’Ndrangheta e camorra, il patto nel carcere di Cosenza: «Dalla Calabria ai Casalesi 2-3 chili di coca al mese»
Nell’inchiesta della Dda di Napoli non c’è soltanto il coinvolgimento di due calabresi. Dagli atti emergono i rapporti del braccio destro degli Zagaria «con personaggi di spicco delle cosche» come Bellocco e Patania
Fornivano due o tre chili di cocaina al mese al clan dei Casalesi, esattamente alla fazione Zagaria, attiva sull’intera area della provincia di Caserta.
È questa l’accusa rivolta dalla Dda di Napoli a Giuseppe e Pasquale Albano, padre e figlio, sono indagati con l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti.
In particolare il braccio operativo dei fratelli Zagaria, Carlo Bianco, il 29 novembre 2021, è stato intercettato mentre parlava con Antonio Lanza, allora suo fornitore e oggi collaboratore di giustizia, e gli confidava di aver ricevuto una proposta dai «ragazzi calabresi», per acquistare droga ad un prezzo di favore rispetto a quello praticato sulla piazza di Secondigliano. I ragazzi in questione, secondo l’accusa, sono proprio Giuseppe e Pasquale Albano ritenuti dagli investigatori vicini o collegati alla ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno.
Gli incontri di Carlo Bianco con i calabresi
Stando alle indagini, Giuseppe Albano e Carlo Bianco si sono conosciuti nel carcere di Cosenza dove per un periodo hanno condiviso anche la cella. Zio Pino, come viene soprannominato Giuseppe Albano dai casalesi, era stato tratto in arresto dalla Dda di Reggio Calabria per reati associativi di stampo mafioso.
Sempre nel carcere “Cosmai” di Cosenza, Carlo Bianco ha condiviso un periodo di detenzione con Nazzareno Patania (non indagato in questo procedimento), figlio del defunto boss di Stefanaconi Fortunato Patania , ucciso nel 2011 nel corso di una faida col clan dei Piscopisani di Vibo Valentia. I due hanno condiviso prima spazi comuni e dopo qualche tempo anche la cella. Il giudice sottolinea anche 38 contatti telefonici tra Bianco e Patania registrati nel 2023.
Il viaggio degli Albano nella base dei casalesi
Il sei ottobre 2022 la polizia giudiziaria individua i due calabresi nell’autonoleggio che Bianco adoperava come base operativa del gruppo. Un viaggio che Pasquale Albano sarebbe stato costretto a rinviare, emerge dalle intercettazioni, perché un’operazione di polizia in atto aveva coinvolto un suo amico. Dalle indagini è emerso che quel giorno la Guardia di finanza aveva eseguito un’operazione nei confronti di 36 affiliati al clan Bellocco per traffico internazionale di stupefacenti con l’aggravante delle modalità mafiose, che aveva come base logistica il porto di Gioia Tauro.
Il gip prove insufficienti contro gli Albano
A distanza di qualche giorno, Carlo Bianco e i presunti sodali Pasquale Padulo, Aldo Bianco e Massimo Natale partono, con due diverse auto per raggiungere i comuni di San Ferdinando e Gioia Tauro.
Secondo la Procura di Napoli gli Albano sono stabili fornitori di droga dei casalesi. Secondo il gip i viaggi dei casalesi in Calabria «con una ipotetica e non provata regolarità» non avrebbero permesso di raggiungere la soglia minima dello stabile rifornimento ai campani da parte degli Albano. Anche perché il rifornimento è «totalmente cessato nel novembre 2023, allorché sono stati tratti in arresto Massimo Natale ed Emanuele Padulo (non indagato in questo procedimento) con un considerevole quantitativo di sostanza stupefacente, e con ogni approssimazione sino al 30 gennaio 2024 / 1 febbraio 2024, allorché si è registrato, rispettivamente l’ultimo viaggio in Calabria di Carlo Bianco della durata di poche ore, e la successiva ipotetica presenza di Pasquale Albano nel casertano».
I rapporti di Bianco con personaggi di spicco della ‘ndrangheta
Allo stesso tempo, anche se il gip ritiene insufficienti gli indizi per dimostrare la partecipazione degli Albano all’associazione dedita al traffico di droga, il giudice non nega «i rapporti che Carlo Bianco detiene con personaggi di spicco della ‘ndrangheta».