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30/01/2025 ore 11.20
Cronaca

’Ndrangheta, la paura del testimone di giustizia Caminiti dopo 30 anni di denunce: «Rischio la vita, ridatemi la scorta»

L’imprenditore torna a chiedere una tutela dopo le minacce di morte. Lettera al ministro Piantedosi e al procuratore nazionale antimafia Melillo: «Non lasciatemi solo»

di Elisa Barresi

Teme per la sua vita ed è stanco. Non trova il lieto fine la storia dell’imprenditore reggino Gaetano Caminiti che per metà della sua vita, oltre 30 anni, è stato e continua ad essere nel mirino della ‘ndrangheta che non perdona e non dimentica.

Adesso, dopo l’ennesima intimidazione, dopo 7 anni il testimone di giustizia torna a chiedere la scorta perché teme per la sua vita. L’appello accorato è indirizzato tra gli altri al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo. Il motivo va ricercato in quanto vi abbiamo raccontato raccogliendo la testimonianza dello stesso Caminiti: l’ennesima minaccia di morte arrivata il 13 dicembre scorso. Nell’appello si fa riferimento a come nel corso degli anni Caminiti sia stato «destinatario di agghiaccianti atti delittuosi, non soltanto in pregiudizio di beni patrimoniali, ma anche e soprattutto della persona, nel cui contesto spiccano il tentato omicidio consumato in data 12/02/2011, e l'altro attentato alla vita verificatosi il 29/12/2016».

Per trent’anni nel mirino della ‘ndrangheta, oggi per il testimone di giustizia reggino Gaetano Caminiti torna l’incubo

Anni di denunce nei confronti della criminalità organizzata reggina, assumendo «quanto mai legittimamente lo status di Testimone di Giustizia, così come riconosciuto dalle Autorità Istituzionali nazionali; che, tantissimi sono stati gli episodi intimidatori consumati nei confronti del deducente, tutti regolarmente denunciati alle Autorità competenti; che, per questi motivi, ex ante, è stata assegnata l'opportuna tutela di quarto livello, a protezione dello stesso; che, altresì, si è attivato un opportuno servizio di scorta ex post revocato per "mancanza di elementi concreti ed attuali in ordine all'esposizione al rischio”».

Adesso i motivi sembrano essere tornati di stretta attualità. E ad emergere ed essere cristallizzata anche nella richiesta è «l'indifferenza istituzionale, a vivere in una inquietante, quotidiana condizione, di lacerante solitudine». In questo quadro è riemersa la paura con l'ennesima minaccia intimidatoria, "sei morto, basta una di questa, ti diamo in pasto ai maiali", unitamente a un proiettile "fiocchi", calibro 7.65.

Da qui la richiesta legata a un «rinnovato, crudele pericolo, oggi purtroppo riemersa nei confronti di Caminiti ormai completamente isolato, che continua a vivere una solitaria condizione giornaliera scandita dall'ansia e dalla paura».

La richiesta è chiara: «Ripristinare il servizio di tutela, prima che accada qualcosa di irreparabile nei confronti della vittima e dei familiari della stessa».