’Ndrangheta, imprenditore riciclava denaro per il clan Grande Aracri: confiscati beni tra Cutro e l’Emilia Romagna
Nel mirino il patrimonio di Giuseppe Lazzarini, condannato a 9 anni in appello nel processo Grimilde. Confluiranno nel patrimonio dello Stato anche 11 immobili che si trovano in Calabria
Su disposizione del Tribunale di Bologna (sezione Misure di prevenzione) è stato definitivamente confiscato il patrimonio di Giuseppe Lazzarini, imprenditore originario della provincia di Crotone ma residente e operativo a Parma. I beni per oltre un milione del 41enne erano già stati sequestrati nel 2023, dopo le condanne per tentata estorsione aggravata riportate da Lazzarini (in primo grado a 11 anni di reclusione e a nove anni in appello) nel processo Grimilde contro la 'ndrangheta emiliana.
Il calabrese, ritenuto organico al clan legato alla famiglia Grande Aracri, era in particolare "specializzato” nella creazione e gestione di società cartiere, quindi create al solo fine di emettere fatture per operazioni inesistenti, riciclare denaro e mascherare flussi finanziari illeciti. La confisca, da parte di personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Parma, è divenuta esecutiva nel 2024, dopo che i ricorsi presentati in Cassazione dal condannato contro il provvedimento ablativo sono stati respinti. Nel patrimonio dello Stato entreranno in particolare: 11 immobili ubicati nel Comune di Cutro, 11 società (due nel crotonese, due nella provincia di Reggio Emilia, una ad Acerra, una a Milano e cinque a Parma), oltre a 10 rapporti finanziari e due auto.