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28/03/2026 ore 10.51
Cronaca

’Ndrangheta, dalle chat cifrate all’arsenale a Gioia Tauro: scacco gli armieri vicini ai clan Molè e Piromalli – NOMI

Le indagini della Guardia di finanza hanno seguito il percorso tracciato da una piattaforma informatica incrociando i dati con le informazioni ottenute con un sequestro del gennaio 2025. Nell’inchiesta anche le dichiarazioni dei pentiti

di Redazione Cronaca

Il Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello Scico e della componente aerea del Corpo, ha dato esecuzione a un provvedimento restrittivo che vede per due indagati il carcere e per uno gli arresti domiciliari. Vanno in carcere Vincenzo Condello (35 anni) e Salvatore Infantino (39 anni); ai domiciliari Vincenzo Saverino (43 anni).

I tre devono rispondere di illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, reati in taluni casi aggravati dal metodo mafioso.

Il gip ha emesso l'ordinanza dopo un'indagine eseguita dal Nucleo Pef/Gico, con il coordinamento della Procura reggina, nata dallo sviluppo di comunicazioni cifrate riferite ad alcuni degli odierni destinatari della misura cautelare, da cui è emerso come avessero disponibili numerose armi comuni da sparo e da guerra.

Raffrontando le immagini veicolate da una piattaforma informatica criptata con quelle relative all'arsenale trovato e sequestrato dai carabinieri a Gioia Tauro a gennaio 2025, è stato possibile rilevare una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi comuni ai due contesti.

Conferma è arrivata dagli accertamenti tecnici condotti dal Ris di Messina, che hanno permesso di individuare anche delle impronte riferibili agli odierni arrestati. Nei confronti di uno dei tre indagati è stata riconosciuta l'aggravante mafiosa, in considerazione della finalità di agevolare, soprattutto in termini di rafforzamento militare, le attività delle cosche Molè e Piromalli, egemone nel mandamento tirrenico.

Alle indagini contribuscono anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e altri riscontri investigativi acquisiti nell'ambito di altre operazioni di polizia che vedono questo indagato come ben inserito nell'ambito della cosca. L'ingente numero di armi detenute, custodite e, in parte, sequestrate, sono risultate riconducibili, pertanto, a quest'ultima compagine criminale quale strumento indispensabile per il perseguimento delle finalità mafiose del gruppo.