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22/01/2026 ore 12.52
Cronaca

’Ndrangheta, imprenditore riciclava denaro per il clan Grande Aracri: confiscati beni tra Cutro e l’Emilia Romagna

Nel mirino il patrimonio di Giuseppe Lazzarini, condannato a 9 anni in appello nel processo Grimilde. Confluiranno nel patrimonio dello Stato anche 11 immobili che si trovano in Calabria

di Redazione Cronaca

Su disposizione del Tribunale di Bologna (sezione Misure di prevenzione) è stato definitivamente confiscato il patrimonio di Giuseppe Lazzarini, imprenditore originario della provincia di Crotone ma residente e operativo a Parma. I beni per oltre un milione del 41enne erano già stati sequestrati nel 2023, dopo le condanne per tentata estorsione aggravata riportate da Lazzarini (in primo grado a 11 anni di reclusione e a nove anni in appello) nel processo Grimilde contro la 'ndrangheta emiliana.

Il calabrese, ritenuto organico al clan legato alla famiglia Grande Aracri, era in particolare "specializzato” nella creazione e gestione di società cartiere, quindi create al solo fine di emettere fatture per operazioni inesistenti, riciclare denaro e mascherare flussi finanziari illeciti. La confisca, da parte di personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Parma, è divenuta esecutiva nel 2024, dopo che i ricorsi presentati in Cassazione dal condannato contro il provvedimento ablativo sono stati respinti. Nel patrimonio dello Stato entreranno in particolare: 11 immobili ubicati nel Comune di Cutro, 11 società (due nel crotonese, due nella provincia di Reggio Emilia, una ad Acerra, una a Milano e cinque a Parma), oltre a 10 rapporti finanziari e due auto. 

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