati nell'attività commerciale e nel vicino fast food collegato, intimando al negoziante di pagare quanto richiesto da Liotti oppure di chiudere. In una delle occasioni, Vallone avrebbe detto alla vittima «Aspettami qui che ora torno», per poi ripresentarsi insieme a Ciampà, che avrebbe insistito affinché il commerciante saldasse la somma pretesa.

La minaccia di sparare

Uno degli episodi più significativi sarebbe stato registrato direttamente dalla vittima il 4 agosto 2026. Nell'audio, Ciampà si sarebbe attribuito il potere di dirimere le controversie tra cittadini di Crotone, intimando al negoziante: «Tu ti sei messo d'accordo in modo e non lo stai pagando, se non vuoi pagare devi chiudere», fino all'ordine «chiudi e te ne vai». Di fronte alla prospettiva di rivolgersi alle forze dell'ordine, l'uomo avrebbe replicato: «Vai dove vuoi [...] oppure ti faccio uscire il fumo dalla testa. Decidi». Vallone, presente all'incontro, avrebbe rafforzato la pressione intimidatoria invitando Ciampà a estrarre una pistola e a sparare.

La denuncia: «Fanno parte della mafia di qua»

Il 6 agosto 2026 il negoziante ha formalizzato una denuncia dicendo di temere per la sua incolumità e quella di sua moglie «perché so bene che Ciamà, Alì e Vallone fanno parte della “mafia” di qua. Lo so perché sono molti anni che vivo a Crotone e anche i cittadini residenti lo sanno bene. Temo che possano uccidere me e mia moglie».

«Domani vengo e ti sparo»

Le minacce sarebbero proseguite nonostante le denunce e l'intervento delle forze dell'ordine. Il 9 settembre Liotti si sarebbe ripresentato all'esterno del minimarket insieme ad altre persone, indicando il commerciante con le parole «È lui». In quella circostanza, Valerio Franco avrebbe mimato il gesto di impugnare un'arma e minacciato direttamente la vittima: «Domani vengo e ti sparo... vedi che succede domani», rinfacciandogli anche il mancato pagamento: «Al tuo paese fai così... non paghi... perché non paghi... perché non dai». In tutto ciò gli indagati erano inconsapevoli che la vittima avesse chiamato la polizia e fosse in collegamento con la centrale operativa.

L’aggressione

La sequenza sarebbe culminata nella notte del 10 settembre, quando il negoziante è stato aggredito sotto la propria abitazione con due pugni al volto. L'aggressore sarebbe poi fuggito a bordo di un'automobile condotta da Leonardo Berlingieri.

Il gip di Catanzaro Massimo Forciniti ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in relazione all'ipotesi di tentata estorsione, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso in ragione delle modalità intimidatorie e dell'ostentazione di un potere sul territorio. Il giudice ha invece escluso la distinta aggravante relativa all'appartenenza organica alla cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura, non ravvisando elementi sufficienti a dimostrare una partecipazione attuale e concreta a una cosca. Il giudice ha ritenuto non sufficiente la condanna definitiva comminata a Vallone nel 2013 riguardante condotte associative con i Vrenna fino al 7 giugno 2011. E le dichiarazioni rese nel 2007/2008 da collaboratori Marino e Bonaventura non bastano a dimostrare l’appartenenza attuale di Vallone alla cosca.
Sul fronte cautelare, è stata disposta la custodia in carcere per Ali Amjad e Antonio Ciampà. Per Stefano Liotti, Francesco Vallone, Valerio Franco e Leonardo Berlingieri sono stati invece disposti gli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico e divieto di comunicazione con l'esterno.