’Ndrangheta in 85 Paesi con un esercito di 137mila “soldati”: la lotta globale ai clan calabresi (con 181 arresti dal 2020)
In sei anni il progetto I-Can ha portato alla cattura, tra gli altri, di 70 latitanti in 32 nazioni. Nel mirino anche riciclaggio, cripto-valute e infiltrazioni nell’economia legale. Il prefetto Grassi: «È una delle più potenti holding criminali transnazionali»
La ’ndrangheta «è una delle più potenti e segrete holding poli-criminali transnazionali, broker mondiale del commercio della cocaina, specialmente tra il Sud America e l'Europa, ad oggi presente in almeno 85 Paesi del globo. Inoltre, rappresenta una minaccia di tipo ibrido, in quanto ha la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico legale e nelle istituzioni degli altri Paesi e sfrutta le nuove e più avanzate tecnologie, dalle cripto-valute, all'intelligenza artificiale, per il riciclaggio».
È il quadro delineato dal vice capo della Polizia, il prefetto Raffaele Grassi, intervenuto a Roma in occasione della sesta riunione dello Steering Committee del progetto I-Can, acronimo di Interpol Cooperation against ’Ndrangheta. L’iniziativa di cooperazione internazionale, avviata nel 2020, ha consentito finora di localizzare e arrestare 181 persone legate alla criminalità organizzata calabrese in 32 Paesi, tra cui 70 latitanti.
’Ndrangheta, 78 arresti dal gennaio 2025
I dati operativi mostrano che l’attività di contrasto è proseguita anche nell’ultimo periodo. Dal 1° gennaio 2025 sono state arrestate 78 persone riconducibili alla ’ndrangheta, di cui 19 latitanti, in 15 Paesi. Tra gli obiettivi individuati figurano boss ed esponenti di rilievo della criminalità organizzata in Belgio, Colombia, Costa Rica, Spagna, Marocco e Germania.
Dal lancio del progetto, inoltre, l’Unità I-Can del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia ha seguito 95 estradizioni o consegne. Nel corso delle operazioni sono state sequestrate ingenti quantità di denaro, droga e armi.
I risultati sono stati presentati durante la riunione romana dello Steering Committee, alla quale hanno partecipato delegati di 60 Paesi. L’incontro è stato copresieduto da Grassi e da Harald Arm, direttore esecutivo per le Capacità di polizia del Segretariato generale di Interpol. Presenti anche Simone Pioletti, project leader di I-Can, e un dirigente dell’Ufficio federale di polizia criminale tedesco, il Bundeskriminalamt (Bka).
La cooperazione internazionale si allarga a 28 Paesi
Per Harald Arm, la ’ndrangheta non può più essere considerata soltanto un fenomeno criminale italiano o regionale. La sua capacità di attraversare i confini richiede, secondo il dirigente di Interpol, una risposta coordinata su scala internazionale. In questa direzione, il progetto I-Can è passato dagli iniziali otto Paesi aderenti agli attuali 28 Paesi partner.
Il lavoro congiunto punta allo scambio di informazioni e buone pratiche, all’individuazione delle organizzazioni criminali e alla localizzazione dei latitanti. Tra gli obiettivi rientrano anche la ricerca, il sequestro e il recupero dei patrimoni riconducibili alla ’ndrangheta all’estero, attraverso strumenti specifici di tracciamento dei beni, come le Silver Notice di Interpol.
Il progetto mira inoltre a individuare le nuove modalità con cui la criminalità organizzata si infiltra nell’economia legale e nelle istituzioni, oltre a ricostruire i collegamenti con altri gruppi criminali internazionali. Tra le realtà citate figurano la mafia balcanica e organizzazioni e cartelli attivi in Sud America, come il Primeiro Comando da Capital, il Tren de Aragua e i cartelli messicani.
La mappatura della ’ndrangheta in 85 Paesi
Un ruolo centrale è svolto dall’analisi delle informazioni raccolte a livello internazionale. Il Crime Analysis File (Caf) del progetto conta oltre 137mila entità censite, con un incremento del 110% registrato nel 2025 rispetto al periodo 2020-2024. Le attività investigative e di analisi hanno permesso di elaborare una mappatura della presenza della ’ndrangheta in 85 Paesi del mondo.
Accanto alle indagini, I-Can investe nella formazione degli operatori e nella condivisione delle competenze. Sono più di 2.500 gli appartenenti alle forze di polizia dei 28 Paesi partner che hanno ricevuto una preparazione tecnica specifica sul fenomeno. Dal 2025, inoltre, il progetto ha organizzato e coordinato 77 riunioni operative, informative e strategiche in Italia e all’estero.
Negli ultimi due anni è stata rafforzata anche la collaborazione con altre iniziative europee e internazionali, tra cui il programma El PAcCTO 2.0, i progetti nell’area balcanica e @ON. Il progetto I-Can è stato inoltre coinvolto nelle azioni operative di Empact, il programma europeo di contrasto alle principali minacce della criminalità organizzata, con interventi nei Paesi e nei settori considerati di maggiore interesse per la ’ndrangheta.
Il passaggio di consegne alla guida del progetto
La riunione dello Steering Committee è stata anche l’occasione per il passaggio di consegne tra l’attuale responsabile, Simone Pioletti, primo dirigente della Polizia di Stato, e il colonnello dei Carabinieri Giorgio Tommaseo, che guiderà il progetto I-Can per il Dipartimento della Pubblica sicurezza nella fase successiva.
Il nuovo incarico si inserisce nel percorso di cooperazione internazionale avviato nel 2020, con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti investigativi comuni e contrastare la capacità della ’ndrangheta di operare oltre i confini nazionali, riciclare i proventi illeciti e costruire relazioni con altre reti criminali.